mercoledì, 1 Febbraio, 2023

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Violenza sui deboli: donne e minori. La mappa dei casi in Campania, la rete di sostegno

Violenza sulle donne, vittime di abusi in famiglia, della criminalità, di incomprensioni di coppia, persino delle proprie rivendicazioni di libertà. Sono 104 le donne uccise nel 2022, un numero intollerabile alto. Massacrate a mani nude, percosse, colpite spesso con armi da taglio e corpi contundenti al termine di forti litigi caratterizzati da incontrollabili accessi d’ira.
Una giornata non basta è necessario rilanciare con forza e quotidianamente la prevenzione, protezione e pene certe.

In Campania il fenomeno è in continua ascesa i casi sono tutti uguali. Come quello avvenuto a Pozzuoli dieci giorni fa : frattura del polso sinistro (radio e ulna) e trauma contusivo della coscia sinistra: sono questi gli esiti clinici di un nuovo episodio di violenza che si è consumato ai danni di una donna di 46 anni, mamma di un bambino di 4 che ha purtroppo assistito alla brutale aggressione del padre ai danni di sua madre.

La donna arriva a metà mattina in pronto soccorso all’ospedale San Paolo con i mezzi propri. E’ in evidente stato di ansia per una discussione e litigio col suo compagno, padre di suo figlio degenerata in aggressione. La donna racconta anche una lunga storia di vessazioni e aggressioni che vanno avanti da anni anche sul piano psicologico e sociale. Ha un polso e una gamba fortemente doloranti ma per scelta della paziente non viene eseguita la radiografia. Al San Paolo il percorso rosa non è funzionante per carenza di personale. La donna allora lascia l’ospedale di Fuorigrotta e con un referto di trauma contusivo decide di approfondire la situazione e con una vistosa fasciatura al polso si dirige al Cto. Nel presidio della zona collinare il percorso rosa è funzionante e dopo i primi accertamenti che certificano la presenza di una frattura e varie contusioni viene allertato il centro Dafne del Cardarelli che prende in carico questa mamma con i suoi dolori, le ansie e le paure. La donna ha già allertato i carabinieri che giungono poco dopo in ospedale. Il codice di rischio attribuitole dai sanitari del presidio ospedaliero collinare riguardo alla degenerazione e letalità della sua situazione è basso ma bisogna intervenire per interrompere l’escalation di violenze e porre sotto tutela questa donna e il suo bambino.

I NUMERI

La violenza di genere è in allarmante ascesa a Napoli: nel solo Cto, dall’inizio dell’anno, si contano 270 episodi, ieri 3 referti in una sola giornata. Nonostante l’inabissamento dei casi durante la pandemia gli accessi in Pronto Soccorso in tutti gli ospedali della città sono stati anche nel 20212 in preoccupante ascesa. Al San Paolo si sono contati quasi 300 casi, più di 200 le donne approdate nelle cure delle diverse associazioni operanti in città che raccontano di un mondo maschile diventato più aggressivo a fronte dell’isolamento, della crisi economica e dal senso di impunità rispetto a strategie violente spesso scientificamente programmate e particolarmente crudeli e consumate in tutti gli ambiti sociali.

Napoli è una città violenta – avverte Claudio Santangelo, primario ella Ginecologia del Cardarelli – vediamo tantissimi casi su donne e bambini anche efferati e fi ogni tipo. La rete anti violenza è preziosa perché altri approcci non garantiscono l’efficacia degli interventi, l’inquadramento delle patologie, l’emergere dei conflitti traumatici specie familiari. Altrettanto prezioso il lavoro della Procura per un completo e documentato referto e una certosina raccolta delle prove che a distanza di poche ore dai fatti sarebbe altrimenti impossibile produrre”. Il centro Dafne garantisce un referto anche psicologico pressappoco immediato che può essere di grande aiuto nel prosieguo dell’iter di denuncia.

