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Sanità a rischio per disturbi muscolo scheletrici: il caso del Tecnico Sanitario di Radiologia Medica nello screening mammografico

La sanità rappresenta uno dei comparti più a rischio tra quelli in cui si registrano danni a livello dei distretti muscolo scheletrici: è quanto affermato dal Comitato degli ispettori del lavoro senior, afferente alla Commissione Europea, durante la presentazione della campagna promozionale nel triennio 2020 – 2022 che ha come obiettivo quello di contribuire a migliorare l’applicazione e le attività da parte degli ispettori del lavoro nell’area dei disturbi muscolo scheletrici (DMS), attraverso la sensibilizzazione, la condivisione delle conoscenze e lo scambio di informazioni, pratiche ed esperienze.

“I disturbi muscoloscheletrici sono condizioni che colpiscono i tessuti molli in prossimità delle articolazioni”: così definiti dal Ministero della Salute, questi disturbi colpiscono muscoli, tendini, legamenti, cartilagine e talvolta nervi soprattutto nella parte superiore del corpo, in corrispondenza di mani, polsi, gomiti, spalle, collo o schiena e si sviluppano gradualmente nel corso di settimane, mesi o anni di lavoro. I disturbi muscoloscheletrici degli arti superiori e del collo rappresentano la forma di malattia professionale più diffusa in Europa, responsabile del 45% e più di tutte le malattie professionali. Nel settore sanitario, tali disturbi registrano il secondo tasso più elevato di incidenza tra le patologie correlate al lavoro, subito dopo il settore edilizio e rappresentano almeno un terzo delle cause di assenza per malattia. Poiché il settore sanitario occupa circa il 10% dei lavoratori dell’Unione europea, ed è pertanto uno dei più grandi settori occupazionali, con un’ampia gamma di professioni, c’è particolare sensibilizzazione nei confronti di queste tematiche.

La percentuale delle malattie professionali denunciate in Italia è ancora superiore se riferita alla componente femminile (ben oltre il 90%).  I problemi di salute vanno da malesseri e dolori di lieve entità sino a problemi più seri che costringono ad assentarsi dal lavoro e possono richiedere cure mediche. Nei casi cronici più gravi, possono addirittura portare alla disabilità e all’abbandono forzato del posto di lavoro. Di norma i DMS non hanno una sola causa: spesso sono provocati da una combinazione di diversi fattori. Tra le cause fisiche e i fattori di rischio riconducibili all’organizzazione del lavoro si annoverano: la movimentazione di carichi, specialmente quando si ruota o si piega la schiena; movimenti ripetitivi o che richiedono uno sforzo; l’assunzione di posture scorrette o statiche; vibrazioni, scarsa illuminazione o lavoro in ambienti freddi; ritmi intensi di lavoro; il mantenimento prolungato della stessa posizione in piedi o seduta.

Crescono, poi, le prove che dimostrano un collegamento dei DMS con i fattori di rischio psicosociali tra cui: una domanda di lavoro elevata, una scarsa autonomia e una scarsa soddisfazione sul lavoro. Già una prima ricerca condotta nel 1976 da Andersen e collaboratori rilevò una correlazione diretta tra la gravità dei sintomi muscolo scheletrici, l’uso della forza, la ripetitività dei movimenti, l’associazione forza-ripetitività, ma anche le maggiori richieste di lavoro ovvero condizioni di lavoro potenzialmente più stressante. Lo stress occupazionale è stato identificato anche da altri autori come un fattore in grado di determinare il dolore al collo e alle spalle, anche indipendentemente dal grado di tensione a carico dei muscoli trapezi.

Questa teoria si basa sull’evidenza che uno stato di stress e/o fatica mentale è in grado di provocare un aumento di tensione muscolare simile e/o sovrapponibile a quello provocato da uno sforzo di natura fisica. Le migliaia di articoli riguardanti i DMS lavoro correlati interessano prevalentemente gli infermieri, i videoterminalisti, gli ecografisti, i dentisti, le ostetriche, ed i tecnici di laboratorio. Pressoché assente la figura del tecnico di radiologia.

TSRM dedicati allo screening mammografico? A parlarcene il dott. TSRM Stefano Pacifici, Presidente dell’Associazione Italiana Tecnici di Radiologia Senologica – AITeRS.

