martedì, Ottobre 19, 2021
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Terapia endovenosa e terapia “One shot”

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Da qualche anno a questa parte, un po’ di attenzione, comincia ad essere dedicata alla tutela del patrimonio venoso dei pazienti, prefiggendosi come target, quello di ridurre il più possibile i numerosi tentativi da ripetute venipunture e le loro relative gravi complicanze.
Con l’avvento dell’ utilizzo degli Ultra Suoni (U.S.) per il reperimento di un accesso venoso stabile e sicuro, applicando la tecnica ecografica vascolare a fini non diagnostici ma solo esplorativi dei vasi delle braccia, da parte degli infermieri, abbiamo assistito ad una rivoluzione copericana.
Nel mondo vascolare per quanto riguarda l’ambito della incannulazione delle vene, non più solo superficiali e palpabili ma anche profonde e visibili solo ecograficamente in quei pazienti denominati “senza vene”, applicando la “teoria ecocentrica”.

Il posizionamento, di tutti gli accessi vascolari periferici (ago cannule, cannule lunghe, midline e PICC) in Italia, è consentito anche agli infermieri, soltanto se adeguatamente formati ed addestrati, attraverso la frequenza di Master Universitari e Corsi di Perfezionamento sugli accessi vascolari e terapia endovenosa.
Uno step ancora da compiere, per poter risparmiare in toto il patrimonio venoso dei pazienti, sarà quello, che porterà a posizionare fin da subito, al momento dell’ ingresso degli utenti presso il Dipartimento di Emergenza ed Accettazione (DEA), un accesso venoso appropriato.
Questa tecnica, “One Shot” (di una sola puntura), è conosciuta anche come terapia endovenosa proattiva.
Nella vision proattiva, l’ intera terapia infusionale viene eseguita attraverso un unico dispositivo vascolare, a differenza della vision reattiva, dove, dopo che si è esaurito tutto il patrimonio venoso periferico da eccessi di aghi cannula, si giunge al posizionamento di un accesso venoso centrale.

Durante la prima ondata della pandemia da Sars Covid 2, un gruppo di infermieri del Team di accessi vascolari dell’ Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Melegnano e Martesana, in provincia di Milano, ha applicato questa tecnica ai pazienti ricoverati presso le OBI (Osservazione Breve Intensiva) dei Pronto Soccorso aziendali. Ciò ha favorito un netto miglioramento dell’ outcome azzerando i tentativi da ripetute venipunture ed incrementando la compliance dei degenti durante il percorso clinico assistenziale.

Per un approfondimento di questa esperienza, si rinvia a questo link https://italianjournalofnursing.it/gli-accessi-venosi-nellemergenza-covid-19-dal-pronto-soccorso-allosservazione-breve-intensiva-obi-2/

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