I MINORI

La violenza sessuale poi non solo sugli adulti ma anche sui minori (esiste una convenzione quadro della AORN Cardarelli con il Santobono per cui un ginecologo del Cardarelli reperibile si reca immediatamente a visitare le piccole pazienti al Santobono).

“Purtroppo è una piaga di dimensioni inimmaginabili anche per noi addetti ai lavori – continua Santangelo – che andrebbe sistematicamente ricercata e studiata viste le condizioni sociali economiche ambientali e culturali scadenti in tanti punti della nostra città e in determinati quartieri periferici. Su questo argomento andrebbe organizzato un intervento precoce di educazione alla sessualità perché i giovani sono totalmente impreparati in quanto la famiglia pensa che se ne debba occupare la scuola, la scuola pensa che debbano occuparsene i genitori e i giovani quindi si informano da soli tra loro o su internet dove traggono informazioni devastanti. In realtà bisognerebbe insegnare “sesso e sentimento” e di conseguenza le responsabilità che una relazione di coppia comporta e le possibili gravi conseguenze sentimentali affettive e fisiche se si adottano modelli di sessualità totalmente sbagliati o dettati dal branco. La nostra attività come Azienda Cardarelli degli ultimi 7 anni vede un centinaio di casi di violenza di genere mediamente all’anno circa ( dati più precisi potrei darteli lunedì)
di cui circa il 10% sono di violenza anche sessuale o esclusivamente sessuale”.

La convenzione con il Santobono attiva da 2 anni vede altre decine di casi di abusi sui minori come abbiamo documentato in un precedente articolo su giornalesanita https://www.giornalesanita.it/violenze-e-autolesionismo-nei-minori-dati-allarmanti/.
Non bastano la violenza sulle donne, i femminicidi, gli aguzzini in famiglia: in mezzo ci sono anche i bambini. Anch’essi sempre più vittime di maltrattamenti e abusi. I numeri del Santobono sono significativi. I dati dell’ultimo triennio, nonostante il freno della pandemia, rivelano la punta di un iceberg dai contorni allarmanti. Nel solo 2020 si contano 19 casi da pochi mesi a 14 anni, prevalentemente bambine. Si va dall’annegamento e incuria ai gravi maltrattamenti, ai sospetti abusi sessuali fino alla violenza tra pari. Nel 2021 i casi solo saliti a 32, cresciuti del 60 per cento, con 2 abbandoni alla nascita, più abusi sessuali, atti di autolesionismo e decine di casi di incurie e maltrattamenti a cui si aggiungono diversi tentati suicidi tra giovanissime ragazze. Un trend che prosegue quest’anno con già 28 eventi registrati da gennaio a giugno, spia di un fenomeno sociale molto più vasto.

LA SPECIALISTA

«Di casi ne vediamo purtroppo tanti – avverte Marica Passaro, igienista dirigente della struttura complessa di direzione medica del Presidio ospedaliero Santobono guidata da Pasquale Irace – abbiamo istituito un percorso clinico assistenziale per fornire a questi bambini, spesso molto piccoli o di pochi anni ma anche ragazzini fino a 14 anni, un intervento integrato e personalizzato di sostegno e ascolto”. Si va dall’accoglienza ospedaliera, alla visita in convenzione anche con la ginecologia del Cardarelli, alla presa in carico clinica, psicologica e sociale, fino all’orientamento e all’accompagnamento ai servizi territoriali dedicati, laddove il caso lo richieda. “Riconoscere tempestivamente la vittima di violenza – aggiunge la specialista – è fondamentale per garantire la tutela del minore se sussiste un pregiudizio. Ci occupiamo anche della parte amministrativa che precede il ricovero e la tutela attraverso la Procura minorile. E’ dura dover fare i conti con questa realtà. Non sempre di fronte a un abuso sessuale di bambini anche molto piccoli si hanno strumenti adeguati di intervento. Facciamo anche tanta formazione per vari professionisti chiamati a intervenire fornendo informazioni sui comportamenti da adottare in condizioni potenzialmente pericolose, che possono causare danni o gravi e fatali conseguenze ai piccoli”.

