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Ictus cerebrale: le quattro ore d’oro che possono salvare la vita

Si celebra il 29 Ottobre la Giornata mondiale dell’Ictus cerebrale che in Italia rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie.


Si celebra il 29 Ottobre la Giornata mondiale dell’Ictus cerebrale che in Italia rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Sono 150.000 infatti nel nostro Paese le persone che ne vengono colpiti ogni anno, e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche gravi. La Giornata, istituita nel 2006 dalla World Stroke Organization, nata dalla fusione della World Stroke Federation e dell’International Stroke Society, quest’anno ha scelto come tema lo slogan “Precioustime”, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul riconoscere i segnali dell’Ictus e circa i benefici di una tempestiva assistenza medica di emergenza. “Minutes can save lives”, sottolinea la World Stroke Organization proprio “ I minuti possono salvare vite”.

I Fattori di Rischio

L’ictus rappresenta la prima causa di disabilità tra gli adulti che vivono nei Paesi occidentali. In Italia si calcola che delle circa 150 mila persone colpite ogni anno, la maggior parte sono over 65 con una maggiore aggressività nelle donne. E negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento di casi anche nelle fasce di età più giovani anche in giovane età l’ictus resta comunque una patologia rara. Ad oggi in Italia sono circa 1 milione le persone ad essere state colpite da ictus e ad essere sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti. Tuttavia il fenomeno è in crescita e se è vero che l’ictus si presenta all’improvviso è altrettanto vero che può essere evitato. I fattori di rischio che creano le precondizioni di un ictus si sviluppano molti anni prima, per cui risulta fondamentale identificarli e curarli. Alcuni riguardano gli stili di vita, come il fumo, la sedentarietà, l’alcol, l’obesità, altri sono legati a delle vere e proprie patologie, come ipertensione, diabete, fibrillazione atriale. Rimuovere tali fattori di rischio potrebbe ridurre il numero di morti del 70%».

Riconoscere rapidamente i segni

Riconoscere tempestivamente i segni dell’Ictus è fondamentale: un braccio o una gamba più debole dell’altra, la bocca storta da un lato, difficoltà nella comprensione e/o nel linguaggio, vista sdoppiata o campo visivo ridotto, mal di testa violento e improvviso, insorgenza di uno stato confusionale, o non riuscire a coordinare i movimenti, né a stare in equilibrio. Alla presenza anche di uno solo di questi sintomi, è molto probabile che nel 70% dei casi ci troveremo di fronte ad un ictus. È allora necessario chiamare i soccorsi evitando di recarsi autonomamente in ospedale. Perché se è vero che la tempestività di intervento è prioritaria, è altrettanto importante che il paziente arrivi in una struttura sanitaria attrezzata, dotata cioè di “Stroke Unit”, ovvero le Unità specializzate nel trattamento dell’Ictus».

L’Importanza del fattore Tempo

Nella gestione dell’Ictus dunque ogni minuto può essere prezioso. Lo ribadisce anche Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale italiana. Più velocemente si interviene e migliori possono essere i risultati ottenuti grazie alle terapie disponibili. “Se compare anche uno solo dei sintomi tipici, è necessario allertare subito il 112 o il 118. Solo così è possibile ridurre il rischio di mortalità ed evitare ictus particolarmente gravi, cercando di limitare danni futuri e, in particolare, le conseguenze di disabilità, molto spesso invalidanti, causati da questa malattia”, continua Vianello, che sottolinea come “l’80% di tutti gli episodi può essere evitato, partendo proprio da alcune modifiche al proprio stile di vita, e facendo attenzione ad alcune patologie che possono esserne la causa.

La finestra temporale per intervenire è tra le prime 4,5 ore, massimo 6. Ma attenzione: il tempo è prezioso, ma non è uguale per tutti. «Il tempo massimo entro il quale bisogna intervenire è un tempo soggettivo. Alcune persone sviluppano la lesione cerebrale più lentamente, altre molto più rapidamente, spiega il Dott. Massimo Del Sette, Direttore dell’U.O.C. di Neurologia al Policlinico San Martino I.R.C.C.S. di Genova. Oggi infatti, quella che un tempo veniva definita “finestra temporale”, ovvero quel lasso di tempo entro il quale i trattamenti hanno effetto, viene definita “finestra tissutale”, poiché ogni tessuto celebrale è diverso da un altro. Ed al variare del tessuto, cambia anche la tempestività con cui può lesionarsi. Ma, al di là delle singole peculiarità del paziente, ogni minuto resta prezioso».

