martedì, Agosto 16, 2022
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Value Based Healthcare Ecosystem (VBHE): La Cardiologia digitale per la gestione pazienti cronici

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Anna Di Gisi
Anna Di Gisi
Direttore delle Attività Teorico - pratiche e di Tirocinio CdL Infermieristica dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" presso la Sede formativa dell'AORN "S.G. Moscati" di Avellino; docente a contratto di Scienze infermieristiche generali, Teoria del Nursing ed Organizzazione della professione infermieristica.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte in tutto il mondo: si stima infatti che ogni anno esse provochino circa 17,9 milioni di morti, il 31% di tutti i decessi, principalmente per infarto e ictus. E la Pandemia in corso, spostando le priorità clinico – assistenziali e gestionali verso l’emergenza da Covid 19 ha aggravato notevolmente le condizioni di vita e di salute dei malati cronici, rendendoli più vulnerabili, mettendo a dura prova i sistemi sanitari di tutto il mondo e facendo emergere la necessità di rivedere i paradigmi alla base della gestione sanitaria.

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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) propone, a tale proposito, quale principale ambizione della Missione Salute la realizzazione di una “Sanità di prossimità” con il pieno sviluppo dell’integrazione Ospedale-Territorio puntando sull’implementazione di 4 settori strategici: la medicina del territorio, l’approccio multidisciplinare, le reti assistenziali con gli ospedali di prossimità e la sanità digitale con l’utilizzo diffuso della digital health.

Per realizzare questi obiettivi, un Advisory Board, composto da Stakeholder Istituzionali nell’ambito della presa in carico dei pazienti cardiovascolari cronici, ha identificato nuovi percorsi diagnostici, terapeutici ed assistenziali nonchè modelli innovativi di presa in carico  e gestione dei pazienti a rischio cardiovascolare, attraverso l’adozione di sistemi di cardiologia digitale, promuovendo l’attivazione del Value Based Healthcare Ecosystem (VBHE) in Cardiovascular Risk Patient Management, un ecosistema che realizza tali percorsi attraverso l’azione integrata, in più fasi,  di diverse organizzazioni sanitarie innovative, con il coordinamento scientifico della Rete Cardiologica degli IRCCS.

Le raccomandazioni dell’Advisory Board nascono da un’attenta analisi delle criticità del Sistema Salute in relazione al particolare momento storico che ha messo in evidenza la necessità di una più fattiva collaborazione tra medici specialisti, medici di medicina generale e farmacie, attraverso le logiche di population health management, e l’impegno di sistemi di telemedicina per la loro implementazione.

Tra i coordinatori dell’Advisory Board c’è Enrico Desideri, Presidente della Fondazione Innovazione e Sicurezza in Sanità: «Da anni si sapeva che l’insufficiente presa in carico dei malati cronici e vulnerabili era un’inaccettabile e grave carenza dei sistemi sanitari pubblici, spiega. Il PNRR ha ripreso con forza questa tematica concentrandosi su quattro punti essenziali: il primo è garantire una presa in carico in prossimità. Per fare questo – aggiunge – oltre agli ambulatori delle cure primarie, il territorio deve sviluppare un approccio multiprofessionale e potenziare gli ospedali di comunità per tutelare le persone che altrimenti finiscono in ospedale. Il secondo nodo – prosegue – è il raccordo strutturato tra il territorio rinforzato e l’ospedale di riferimento. La terza questione riguarda i centri di eccellenza che devono raccordarsi con gli ospedali di prossimità per rispondere alle esigenze di salute di tutti i cittadini. E poi c’è il grande tema della sanità digitale – puntualizza il presidente – in questo l’Italia deve fare un passo avanti. La digital health permette la condivisione dei dati sanitari, la stratificazione della popolazione individuando quella a elevato rischio e maggiore vulnerabilità. La sanità digitale è anche valutazione sistemica, epidemiologica e miglioramento continuo» conclude.

Il progetto Value Based Healthcare riconosce pertanto la necessità di garantire ai pazienti cronici cardiovascolari controllo e supporto adeguati; se da un lato infatti questi pazienti ricavano beneficio dall’assunzione di farmaci specifici come antipertensivi e ipolipemizzanti, dall’altro purtroppo circa la metà dei pazienti a cui viene prescritto un antipertensivo, tende a non assumerlo più a sei mesi di distanza dalla prescrizione, perdendo di fatto la protezione dal rischio cardiovascolare con conseguente spreco di risorse per il SSN.

Ci si augura quindi che l’attuazione del Value Based Healthcare Ecosystem in Cardiovascular Risk Patient Management possa concorrere a ridurre il rischio cardiovascolare e gli eventi avversi, perseguendo una maggiore appropriatezza nel trattamento, maggiore aderenza alla terapia e una più efficace prevenzione primaria e secondaria evitando più possibile l’ospedalizzazione e il verificarsi di eventi infausti.

Qualora infatti dai risultati del progetto pilota tale modello si rivelasse efficace quanto sperato, lo stesso potrà poi divenire un riferimento organizzativo ed operativo più ampio, potendo essere esteso ad altri IRCCS e Strutture ospedaliere, nonchè a diversi ambiti territoriali. Va da sé che per una migliore e completa applicazione sarà necessario sviluppare la professionalità di tutti gli operatori coinvolti con l’acquisizione e certificazione di competenze nell’ambito della cardiologia digitale, potenziare l’attenzione sulla continuità terapeutica dei pazienti, ridefinire i carichi di lavoro tra i vari servizi coinvolti in funzione della stratificazione del rischio dei pazienti, e  sviluppare così la loro capacità di creare valore, accedendo più facilmente ai sistemi di remunerazione previsti da payor pubblici e privati. Tutto ciò si tradurrebbe non solo in maggiore salute e qualità di vita per le persone, ma anche in una riduzione dei costi sanitari per il SSN.

La digital health e la sanità di prossimità rappresentano dunque i percorsi da seguire attraverso l’impegno di tutto il sistema, la sinergia tra istituzioni e industria, l’unione di esperienze e competenze, i know how e le risorse finanziare.

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