GLI ABUSI

Abuso sessuale, maltrattamento fisico, psicologico, incuria, violenza assistita, bullismo, cyberbullismo, stalking, violenza tra pari: sono questi i principali termini del fenomeno violenza sui più indifesi della società nella fascia 0-14 anni. “Per maltrattamento – spiega Alberto Vito psicologo clinico dell’azienda dei Colli – si intendono atti e carenze che turbano gravemente il bambino, attentano alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, intellettivo e morale. Includono ogni genere di maltrattamento fisico, emotivo, abuso sessuale, abbandono, negligenza e sfruttamento che abbia come conseguenza un danno reale o potenziale per la salute, la sopravvivenza, lo sviluppo o la dignità del bambino nel contesto di un rapporto di responsabilità, fiducia o potere. Anche l’esposizione alla violenza tra i partner è talvolta inclusa tra le forme di maltrattamento infantile”.

“La causa più comune di morte o pericolo per maltrattamento in età infantile è rappresentata dal trauma cranico da abuso o da Shaken Baby syndrome – spiega Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso del Santobono – di casi mortali ne vediamo pochi ma di sindromi del bambino scosso, una forma di trauma encefalico che si verifica quando la testa è sottoposta a rapide accelerazioni, decelerazioni e forze rotazionali, anche in assenza di traumi esterni, purtroppo ci sono”. La maggior parte delle vittime ha meno di un anno, più frequentemente meno di sei mesi di vita e maturano in contesti di inadeguatezza sociale e culturale. Ci sono poi i casi di trascuratezza (neglect): “La sua frequenza e gravità – conclude Passaro – tendono ad essere sottovalutate e non riconosciuti e curati. Il pediatra ha un’alta probabilità di incontrare bambini vittime di trascuratezza ed è importante che sia in grado di riconoscerli e intervenire in modo appropriato”.

Infine i tanti casi di maltrattamento psicologico caratterizzati da ripetute e continue pressioni, ricatti affettivi, indifferenza, rifiuto, denigrazione e svalutazione che danneggiano o inibiscono lo sviluppo di competenze cognitive ed emotive fondamentali quali l’intelligenza, l’attenzione, la percezione, la memoria. A incidere c’è anche l’incuria e l’ipercuria: la cui forma più grave è la sindrome di Munchausen nella quale il figlio è investito, solitamente dalla madre, del fantasma di una malattia cronica, che porta a sottoporre il minore ad analisi, cure, e persino operazioni chirurgiche inutili.

IL 2022

L’anno della pandemia ha rappresentato la cartina di tornasole. Dopo una prima significativa flessione nelle chiamate ai Centri Antiviolenza (Cav) e al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, vi è stata una vera e propria impennata nel 2020 facendo registrare un aumento del 79,5% rispetto al 2019, sia per telefono, sia via chat (+71%). È quanto emerge dal report Istat sui Centri Antiviolenza e sulle case rifugio. Il boom di chiamate si è avuto a partire da fine marzo, con picchi ad aprile (+176,9% rispetto allo stesso mese del 2019) e a maggio (+182,2 rispetto a maggio 2019), ma soprattutto in occasione del 25 novembre, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, anche per effetto della campagna mediatica. Rispetto agli anni precedenti, sono aumentate le richieste di aiuto delle giovanissime fino a 24 anni (11,8% nel 2020 contro il 9,8% nel 2019) e delle donne con più di 55 anni (23,2% nel 2020; 18,9% nel 2019). Aumentano le violenze da parte dei familiari (18,5% nel 2020 contro il 12,6% nel 2019) mentre sono stabili quelle dai partner attuali (57,1% nel 2020). Nei primi 5 mesi del 2020 sono state 20.525 le donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza, per l’8,6% la violenza ha avuto origine da situazioni legate alla pandemia (ad esempio la convivenza forzata, la perdita del lavoro da parte dell’autore della violenza o della donna). Nel 2022 le donne uccise risultano essere 125.