«Ogni minuto guadagnato, in termini di intervento precoce, è quantificabile in circa 2 milioni di neuroni che vengono salvati», spiega Del Sette. «I neuroni permettono al cervello di compiere tutte le sue attività, in primis il movimento, di conseguenza preservare dei neuroni sani vuol dire sviluppare, in seguito ad un ictus, una disabilità minore, che si traduce in una migliore qualità della vita. Risparmiando tempo si risparmiano neuroni e si guadagnano autonomia e una qualità di vita migliore» conclude il neurologo.

Le Nuove tecniche di trattamento

«In questi anni abbiamo assistito ad una grande rivoluzione del trattamento dell’ictus, sia emorragico, che si presenta in circa il 20% dei casi, che dell’ictus ischemico. In particolare, commenta Del Sette, nell’ictus ischemico, causato da un’occlusione di un vaso sanguigno che porta il sangue al cervello, abbiamo la possibilità non solo di intervenire con dei farmaci specifici, ma anche attraverso tecniche di neuroradiologia interventistica, introducendo uno strumento che rimuove meccanicamente il trombo. Sono due i fenomeni che hanno rivoluzionato le tecniche di trattamento: da un lato l’ampliamento del numero di soggetti candidabili all’utilizzo di queste terapie, in particolare grazie a diagnostiche avanzate, come le tac perfusionali che consentono di capire che cosa sta avvenendo momento per momento nel cervello della persona affetta da ictus, dall’altro l’immissione sul mercato di strumenti sempre più sottili che consentono di andare a “catturare” il trombo anche in vasi più distanti e di calibro molto piccolo».

Gli Studi in Corso

Il rischio di andare incontro a un ictus in età giovanile potrebbe essere previsto a partire dal gruppo sanguigno: lo indicano i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Neurology da un gruppo di ricercatori della University of Maryland School of Medicine, negli Stati Uniti, che ha condotto l’ampia analisi insieme ad altre 50 Istituzioni in tutto il mondo. È stata infatti eseguita una meta-analisi su 17mila pazienti con ictus, e su quasi 600mila persone che non l’avevano mai avuto. Un’analisi che ha previsto 48 studi su genetica e ictus ischemico, un malore causato da un blocco del flusso sanguigno al cervello, che ha portato ad esaminare tutti i cromosomi raccolti al fine di identificare le varianti genetiche e trovare un legame tra gruppo sanguigno ed ictus a esordio precoce: un episodio che avviene prima dei 60 anni.

Secondo lo studio infatti, appartenere al gruppo 0 esporrebbe ad un minore rischio di andare incontro a un ictus prima dei 60 anni. Rispetto agli altri gruppi, inoltre, gli appartenenti al gruppo 0 avevano un rischio inferiore del 12% di sviluppare questa condizione, diversamente dal gruppo A che presentava un rischio più alto pari al 18%. Nonostante tutto, i ricercatori hanno subito specificato massima prudenza nel trarre conclusioni.

“L’aumento è comunque modesto e non deve indurre a eseguire particolari screening. Il motivo ha probabilmente a che fare con fattori di coagulazione del sangue e altre proteine circolanti, che svolgono tutte un ruolo nello sviluppo di coaguli”, ha spiegato il Dott. Steven J. Kittner il co-autore principale dello studio e professore di Neurologia presso la University of Maryland School of Medicine. Precedenti studi sul gruppo A avevano evidenziato un rischio maggiore di sviluppare trombosi venose profonde nelle gambe e quindi coaguli di sangue. Il nuovo studio potrebbe dunque portare a nuovi modi di ricerca per prevenire gli ictus nei giovani adulti e, probabilmente, a un migliore trattamento di questi.

