martedì, Agosto 16, 2022
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Terapisti occupazionali Centrali per il trattamento del Long Covid

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In un articolo pubblicato di recente sulla rivista a impact factor Lancet viene detto a chiare lettere che medici fisiatri, psicologi, fisioterapisti, terapisti occupazionali e logopedisti hanno un ruolo centrale nella identificazione dei bisogni di salute funzionali, cognitivi e di Salute mentale e forniscono servizi riabilitativi essenziali nel contesto post-acuto, successivo al Covid-19, in particolare per il trattamento del Long Covid.

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Ne parliamo con Christian Parone presidente Aito (Associazione italiana Terapisti occupazionali).

Qual è il ruolo dei terapisti occupazionali nel Long Covid?
“Nello specifico, nella fase post-acuta del Covid le linee guida pratiche di terapia occupazionale, specifiche per i guariti da Covid-19 includono una serie di misure e valutazioni per accompagnare la convalescenza in alcuni casi molto lunga, che accompagna il processo di guarigione dei malati Covid. Bisogna ad esempio considerare gli effetti dello svezzamento dell’ossigeno sulle attività della vita quotidiana, fornire strategie di risparmio energetico e semplificazione del lavoro per consentire di superare la fatica e il senso di stanchezza che accompagna questi malati. E ancora, affrontare l’impatto dei disturbi cognitivi sulle performances occupazionali”.

Quale è il ruolo dei professionisti?
“I Terapisti occupazionali possono aiutare il paziente ad affrontare gli effetti sulla salute mentale quali i disturbi post-traumatici da stress e i disturbi d’ansia al fine di tornare alla partecipazione alle attività significative. Nello specifico, gli autori evidenziano che i terapisti occupazionali assistono le persone nel post-Covid nel rientro al lavoro, facilitando un ritorno graduale, adattando le attività lavorative e rimodulando le responsabilità. I terapisti occupazionali monitorano anche le abilità residue andando a valutare fattori come le capacità di movimento, le difficoltà sensoriali, la coordinazione motoria fine e il dolore correlato. Interventi di terapia occupazionale includono ad esempio il recupero e il rafforzamento della motricità fine, o la compensazione, con l’utilizzo di ausili per la scrittura o le tecnologie assistive”.

Quale ruolo nella valutazione e nella gestione del deterioramento cognitivo?
Risponde Gabriella Casu, referente Aito Sardegna
“Il ruolo è quello di incoraggiare il coinvolgimento delle persone in attività significative, comprese quelle che dovrebbero o desidererebbero svolgere, la ripresa di una vita produttiva e il ritorno alla partecipazione sociale e alla connessione umana. La riabilitazione cognitiva include focus come il recupero dell’orientamento, della memoria e dell’attenzione, l’implementazione delle capacità di funzionamento esecutivo necessarie per completare con successo compiti come la gestione del denaro e il multitasking per il ritorno al lavoro”.

Oltre alla riqualificazione delle capacità cognitive, i terapisti occupazionali possono insomma anche addestrare i pazienti all’uso di strategie compensative?
“Certo, come l’utilizzo di ausili per la memoria e di tecnologie assistive. I programmi multidisciplinari di assistenza post-acuta possono fornire un supporto essenziale sia ai pazienti ospedalizzati che non ospedalizzati durante il loro recupero”.
E quali compiti assumono nel Long Covid i terapisti occupazionali?
“Il long Covid ha un grave impatto sulla capacità delle persone di tornare al lavoro o di avere una vita sociale – conclude Parone – colpisce la loro salute mentale e può avere conseguenze economiche significative per le persone, le loro famiglie e la società”.

Quale deve essere l’approccio dei professionisti?
“Anche l’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea la necessità di approcci multidisciplinari e multispecialistici alla valutazione e alla gestione del Covid tra i quali lo sviluppo, in associazione con i pazienti e le loro famiglie, di nuovi percorsi di cura e linee guida contestualmente appropriate per gli operatori sanitari, in particolare nelle cure primarie, per
consentire la personalizzazione della gestione dei casi alle manifestazioni di malattia e coinvolgimento di diversi apparati, la creazione di servizi adeguati, inclusi strumenti riabilitativi e di supporto online. Per questi motivi – conclude Parone – auspichiamo, per il nuovo anno, che nella definizione di nuovi percorsi vengano coinvolte le Ats (Aziende tutela della Salute) delle professioni citate, tra cui i terapisti occupazionali e, di conseguenza, vengano determinati gli organici con tutte le figure necessarie a garantire quanto raccomandato dai ricercatori e dalla Oms”.

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