sabato, Dicembre 4, 2021
No menu items!

Telegestione … e il medico non c’è mai

*Di Calogero Spada

I più letti

È stato divulgato l’ultimo documento FNO TSRM PSTRP del 05.11.2021 [1] cui si correla una non proprio recente interrogazione parlamentare: quella della XII Commissione Affari sociali del 23.06.2016 [2].

- Pubblicità -

Come da recente prassi tale atto è inteso quale “parere” «inerente il campo di esercizio dei professionisti, sulla base della normativa vigente e della più autorevole letteratura, avvalendosi di esperti dello specifico settore, medici legali, giuristi e qualsiasi altro professionista la cui competenza è utile a dirimere i quesiti oggetto di studio e approfondimento»; che inoltre «costituisce espressione di una attività meramente consultiva e non già di amministrazione attiva, che non può avere natura immediatamente applicativa».

Sempre il medesimo documento recita che «Tali pareri, sottoposti a periodica revisione, possono, inoltre, costituire un’occasione di confronto e di crescita interprofessionale».

Pertanto pare opportuna nonché legittima qualche breve e pure non esaustiva riflessione in merito.

Premesso che l’impressione generale sia quella di un tentativo per “alleggerire” l’ormai dilagante fenomeno delle varie “assenze” dei medici radiologi; “consuetudine” che quindi si cerchi in vario modo di scagionare, motivare o addirittura legittimare, va rimarcata una affermazione abbastanza sorprendente nel merito di c.d. “telegestione” , ossia un «processo che, ancora oggi risente dell’assenza di norme legislative puntuali», laddove tutto si possa asserire circa il processo legislativo riguardante le attività di radiologia medica, in particolare verso la più generale ed importante protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, fuorché la lacunosità e nemmeno la dimenticanza di pretestati neologismi di sorta.

In particolare pare che la FNO TSRM PSTRP voglia, con un documento ricco di temi contraddittori, assimilare l’attività radiologica ad altre attività medico-sanitarie che pure possono avvalersi dell’utilizzo delle risorse della telemedicina, dimentica che la legge sulla radioprotezione – d. lgs. 31 luglio 2020, n. 101. – imponga al medico radiologo tipizzanti «prestazioni in presenza» , quali informare il paziente sui rischi e benefici dell’esame radiologico richiesto e sulla necessità dello stesso; raccogliere il consenso informato, con possibilità a suo giudizio di ritenere non giustificata la prestazione richiesta dal prescrivente, modificarla ed assicurare la propria presenza attiva – non limitata alla sola refertazione.

Attività ulteriormente “rinforzate” in regime di ricovero in urgenza-emergenza presso strutture pubbliche o private ospedaliere, come per le procedure di giustificazione, ottimizzazione ed acquisizione della cartella clinica, informatizzata o in forma cartacea (si vedano le ancora vigenti “Linee guida per le procedure inerenti le pratiche radiologiche clinicamente sperimentate” – art. 6, decreto legislativo n. 187/2000 – GU n. 261 – 9.11.2015).

Pertanto non sussistono valide motivazioni normative ad un insistito avallo di c.d. “telegestione”, che presupporrebbe l’amministrazione di un esame radiologico «da parte di un medico radiologo (coordinatore del processo), distante dal luogo di esecuzione dell’esame», stimolo che di fatto ulteriormente incoraggerebbe questi ad una generalizzata, semplicistica prassi di fatto già in uso (addirittura con casi verificatisi in regime di urgenza-emergenza): ossia la mera refertazione di un esame in qualsivoglia altro luogo diverso da quello di esecuzione, con insorgente problematica anche nel merito della presenza sul posto di lavoro in riferimento del d. lgs. 66/2003.

A riguardo della interrogazione parlamentare, stupisce e non poco in particolare una singolare affermazione della replica (anch’essa comunque variamente contraddittoria) dell’allora sottosegretario al Ministero della salute, su cui probabilmente – per di più in strano anacronismo – si imperni ogni argomentazione di coloro che vedrebbero con favore l’attività del “TSRM solitario” in radiodiagnostica, in assenza di una chiara modifica dell’assetto normativo in suo favore:

«Per «attività» deve intendersi l’intera procedura, che vede coinvolti sia il medico radiologo sia il TSRM; il riferimento alla «presenza» del medico radiologo deve interpretarsi non necessariamente come presenza fisica ma anche come disponibilità o reperibilità»;

isolata affermazione peraltro in dissonanza con altri contenuti all’interno del medesimo intervento, che:

– parlano di radiazioni ionizzanti quali «agenti cancerogeni di classe 1 secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC)»;
– individuano la giustificazione «come atto di esclusiva competenza medica»;
– ribadiscono che ogni esposizione debba avvenire «sotto la responsabilità clinica di un medico specialista».

Viene instancabilmente da chiedersi, pertanto, perché e come possa essere possibile per il medico radiologo esercitare remotamente funzioni normativamente già ben ampiamente inquadrate, che invece irrefutabilmente prevedano un diretto contatto con la persona destinataria dell’atto sanitario radiologico, soprattutto alla luce di altre affermazioni come ad es. quella che riconfermi che «L’inappropriatezza in radiologia non è un rischio astratto, ma un problema concreto»

Chiarendo infine che sia senza dubbio preferibile una autentica ripresa della assai bistrattata autonomia professionale del TSRM, che certamente non può avvalersi di affermazioni tanto vanamente autoreferenti quanto inutilmente pretenziose: «Il TSRM viene individuato come preposto alla radioprotezione e in questo grado di responsabilità il TSRM non può essere sostituito da altre figure» , perché in evidente contrasto con quanto in definizione della norma di legge: «il responsabile di impianto radiologico è il medico specialista in radiodiagnostica, radioterapia o medicina nucleare, individuato dall’esercente» , ove, dunque, se c’è una figura insostituibile allo stato normativo corrente è quella del medico radiologo, probabilmente sarebbe auspicabile che ogni soggetto istituzionale, pure avvalendosi di esperti dello specifico settore, medici legali, giuristi, prima di comporre improbabili modelli organizzativi ed interpretativi senza «natura immediatamente applicativa», riveda un po’ meglio e con completezza la normativa vigente e la più autorevole letteratura ed inquadri con migliore accuratezza ed efficacia «la realtà delle pratiche radiologiche effettuate nel Paese», ove il tema della sistematica assenza del medico radiologo, viste le sue reali prerogative, ormai stia diventando una questione alquanto surreale, ma al contempo gravissima e preoccupante.

[1] https://www.tsrm.org/wp-content/uploads/2021/11/Organizzazione-della-telegestione-nelle-sezioni-diradiologia-stato-dell-arte.pdf ;
[2]http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/xhtml/2016/06/23/12/leg.17.bol0661.data2 0160623.com12.html.

*Dott. Calogero Spada TSRM – Dottore Magistrale

Commenti da Facebook
- Pubblicità -
- Pubblicità -
Ultime notizie

Vaccini ai bambini, si parte a metà dicembre

Vaccinazioni ai bambini da 5 a 11 anni: dopo il via libera dell'Aifa sono fissate per il 13 dicembre...
- Pubblicità -

Articoli correlati

- Pubblicità -