La Prevenzione – Le 7 Regole d’oro

La prevenzione rappresenta l’arma più efficace per ridurre i casi di ictus e di altre malattie cardio-cerebrovascolari, e si basa essenzialmente sull’adozione e sul mantenimento di stili di vita salutari, nonché sull’identificazione precoce e sull’adeguata gestione di eventuali fattori che aumentano il rischio di ictus. Ecco le 7 Regole da seguire:

1. L’alimentazione. Una dieta equilibrata e sana è un’alleata preziosa per ostacolare la comparsa di molte patologie, tra cui l’ictus. L’alimentazione dovrebbe comprendere:

  • Frutta e verdura, ricche di vitamine e antiossidanti (almeno cinque porzioni al giorno);
  • Pesce, preziosa fonte di grassi polinsaturi (minimo due volte alla settimana);
  • Legumi;
  • Cereali integrali;
  • Olio di oliva.

Da evitare, invece, sono i grassi di origine animale presenti in alimenti come la carne, che deve essere consumata in quantità ridotte e meglio se bianca, o i latticini. Ma non solo. Questa restrizione vale anche per i dolci, le bevande alcoliche, massimo due bicchieri di vino per gli uomini e uno per le donne, e il sale, che non deve superare i 5 grammi al giorno.

2. L’Attività fisica. Il rapporto che lega attività sportiva e ictus è molto stretto e, per prevenire l’insorgere di questa patologia, tenersi in movimento può davvero fare la differenza. Attività di tipo aerobico, come ad esempio camminare, nuotare o andare in bicicletta, aiutano a preservare lo stato di salute del nostro corpo in modo dolce e costante. L’importante è che si tratti di un allenamento moderato e quotidiano: in questo senso, una camminata a passo veloce per circa 30 minuti al giorno è un vero toccasana.

3. Il Controllo del peso. Una dieta varia e sana, insieme al regolare movimento, aiutano a tenere sotto controllo il peso corporeo. Un grande beneficio per prevenire l’ictus: soprattutto nei casi di ictus ischemico, infatti, obesità e sovrappeso rappresentano importanti fattori di rischio. È importante pertanto mantenere il proprio peso forma, con uno stile di vita meno sedentario e mangiando più sano: un consiglio valido per tutti e caldamente indicato per chi tende, naturalmente, ad ingrassare.

4. Evitare il fumo. Quando si parla di salute, non si può non parlare anche di fumo. Smettere di fumare è una condizione imprescindibile nella prevenzione dell’ictus. È ormai noto, infatti, come fumare danneggi le pareti dei vasi sanguigni, faciliti l’aggregazione delle piastrine e agevoli la formazione di placche aterosclerotiche che possono ostruire le vene e provocare l’ictus. Di fatto, quindi, nei fumatori il rischio di incorrere in questo disturbo è doppio rispetto a chi non fuma.

5. Controllare la pressione. Anche mantenere la pressione a livelli adeguati può aiutare nella prevenzione dell’ictus. I valori consigliati dovrebbero rientrare tra i 120-130 per la massima e gli 80-85 per la minima. Quando questi valori superano i 140 per la massima e i 90 per la minima il rischio di ictus ischemico aumenta. Se ictus e pressione alta non vanno d’accordo, avere la pressione bassa può essere invece un elemento molto favorevole. Per prevenire l’ictus, la pressione bassa è la condizione più auspicabile, tanto da ridurre del 40-50% le probabilità di esserne soggetti.

6. Livelli adeguati di Glicemia. Un discorso analogo riguarda i valori della glicemia nel sangue. Avere la glicemia alta, e soffrire di malattie come il diabete, può aumentare fino a 6 volte il rischio di avere un ictus5. Proprio per questo, mantenere un livello di glicemia bassa, curando l’alimentazione e riducendo il consumo di zuccheri, rappresenta un fattore di prevenzione.

7. I Controlli periodici. Oltre al controllo della pressione e della glicemia, sono numerosi gli esami di prevenzione per l’ictus:

  • Le analisi del sangue, per valutare i livelli di colesterolo;
  • Le visite cardiologiche per monitorare la salute del cuore;
  • L’ecocolor doppler dei tronchi sovraortici, per evidenziare se ci sono stenosi carotidee.

Questi esami andrebbero svolti periodicamente, in modo particolare con l’avanzare dell’età e se affetti da altre patologie come le aritmie cardiache. Chi soffre di questi disturbi, infatti, deve prestare particolare attenzione e monitorare spesso lo stato di salute, poiché l’ictus può essere causato dalla fibrillazione atriale.

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