venerdì, Agosto 19, 2022
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Smart working: cosa cambia dal 1° aprile

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Dal 1 aprile è entrato in vigore il decreto varato il 17 marzo dal Consiglio dei ministri con le norme che tracciano la strada da percorrere per accompagnare l’Italia al regime di normalità dopo due anni di pandemia. Ma sul lavoro a distanza molte regole restano in pista fino alla fine del prossimo mese di giugno. Lo smart-working resta nei fatti possibile anche dopo la data del 31 marzo sia pure in una nuova versione semplificata. I lavoratori fragili possono svolgere il lavoro in modalità agile fino al 30 giugno 2022.
Per i soggetti affetti dalle patologie e condizioni individuate dal decreto di cui all’articolo 17, comma 2, del decreto-legge 24 dicembre 2021, n. 221, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2022, n. 11, le disposizioni di cui all’articolo 26, comma 2-bis, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, in materia di lavoratori fragili, si applicano fino al 30 giugno 2022.

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Il privato
Nel settore privato in particolare, questa scelta è possibile anche se non vi sia un accordo individuale tra il datore di lavoro e il suo dipendente in deroga alla legge vigente che invece prevede tali accordi così come è avvenuto durante la pandemia. L’obiettivo in costanza di regime di emergenza era consentire il lavoro flessibile per alcuni giorni e per un monte ore al fine di ridurre le occasioni di contagio sul lavoro. Con la proroga fino al 30 giugno questa possibilità resta in piedi anche senza accordi individuali e dunque in deroga alla norma che li prevede.

Il pubblico
Per i dipendenti della pubblica amministrazione gli accordi individuali mediati dalle organizzazioni sindacali sono invece obbligatori e non derogabili ad eccezione dei lavoratori fragili, appartenenti a categorie protette per patologie congenite e acquisite che potranno dunque continuare a lavorare da casa fino al 30 giugno 2022.
Da luglio l’accordo individuale scritto tra azienda e singolo lavoratore sarà necessario per tutti, dipendenti pubblici e privati. Si potrà dunque stilare accordi con ogni singolo lavoratore, ovvero definire delle regole aziendali a cui tutti dovranno attendersi oppure ancora stabilire accordi sindacali collettivi da tradurre in intese individuali in ogni singola azienda.

Nel caso di accordi individuali stipulati tra aziende e lavoratori nel pubblico e nel privato per la prosecuzione del lavoro in modalità agile il decreto legislativo approvato a marzo in recepimento della direttiva (UE) 2019/1.158, relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza è previsto che sullo smart working siano riconosciute le priorità e le richieste formulate dalle lavoratrici e dai lavoratori con figli fino a 12 anni di età o senza alcun limite di età nel caso di figli in condizioni di disabilità (articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104). Lo stesso regime e facilitazioni sono riconosciute per i caregivers (articolo 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2017, n. 205).
Pertanto “la lavoratrice o il lavoratore che richiede di fruire del lavoro agile non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro. Qualunque misura adottata in violazione del precedente periodo è da considerarsi ritorsiva o discriminatoria e, pertanto, nulla. Lo fa sapere l’Ufficio stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali”.

Le patologie individuate dal decreto interministeriale del 3 febbraio 2022 per identificare la fragilità sono:
a) indipendentemente dallo stato vaccinale

a.1) pazienti con marcata compromissione della risposta immunitaria:

  • trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva;
  • trapianto di cellule staminali ematopoietiche (entro 2 anni dal trapianto o in terapia
  • immunosoppressiva per malattia del trapianto contro l’ospite cronica);
  • attesa di trapianto d’organo;
  • terapie a base di cellule T esprimenti un Recettore Chimerico Antigenico (cellule CAR T);
  • patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure;
  • immunodeficienze primitive (es. sindrome di DiGeorge, sindrome di Wiskott-Aldrich,
  • immunodeficienza comune variabile etc.);
  • immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico (es: terapia corticosteroidea ad alto dosaggio protratta nel tempo, farmaci immunosoppressori, farmaci biologici con rilevante impatto sulla funzionalità del sistema immunitario etc.);
  • dialisi e insufficienza renale cronica grave;
  • pregressa splenectomia;
  • sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) con conta dei linfociti T CD4+ < 200cellule/µl o sulla base di giudizio clinico.
    a.2) pazienti che presentino 3 o più delle seguenti condizioni patologiche:
  • cardiopatia ischemica;
  • fibrillazione atriale;
  • scompenso cardiaco;
  • ictus;
  • diabete mellito;
  • bronco-pneumopatia ostruttiva cronica;
  • epatite cronica;
  • obesità.
    b) la contemporanea presenza di esenzione alla vaccinazione per motivi sanitari e almeno una delle seguenti condizioni:
  • età >60 anni;
  • condizioni di cui all’Allegato 2 della Circolare della Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute n. 45886 dell’8 ottobre 2021. La norma interessa i dipendenti pubblici e privati, che devono ottenere un certificato attestante la condizione di rischio (derivante da immunodepressione, patologie oncologiche, svolgimento di terapie salvavita) o la disabilità grave (ex legge n. 104/1992).
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