sabato, Gennaio 22, 2022
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Teresa Calandra, presidente Fno Tsrm Pstrp. La sfide del Pnrr per la professione: l’assistenza sul territorio è tutta da costruire

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“Questo secondo convegno nazionale di Rimini, promosso dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie, è un momento di sintesi, identità e appartenenza, andato benissimo non solo in termini di numeri e partecipazione (le prenotazioni sono state esaurite molto prima della scadenza dei termini di presentazione delle domande) ma anche relativamente ai contenuti. Le 19 professioni sanitarie della nostra Federazione oggi esprimono una forza importante, di rilievo nazionale, sia in termini qualitativi sia quantitativi. Siamo un’unica entità e abbiamo imboccato la svolta che auspicavamo. Questo Congresso nazionale consacra e dimostra ancora una volta che siamo compiutamente un’unica compagine professionale, appartenente allo stesso Ordine professionale, nonostante le diversità, le storie, le professioni, articolate in 19 profili”.

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Successo più grande.
“La pandemia ci ha cambiato tanto ed ha aiutato tutte le professioni a farci conoscere e riconoscere. All’inizio erano solo due ma tutte hanno pagato un tributo enorme. Un tributo di vite perse sul campo che è servito a farci conoscere e riconoscere come fondamentali e centrali al pari di tutte le altre professioni in camice bianco”.
Fari puntati sul Pnrr: “Abbiamo presentato un documento unitario coinvolgendo tutti. Suggerimenti e proposte che provengono dal basso e tutte realizzabili. Il Ministro ci ha chiesto questo contributo confluito nella Consulta. Il primo obiettivo su cui puntare è la prevenzione primaria, poi bisogna realizzare le Case della comunità dove possono essere impiegate tutte le professioni, non solo uno o due profili. Bisogna rifondare la medicina del territorio e di prossimità. Proporre e cercare a valle quello che serve al cittadino, raggiungerlo al suo domicilio. Risistemare dalle fondamenta i livelli organizzativi”.

Dalle parole della Calandra si comprende quanto la Federazione delle professioni sanitarie abbia ben presente il rischio rappresentato dal Pnrr che prevende ingenti risorse per le strutture e i macchinari ma nulla per il personale.

Il rischio è di edificare nuove cattedrali nel deserto. Chi popolerà i nuovi servizi territoriali in cantiere?
Il rischio da cui rifuggire – aggiunge il presidente Calandra – è anche realizzare servizi sul territorio che non siano una replica sbiadita dell’ospedale. Insomma no a un ospedale più piccolo e di “serie B” che sul territorio replichi gli stessi nodi che avviluppano la sanità ospedaliera a cominciare dalla carenza di personale. Servono un territorio e un distretto forte, formati da equipe e team domiciliari soprattutto. Per verificare che un anziano caduto in casa possa avere una radiografia a domicilio, per consentire a uno scoagulato di avere un prelievo e un responso di urgenza come avverrebbe in un pronto soccorso. Per configurare, insomma, servizi del territorio realmente utili impiegando in maniera compiuta i tecnici di radiologia, i logopedisti, i fisioterapisti, gli educatori e tutte le altre professioni sanitarie del nostro Ordine e delle altre professioni sanitarie insieme ai medici. Insieme, in team e in un lavoro di squadra al servizio dei pazienti.

Un quadro, quello dipinto da Calandra, che punta ad accendere l’attenzione dei decisori per cambiare il modello organizzativo oggi che il ministero della Salute, per la prima volta dopo anni, ha aumentato le risorse del Fondo sanitario registrando una convergenza delle forze politiche sul processo di stabilizzazione sostenuto anche per iniziativa di Fiaso.

“Abbiamo il dovere di premiare queste professionalità – conclude la Calandra – prima che le carenze di personale mettano n crisi il sistema. Persone e professionisti che in un anno e mezzo hanno acquisito alte competenze e che è una follia perdere di cui hanno beneficiato tutti”.
La parola d’ordine dunque è proteggere la competenza anche quelli che resteranno fuori da questo processo solo perché hanno preso servizio prima del gennaio del 2020 ma la pari dei nuovi hanno partecipato duramente all’assistenza durante l’emergenza. Sono inoltre 63 mila e non anziché 33 mila come preventivato le figure di precari da stabilizzare.
Serve un’azione sinergica:_”Occorre proteggere tutti, magari con una cadenza temporale ben congegnata. Tutte queste persone sono state assunte perché c’erano posti vuoti non per attribuire privilegi ma per assicurare servizi spopolati dai tagli degli ultimi anni, disarticolati dalle due generazioni perse nelle regioni in Piano di rientro negli ultimi dieci anni. Non proliferazioni di unità e di servizi ma solo il personale giusto per il minimo che serve per i Lea”.

Dalle parole e concetti espressi da Teresa Calandra si comprende che l’Ordine delle professioni sanitarie punta a far si che i tanti professionisti iscritti siano rappresentate e potenziati in tutti gli ambiti. La ricerca, la formazione, le competenze e l’informazione gli strumenti da agire. “Stiamo cercando di dare tanto spazio alla comunicazione – conclude – per dare gambe a una Comunità che sia conosciuta. Puntiamo non solo un riconoscimento identitario quanto anche e soprattutto all’attenzione delle istituzioni, della stampa e dei media. Abbiamo cercato, in quest’ultimo anno, di fare e trovare cose che ci accomunavano limando le asperità che ci dividevano. Risolvere le criticità che ci sperano è l’unica strada da percorrere per raggiungere una buona armonia”.

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