NON SOLO NAPOLI

Napoli violenta: non è il titolo di un film, come quelli in voga negli anni Settanta, ma la dura realtà di una città che non ha solo le spine nel fianco della criminalità, di omicidi, stese, e guerre tra bande, rapine e movida degenerata con il drammatico tributo di morti, accoltellamenti e aggressioni ance tra i giovanissimi. Ma il dato del capoluogo campano è in linea con quello del resto d’Italia.

Al Cardarelli, presso il centro Dafne, nel 2016, quando è stato strutturato il percorso rosa, erano solo 44 casi i casi registrati ma già dall’anno successivo è iniziata un’escalation nonostante la frenata degli accessi in pronto soccorso registrata nel 2020 a causa della pandemia. Nel 2017 gli eventi violenti registrati erano 172, diventati 267 nel 2018. Dati allineati a quelli del 2019 per poi proseguire con circa 170 frangenti nel 2020 e 2021 e poi l’impennata di quest’anno con già un centinaio di accessi.

Aggressioni fisiche soprattutto ma anche sessuali e poi verbali e psicologiche. “Queste ultime in particolare, messe in atto da uomini di più alto livello sociale, da professionisti, manager, docenti universitari anche – avverte Flora Verde dirigente medico che al pronto soccorso del Cardarelli – che mettono in atto strategie di vessazione soprattutto psicologica ed economica, più sottili e subdole, svalutative, reiterate nel tempo, fino a creare situazioni che minano l’equilibrio psicologico della moglie, compagna o partner. Donne che arrivano da noi sull’orlo di una crisi di nervi”.

Tante altre donne invece arrivano con lesioni fisiche anche gravi e segni di violenza sessuale agite dagli strati di popolazione di più basso livello culturale e socio economico che hanno una maggiore facilità al passaggio all’atto violento evidente.
La maggior parte dei casi di violenza avviene dunque in famiglia o nella cerchia degli amici e conoscenti: un fenomeno vasto, una piaga estesa, che va oltre il livello della denuncia e repressione e che non ha ancora una cura definita nel livello formativo, educativo e culturale del tessuto sociale.

IL CARDARELLI

Violenza sulle donne. Dal Cardarelli di Napoli un dato allarmante 1 aggressione su 4 è di tipo sessuale.
L’ospedale Cardarelli nei primi dieci mesi del 2022 ha assistito 110 donne che sono state oggetto di violenza; in 26 di questi episodi l’aggressione è stata di natura sessuale. Questi dati risultano estremamente allarmanti, anche alla luce delle serie storiche che l’ospedale napoletano ha registrato negli ultimi tre anni. Dal 2020 in poi, infatti, ogni anno la percentuale di aggressioni sessuali sul totale di quelle registrate a danno delle donne oggetto di violenza recatesi al Cardarelli è raddoppiata; nel 2020 erano il 6% sul totale, nel 2021 il 12%, nei primi dieci mesi del 2022 hanno raggiunto il 24%.

Dice Claudio Santangelo, Direttore dell’UOC Ginecologia ed Ostetricia del Cardarelli “Nel nostro reparto ci siamo organizzati per gestire con la massima delicatezza e riservatezza questi drammatici casi. Abbiamo anche definito un protocollo operativo con il Santobono per prendere in carico insieme le bambine che, a causa di una violenza sessuale, richiedano l’intervento di ginecologi in un contesto pediatrico. Siamo molto colpiti dalla crescita di questo fenomeno che interessa molto di più i giovani ma risulta trasversale a tutte le fasce sociali”.

Il Cardarelli di Napoli vanta una lunga esperienza nella presa in carico delle pazienti nel “percorso rosa”, la linea di assistenza in emergenza dedicata alle donne oggetto di violenza. Dal 2016 ad oggi sono circa 1200 le donne che sono state prese in carico dal personale sanitario del Pronto Soccorso e che hanno richiesto cure mediche a seguito di episodi violenti a loro carico.

