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Tumore della vescica: il rischio cresce per gli over 50

Tra i tumori più diffusi nella popolazione over 50 spicca quello alla vescica che si basa sulla trasformazione in senso maligno delle cellule che rivestono la superficie interna della vescica stessa, vale a dire l’organo preposto al raccoglimento dell’urina filtrata dai reni prima che la stessa venga eliminata dal corpo. In Italia nel 2021 tale neoplasia è stata diagnosticata in 25.500 persone, causando oltre 6.000 decessi. È un tumore che tende a diffondersi velocemente alla parete muscolare che circonda la vescica, fino a raggiungere linfonodi, organi vitali e ossa.

Ad oggi, il tumore alla vescica rappresenta circa il 3% di tutti i tumori e, in urologia, è secondo solamente al tumore alla prostata. I sintomi sono comuni anche ad altre malattie che interessano l’apparato urinario: perdita di sangue nelle urine, formazione di coaguli, bruciore alla vescica quando si comprime l’addome, difficoltà a urinare. Della paura che si accompagna alla comparsa di questa sintomatologia ha parlato Edoardo Fiorini che, all’età di 62 anni, ha scoperto di soffrire di tumore alla prostata: la malattia ha segnato la sua vita, portandolo a fondare un’associazione per aiutare altri pazienti con tumori uroteliali. Edoardo non è un fumatore, per cui la diagnosi di tumore alla vescica arriva con grande sorpresa sua e di sua moglie: ad oggi, in effetti, il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio. Superato lo shock iniziale, l’uomo si rivolge all’Istituto Nazionale dei Tumori e inizia la cura: quattro cicli di chemioterapie, con un mese di interruzione tra l’uno e l’altro, seguiti dall’intervento di asportazione della vescica.

Dopo circa venti giorni dall’operazione la vita di Edoardo cambia ancora una volta: condivide il progetto del chirurgo Massimo Maffezzini e del Team Leader del Gruppo di oncologi dell’Istituto Nazionale Tumori di fondare un’associazione per informare e assistere i malati di carcinoma delle vie uroteliali. Nasce così, il 14 marzo 2014, l’associazione PaLiNUro, Pazienti liberi dalle Neoplasie Uroteliali, con l’obiettivo di diffondere sempre più consapevolezza e conoscenza relativamente a questa forma di tumore.

Quest’anno a Milano si è svolto il V Congresso PaLiNUro che ha affrontato tematiche quali la riabilitazione e la qualità della vita dei pazienti affetti da tumore alla vescica, innovazioni terapeutiche e diagnostiche, grazie alla collaborazione con il progetto U-Change, ideato da Nume Plus di Firenze e con il contributo di Astellas Pharma SpA.U-Change, come dichiara Sergio Bracarda, direttore del Dipartimento di Oncologia e S.C. Oncologia Medica e Traslazionale Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni e Presidente SIUrO, Società Italiana di Uro-Oncologia, nasce dall’ambizioso progetto di riunire i numerosi attori che intercettano il paziente affetto da tumore alla vescica nelle varie tappe del suo viaggio, per esplorare le attuali limitazioni dei modelli di cura e le proposte di miglioramento per la costruzione di un futuro modello di cura ancora più efficace.

Al progetto U-Change ha preso parte anche Emanuela Omodeo Salè, direttore di Farmacia dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e responsabile della Società Italiana di Farmacia ospedaliera (SIFO), che ha creduto in questo progetto e nella sua centralità per la cura di una patologia oncologica così drammatica come il tumore uroteliale avanzato. La sua partecipazione non sorprende: anche il farmacista ospedaliero, infatti, ha sempre più a che fare con i farmaci oncologici, dal momento che può dare supporto concreto al clinico e al decisore circa le modalità di acquisizione del farmaco, nonché di preparazione e dispensazione delle terapie.

Nell’ambito del progetto è stato inoltre svolto un sondaggio che ha coinvolto 1000 partecipanti: l’88,6% sa che questo tumore colpisce la vescica (secondo il 4% riguarda la prostata e il 6,5% non lo sa). Tra il 60% dei partecipanti che hanno dichiarato di sapere qual è il medico che si occupa di questa neoplasia, il 62% ha indicato l’urologo, il 31,4% l’oncologo, il 6,8% l’andrologo e il 4% il ginecologo. C’è invece una buona consapevolezza riguardo i primi segnali d’allarme per il tumore alla vescica: l’80% dei partecipanti ha infatti indicato il sangue nelle urine (ematuria). Anche per quanto riguarda i fattori di rischio le percentuali non deludono: il 52% sa che il fumo di sigaretta è il fattore di rischio più importante del tumore alla vescica, ma c’è anche un 50% che ritiene responsabile la familiarità e il 20% che non lo sa.

L’obiettivo di U-Change e dell’associazione PaLiNUro è di aumentare il livello di conoscenza dei cittadini relativamente alle forme di tumore alla vescica e aiutare quanti sono affetti da tale neoplasia ad andare incontro a modelli di cura efficaci, garantendo una maggiore collaborazione tra pazienti e personale medico-scientifico.

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