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Terrore al Santobono, genitori in disaccordo sulla somministrazione di un farmaco mettono a soqquadro l’ospedale e minacciano di morte l’infermiera

Terrore al Santobono, genitori in disaccordo sulla somministrazione di un farmaco mettono a soqquadro l'ospedale e minacciano di morte l’infermiera che deve essere nascosta in uno stanzino dalle colleghe per evitare il peggio: - “Te lo giuro sui miei figli, ti uccido”. Borrelli: “fuori i violenti dagli ospedali, servono presidi militari e pene severe.”

Ancora violenza negli ospedali che non si ferma neanche di fronte ai bambini.
È accaduto al pronto soccorso pediatrico del Santobono dove i genitori di un piccolo paziente non essendo d’accordo sulla somministrazione di un farmaco hanno aggredito e minacciato un’infermiera.

E’ la stessa vittima dell’aggressione, che si è rivolta al Consigliere fregiane di Europa Verde Francese Emilio Borrelli, a raccontare quanto accaduto:
“Le scrivo per raccontarle un episodio spiacevole, un atto di violenza che ha interrotto il servizio del pronto soccorso del Santobono per più di 2 ore, mettendo a rischio la salute mia e soprattutto quella dei piccoli pazienti che non hanno potuto ricevere degna assistenza in quei momenti. Io, infermiera di pronto soccorso pediatrico, ho dovuto abbandonare il posto di lavoro durante il turno notturno. Mi è stato impedito di svolgere il mio lavoro, sono stata nascosta dalle mie colleghe in uno stanzino, rinchiusa a chiave per difendermi. Sono stata bersaglio di gente che nemmeno voglio classificare. Ho dovuto tranquillizzare una mamma giunta in ospedale con una neonata che respirava male, perché sentendo inveire contro di me, mentre tra l’altro le spiegavo che sua figlia sarebbe stata la prossima bambina ad essere visitata visto la difficoltà respiratoria… perché aveva paura che quella gente si arrabbiasse con lei per la precedenza acquisita.
Sono stata oggetto di minacce e violenza per più di 2 ore (mi è stata quasi lanciata una bombola di ossigeno ed un estintore) per aver somministrato, chiedendo al genitore presente, del Nurofen a un ragazzo di 12 anni con un dolore toracico, dolore valutato ben 2 volte secondo i protocolli in uso. Ma la madre non presente alla valutazione non era d’accordo sulla somministrazione del farmaco visto che il paziente era a suo dire asmatico (ma non ho avuto modo di farle capire che le due cose non sarebbero mai state correlate!).
Sono stanca di svolgere il mio lavoro cosi, non ho più voglia di combattere la violenza e la mancanza di rispetto per noi operatori sanitari.
Non so se mai ci potrà essere soluzione…
Ringrazierò sempre le mie colleghe che hanno fatto di tutto per tutelarmi e i poliziotti che hanno provato a sedere la rissa che definirei unilaterale.
Ci mettiamo il cuore … inutilmente.”

Nel filmato che riprende alcuni momenti dell’aggressione si sente dire dall’uomo rivoltosi all’infermiera -“ Lo giuro sui miei figli, ti uccido. Se mio figlio si sente male, ti uccido.”

“Assurdo. Abbiamo di identificare questi individui che dovranno essere denunciati “-ha commentato Borrelli “Ormai la situazione è fuori controllo e non si può più tollerare che certi soggetti portino terrore e violenza negli ospedali tra i presenti ed impendendo al personale medico di svolgere le proprie mansioni. Servono presidi militari nei pronto soccorso e pene severe per violenti. Ad oggi nessun soggetto che ha sfasciato o realizzato aggressioni in un ospedale ha subito una condanna e intanto è sempre meno il personale medico disposto a lavorare nei pronto soccorso per paura di essere sottoposto a violenza”.

A raccogliere per primo, stamattina, la denuncia dell’infermiera aggredita al Santobono è stato Manuel Ruggiero animatore e responsabile della pagina Facebook Nessuno Tocchi Ippocrate: “Buongiorno, sono un’infermiera che lavora al pronto soccorso del Santobono di Napoli e vi scrivo per raccontarvi ciò che siamo costretti a vivere durante i nostri turni di lavoro. Ieri sera 14 novembre – il racconto – intorno alle 21,30 circa, la mia collega di nome C. infermiera di turno al triage, accoglie un ragazzo di 12 anni con riferito dolore toracico e riferita tachicardia che alla valutazione non era presente. Dopo aver registrato il ragazzo e aver valutato tutti i parametri vitali, palpato e ispezionato il torace, come da protocollo nazionale la collega somministra al ragazzo Ibuprofene (un antinfiammatorio non steroide usato anche nel primo approccio ai sintomi del Covid) per via orale in questo caso per alleviare il dolore, informando il genitore sul tipo di medicinale somministrato.

A dire dei genitori l’incolumità del figlio era stata compromessa in quanto la collega non aveva chiesto loro se il figlio fosse un soggetto asmatico. Preciso che tale informazione non è incidente sulla somministrazione dell’ibuprofene. In seguito ad urla e aggressioni a tutto il personale presente sono state allertate le forze dell’ordine giunte poco dopo sul posto. Tali aggressioni e minacce sono continuate anche all’interno dei box di pediatria successivamente alla presa in carico da parte del pediatra, interrompendo il servizio di sanità pubblica per più di 2 ore. Medici ed infermieri sono stati costretti ad evacuare le sale d’attesa per salvaguardare l’incolumità dei genitori e dei loro piccoli molto spaventati dalle urla e dalle minacce. La mia collega è stata minacciata fisicamente prima con un estintore e successivamente con una bombola per l’ossigeno, è stata minacciata di morte e la stessa madre del ragazzo ha dichiarato di essere intenzionata a spararle con una delle pistole della polizia. Entrambi i genitori non hanno accolto nemmeno l’implorante richiesta da parte del figlio in lacrime di tranquillizzarsi. La mia collega è stata costretta ad essere messa in sicurezza in una delle stanze in nostra dotazione, è stata costretta a refertarsi per stato di agitazione, dolore toracico e tachicardia solo per aver svolto il proprio lavoro.

Questo è quanto ogni giorno siamo costretti a vivere quando inizia il nostro turno di lavoro.
Siamo costretti a vivere tutto questo perché in Campania esiste un unico ospedale pediatrico, la maggior parte degli accessi sono inappropriati e questo perché i pediatri di famiglia sono carenti.
Svolgiamo il nostro lavoro con dedizione e amore, cerchiamo di essere sempre professionali e di immedesimarci nello stato d’animo dei genitori che giungono da noi ma in questi casi è davvero difficile farlo”.

Il primario del Pronto soccorso del Santobono Vincenzo Tipo sollecitato da Nessuno Tocchi Ippocrate ha poi dichiarato: “Questi atti di aggressione vile e vigliacca contro il personale in servizio di emergenza non sono più tollerabili. Personale formato per assistere casi gravi che è costretto a lasciare la postazione perché non si sente tranquillo e sicuro sul posto di lavoro è una barbarie. E questo è uno dei motivi della fuga di personale dai pronto soccorso in tutta Italia che rischieranno, in breve tempo, di non riuscire più a dare assistenza. La situazione è talmente grave che ci vuole una presa di coscienza da parte di tutte le istituzioni per cercare di porre un rimedio prima che si arrivi al “punto di non ritorno “.
“Chiediamo al governo dice Manuel Ruggiero
e al premier Giorgia Meloni di prendere provvedimenti immediati. Solo il legislatore può mettere il punto a questa ondata di violenza nei pronto soccorso”.

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