Dice Fiorella Paladino, Direttore dell’UOC Pronto Soccorso ed OBI “Il personale del nostro Pronto Soccorso è formato e sensibilizzato per la presa in carico delle donne oggetto di violenza. Quasi sempre queste pazienti al loro arrivo non dichiarano subito la vera natura dell’episodio che le ha portate da noi. Echimosi, fratture, traumi o stati d’ansia vengono attribuiti ad incidenti domestici o stradali e da stress da lavoro; la capacità e l’esperienza del nostro personale fanno sì che queste nostre pazienti riescano ad uscire da quella cappa di solitudine in cui vivono e si aprano denunciando l’accaduto. Da quel momento in poi ci avvaliamo di percorsi di collaborazione già tracciati con la magistratura, le forze dell’ordine e l’associazione Dafne che è presente nel Cardarelli e ci supporta nel redigere un referto psicologico e affiancare la paziente.”
I lavori di ristrutturazione del Pronto Soccorso attualmente in corso prevedono la valorizzazione e ridefinizione del percorso rosa destinato alle donne che si rivolgono al Cardarelli a seguito di violenze.

Dice Antonio d’Amore, Direttore Generale del Cardarelli “Il Pronto Soccorso è la prima porta di connessione tra l’ospedale e la città. L’esperienza importante maturata dalla nostra struttura nella presa in carico delle donne oggetto di violenza deve essere valorizzata e tutelata. Per questa ragione abbiamo considerato nella ridefinizione degli spazi dell’emergenza un percorso dedicato che garantisce la giusta privacy alle pazienti.”

Anche durante il lockdown il lavoro del centro Dafne del Cardarelli, gestito dalle psicologhe dell’associazione Salute Donna, è andato avanti da remoto e oggi prosegue al ritmo di almeno un paio di colloqui al giorno. Il numero di reperibilità dell’associazione è attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19 ed è è stato inserito dalla Regione Campania sulle proprie pagine social. Sul fronte c’è anche la Asl Napoli 1: i numeri degli accessi in Pronto soccorso al San Paolo, nel triennio 2019-2021, per riferita aggressione, sono emblematici: 314 in totale di cui 297 nel solo 2021. Violenze verbali e psicologiche. Un indicatore significativo della violenza in generale e non soltanto di quella di genere. “Le donne vittime di violenza di genere, da noi prese in carico per il percorso di refertazione psicologica – avverte Maria Grazia Vinti, referente della Asl Napoli 1 – oltre alla refertazione medica in pronto soccorso e all’attivazione della rete di sostegno e assistenza extra-ospedaliera, costituita dalle Procure, dalle Forze dell’Ordine e dai centri antiviolenza e dai servizi territoriali, possono contare su un sostegno psicologico ad hoc per la fuoriuscita dalla spirale di violenza in cui versano”.

IL SAN PAOLO

Nel percorso rosa dell’ospedale San Paolo di Fuorigrotta, riferito specificamente alle donne vittime di violenza di genere e prese in carico per il percorso di refertazione psicologica, si contano 62 accessi nel 2019, 83 nel 2020, 105 nel 2021 e 59 da gennaio a fine giugno. «Oltre alle donne vittime di violenza diretta – spiega la dottoressa Vinti – si registra un elevato numero di minori vittime di maltrattamento assistito». Il presidio di Fuorigrotta è dal 2017 il principale polo cittadino, insieme al Cardarelli, per l’accoglienza di donne vittime di abusi e maltrattamenti ed è sempre presente, in pronto soccorso, una psicologa. Ciò ha garantito continuità all’attività di accoglienza alle donne anche durante la pandemia e la possibilità di recepire i referti medici provenienti anche da altri pronto soccorso della Campania. Al Pellegrini il percorso di sostegno e assistenza per le donne vittime di violenza è più recete, istituito a settembre 2021 in collaborazione con l’unità di Psicologia clinica del distretto 31 di Piazza Nazionale. Sino ad oggi sono stati 10 i codici rosa registrati con 3 refertazioni psicologiche. Il referente è Antonietta Bozzaotra. Analogo servizio è presente anche all’Ospedale del mare.

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