martedì, Agosto 16, 2022
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Sanità allo sbando sotto i colpi della pandemia: Il 28 gennaio a due anni dai primi contagi NurSind Campania in sciopero

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Assenza di segnali di vicinanza delle istituzioni, condizioni di lavoro inaccettabili, mancato riconoscimento delle competenze, peso delle responsabilità sempre più pressante, una percezione svalutativa della professione, rapporto infermieri-pazienti non adeguato, bassi stipendi, tra i più bassi in Europa: sono queste le ragioni dello sciopero degli infermieri del NurSind programmato in Campania per il 28 gennaio. Ragioni condensate in un volantino/manifesto.

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«Manifesteremo presso l’isola C3 del Centro direzionale a Napoli – avverte Antonio Eliseo, tra i dirigenti del sindacato – e intendiamo coinvolgere il maggior numero di colleghi – dopo23 mesi di emergenza sanitaria gli infermieri si fermano perché non è più possibile andare avanti su questa strada. Assistiamo senza poter profferire parola a una disorganizzazione e inadeguatezza manageriale espressa a tutti i livelli vestita di perentorietà nonostante le misure messe in atto nelle riconversioni dei posti lettosiano fondamentalmente inadeguate. Questo sciopero vuole coinvolgere non solo gli infermieri ma tutto il comparto. Essere presenti il 28 allo sciopero indetto dal NurSind significa dare dignità alla nostra professione ma fondamentalmente significa continuare a garantire i diritti nostri. Dei pazienti».

I PERCHÈ DELLO SCIOPERO

Gli infermieri scioperano perché credono che valorizzare la loro professione sia nell’interesse dei cittadini e che migliorarne le condizioni di lavoro migliorerebbe l’assistenza di tutti. Il dito è puntato sulle autorità politiche e sanitarie non solo della Regione Campania ma anche del governo nazionale. «Scioperiamo perché – avverte Eliseo – il governo Draghi non ha ritenuto di dare alcun segnale di vicinanza agli operatori sanitari (infermieri, ostetriche, Oss e professionisti sanitari), erogando già da questo mese le risorse stanziate a dicembre 2020. Il personale medico già da un anno ha giustamente ricevuto mezzo miliardo di euro, il restante personale sanitario e sociosanitario ancora nulla. Siamo i più esposti, garantiamo l’assistenza nelle 24 ore e siamo trattati come figli di un dio minore».

LE CONDIZIONI DI LAVORO

Sotto la lente, dunque, le condizioni di lavoro diventate, a detta dei cambia bianchi, inaccettabili: «Spostamenti continui e improvvisi di reparto, ferie bloccate, nessun affiancamento per i neoassunti, montagne di ore di straordinario non pagato, nessuna quarantena per i contatti stretti, sempre sotto-organico. Ad essere richiamati continuamente in servizio sono i più colpiti dalla pandemia, i primi per i quali è stato deciso l’obbligo della vaccinazione per lavorare. Ormai non abbiamo più vita al di fuori del lavoro a fronte di stipendi tra i più bassi d’Europa. In Italia il lavoro è da laureati mentre la paga è da diplomati».

LA RESPONSABILITÀ

C’è poi il peso della responsabilità che poggia sulle spalle degli infermieri, sempre più gravoso. «Andiamo al lavoro sapendo di stare fianco a fianco tutti i giorni con il doro e con la morte. Ci sobbarchiamo a nostre spese l’assicurazione, la formazione e l’iscrizione all’Ordine professionale. Non siamo eroi, siamo professionisti e rispondiamo direttamente per ciò che facciamo o non facciamo ma nulla ci è riconosciuto rispetto a chi non ha le nostre stesse responsabilità e le nostre stesse angosce. Gli applausi e le pacche sulle spalle non ci aiutano ad arrivare a fine mese».
Il sentimento degli infermieri in sciopero, una protesta nazionale che parte dalla Campania, è di una professione in cui aumentano esponenzialmente i carichi di lavoro e le responsabilità a fronte di una erosione delle prerogative e tutele, di una svalutazione che avviene sul campo. Una professione che sono sempre più pochi quelli che vogliono intraprenderla e sempre di più quelli che sono stanchi e l’abbandonano. «Gli infermieri sono una risorsa rara – continua Eliseo – e non solo in Italia. Siamo talmente ambiti che anche quelli formati dalle nostre Università migrano all’estero, attratti da condizioni di lavoro migliori e stipendi più alti. Vogliamo poter dare ai nostri assistiti il meglio di noi, della nostra professione. Per poterlo fare abbiamo bisogno di un corretto rapporto infermiere/pazienti (di 1 a 6 per i reparti ordinari) e di veder riconosciute e sviluppate le nostre competenze. Vogliamo poter svolgere l’attività libero professionale, superando il vincolo di esclusività di rapporto, e poter avere una carriera che premi le competenze specialistiche».

LO SCIOPERO

Per non creare disagio ai cittadini più di quello che già stanno vivendo a causa della pandemia gli infermieri vogliono che tutti sappiano che loro sono una risorsa fondamentale per tutti i sistemi sanitari del mondo «ma evidentemente non per il nostro Governo e le nostre Regioni. Chi di noi può si ferma e sciopera, gli altri garantiranno i servizi essenziali, come sempre abbiamo fatto. Confidiamo nel fatto che tutti coloro che hanno apprezzato il nostro coraggio e il nostro lavoro durante la prima ondata pandemica possano condividere le ragioni della nostra protesta. E’ proprio a loro che chiediamo un gesto di solidarietà, fermamente convinti che la società civile sia sempre molto più avanti di chi ci rappresenta nelle istituzioni e ben consapevoli del fatto che migliorare le nostre condizioni di lavoro significhi migliorare l’assistenza di tutti».

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