venerdì, Agosto 19, 2022
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Starace, uno psichiatra napoletano nell’Iss

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Tra i 30 esperti che la Ministra Grillo ha recentemente designato al Consiglio Superiore della Sanità c’è Fabrizio Starace, psichiatra napoletano trapiantato a Modena, dove è da circa 10 anni Capo Dipartimento della Salute Mentale e Dipendenze Patologiche. Accanto a una lunga esperienza presso istituti di ricerca nazionali e internazionali, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Royal Free Hospital di Londra, ha sviluppato i temi dell’innovazione organizzativa e gestionale nel sistema di cura per la salute mentale ed oggi viene considerato uno dei maggiori esperti italiani di management applicato alla psichiatria territoriale, ai servizi di neuropsichiatria infantile, ai Sert. In questa veste è stato docente ai corsi per Direttori Sanitari e di Struttura Complessa che la Regione ha organizzato in collaborazione con il Formez nelle scorse settimane.

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“La notizia mi ha raggiunto nel corso di un’assemblea con familiari, utenti e operatori a Bologna – racconta Starace –. E’ stato molto emozionante l’applauso col quale mi hanno voluto manifestare stima e sostegno”.

Qual è la sua sfera di interesse scientifico professor Starace?

“Nel mio iter professionale vi sono studi e ricerche, numerose pubblicazioni scientifiche, ma soprattutto cose concrete fatte per migliorare il sistema di cura cui le persone si rivolgono. Non ha senso, a mio avviso, perseguire l’eccellenza se questa non si traduce in un beneficio tangibile e duraturo per le persone con sofferenza psichica e per i loro familiari.”

Ci fa qualche esempio che possa essere esportato anche nella realtà campana?

“La realtà campana e napoletana è ricchissima di talenti e capacità individuali, che però stentano a fare sistema. La salute mentale è per definizione il prodotto di politiche ed interventi multi-settoriali che hanno successo solo se tutti fanno la loro parte. La sanità da sola non può rispondere a tutti gli aspetti di salute dei cittadini. A contare è l’ambiente, l’istruzione, le condizioni di vita e di lavoro, i comportamenti personali”.

Da cosa partire per la riforma del Ssn?

“Pensi al paradosso che si realizza quando in un sistema sanitario si pensa a rafforzare la componente ospedaliera, trascurando quella territoriale. Inevitabilmente la domanda di salute si trasferirà nei pronto soccorso, intasandoli, creando conflittualità e impedendo a questi di dedicarsi alle grandi urgenze, all’alta specialità. Insomma, l’ospedale funziona bene solo se funziona l’assistenza sanitaria sul territorio. La salute mentale in Italia ha anticipato principi e prassi che oggi sono fondamentali per tutta la medicina territoriale: l’attenzione ai determinanti sociali, ai diritti delle persone assistite, alla domiciliarità delle cure, alla non istituzionalizzazione della sofferenza”.

Come considera l’attuale situazione della salute mentale a Napoli e in Campania?

“Con la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, di cui sono Presidente, abbiamo analizzato in dettaglio i dati disponibili, individuando le criticità e le priorità per la programmazione regionale (le analisi sono accessibili a tutti sul sito siep.it). Complessivamente, l’analisi indica una condizione di sofferenza dei servizi, in termini di scarsità di risorse umane ed economiche, che in prima analisi appare circoscritta alle componente territoriale; tuttavia, il minor uso dei servizi, le ridotte prestazioni assistenziali, sia territoriali che residenziali, e un parallelo ridotto uso della componente ospedaliera, con l’unica eccezione dei ricoveri per TSO, lascia ipotizzare un sentimento di sfiducia e distanza. Credo che un investimento importante, per il sistema della salute mentale a Napoli e in Campania, debba essere rivolto a riconquistare la fiducia dei cittadini, degli utenti, di coloro cioè che sono i veri datori di lavoro dei servizi pubblici e convenzionati.

Lei da cosa partirebbe?

“Le azioni sono molteplici: vanno da una rinnovata governance di sistema, che si traduca concretamente in un organismo di regia regionale, che sintetizzi e indichi con competenza e autorevolezza le linee programmatiche, ad una campagna per l’azzeramento di condizioni estreme come la contenzione fisica nei posti letto ospedalieri e residenziali, all’apertura della salute mentale alla comunità, con iniziative contro lo stigma e il pregiudizio che coinvolgano la cittadinanza intera, come abbiamo fatto a Modena. E ancora, la costituzione di comitati di utenti, familiari e operatori che regolarmente e liberamente discutano delle azioni da intraprendere, delle criticità da superare; senza dimenticare l’apporto ai servizi degli “utenti esperti”, persone che hanno attraversato il problema della malattia mentale e che oggi, dopo un percorso di recupero e formazione, mettono a disposizione degli altri esperienza e sensibilità.”

 

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