Nel D. Lgs. 81/2008: Testo Unico sulla Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro, al titolo VI, l’Art 167 introduce la definizione di patologie da sovraccarico biomeccanico. Nel settore della movimentazione manuale dei pazienti l’introduzione di questo concetto consente un’analisi approfondita del movimento e delle forze esercitate durante l’attività lavorativa. Pubblicato da ISO a giugno 2012, l’ISO TR 12296, è un documento specifico di riferimento per l’applicazione in Italia della normativa sulla movimentazione dei pazienti. La Movimentazione manuale pazienti è definita come qualsiasi attività in cui sia richiesta forza manuale per sollevare, abbassare, spingere, tirare, trasportare o comunque muovere una persona o una sua parte. Questo è esattamente quello che fa un TSRM in una sezione di diagnostica dedicata allo screening mammografico. Durante il posizionamento della donna per l’esame mammografico, il TSRM deve poter visualizzare la mammella per poterla posizionare correttamente sul piano di appoggio, garantire l’assialità del capezzolo e l’assenza di artefatti o pliche cutanee. Questo comporta, da parte del professionista sanitario, la necessità di ruotare ed estendere il collo, flettendo contemporaneamente il busto e le gambe per superare l’ostacolo visivo dato dal complesso tubo-collimatore del mammografo, movimenti che sono più enfatizzati durante il posizionamento nell’altra proiezione prevista per l’esame mammografico, la proiezione obliqua, e ancor più con le unità digitali. Inoltre, il TSRM deve esercitare una forza per sostenere la mammella e mantenerla in posizione corretta durante tutta la prima fase della manovra di compressione, attivata dalla pressione di un pedale; solo dopo aver applicato una compressione sufficiente a mantenere la mammella in posizione, il TSRM toglie la mano e completa la manovra. Durante tutte le fasi del posizionamento il TSRM deve mantenere il controllo visivo della mammella e del display indicante i parametri di compressione, azioni a cui si aggiungono quelle necessarie per regolare l’altezza e la rotazione del tubo mammografico. Tutte le operazioni descritte vengono ripetute quattro volte nell’arco di cinque minuti, per una media di 25 esami a sessione (come raccomandato dalle linee guida europee), con una frequenza di ripetizione risultante pari ad almeno 100 volte al giorno.

Dott. Pacifici, lei è autore di uno studio presentato in occasione di un convegno organizzato dal Gruppo Italiano Screening Mammografico (GISMa). Può dirci di che si tratta?

Sono stati analizzati i possibili fattori determinanti il rischio di DMS nell’attività di screening. Tra questi il progresso tecnologico che ha portato ad un maggior numero di esami in un periodo di tempo più breve; la carenza di personale ed il conseguente maggior carico di lavoro; le worklist serrate con la riduzione dei tempi di pausa, oltre ad una serie di fattori fisici predisponenti, quali: l’età, statisticamente elevata nello screening, in relazione all’esperienza richiesta; il peso, l’ altezza, la dominanza manuale e la forma fisica; l’eventuale pre-esistenza di patologie dell’apparato muscolo-scheletrico; l’eventuale coesistenza di altre patologie. In particolare, sono stati considerati i rischi biomeccanici, tipici in mammografia, quali: i movimenti ripetitivi di colonna vertebrale, spalle, ginocchia, polsi, mani, dita; la tensione delle braccia sopra il livello delle spalle; il posizionamento delle pazienti con tecnica inadeguata; la flesso-torsione della colonna vertebrale; l’eccessiva flessione o deviazione del polso; l’ergonomia delle attrezzature. Infine, lo studio ha preso in considerazione fattori psicologici, tra cui: ansia e stress che aumentano la tensione muscolare; l’inesperienza/ insicurezza che, determinando maggiore fonte di stress, possono aumentare i livelli del cortisolo, piuttosto che il Job Attitude e la capacità di di adattamento, che possono accelerare i processi riparativi. I risultati indicano che posture e movimenti caratteristici del posizionamento della mammella possono indurre un significativo stress biomeccanico sul sistema muscolo-scheletrico e divenire fattori di rischio di DMS, in particolar modo nell’attività di screening, a causa dell’elevata frequenza di ripetizione. Le patologie derivanti sono più frequentemente rappresentate dalla sindrome del tunnel carpale e dalla malattia di DeQuervain, ma anche dalla sindrome dello stretto toracico superiore, da lesioni della cuffia dei rotatori, da lombalgie, tendiniti ed epicondiliti. I sintomi sono progressivi e la loro evoluzione può essere suddivisa in tre fasi (lieve, moderata o grave), secondo la classificazione di Ransom, esordendo con semplici disturbi del sonno, comportando talvolta una incapacità di svolgere anche le azioni quotidiane più banali, fino a portare all’invalidità permanente. Lo studio è stato recentemente integrato con i risultati di un lavoro della collega Cláudia Sá dos Reis, che ha messo in evidenza il rischio di patologie articolari a carico delle articolazioni dell’anca, del ginocchio e della caviglia, e ho avuto l’occasione di presentarlo al 3° Congresso Nazionale AITeRS, conclusosi pochi giorni fa a Rimini.

Quali sono i motivi alla base di questi studi? Cosa si può fare per limitare i danni da DMS correlati allo screening mammografico?

Da un punto di vista socioeconomico le conseguenze dei DMS sono pesantissime, in termini di disabilità, di efficienza aziendale e di incidenza sulla spesa sanitaria e previdenziale. L’importanza degli studi che hanno come obiettivo di minimizzare la presenza nell’attività lavorativa di posture ergonomicamente scorrette non deriva solamente dall’aumento del rischio di infortuni e/o malattie professionali a carico del sistema muscolo-scheletrico, ma anche dalla riduzione della prestazione lavorativa, allorché la presenza di attività che prevedono posture scorrette per tempi prolungati diventi significativa. Purtroppo, l’efficacia dei trattamenti dei DMS lavoro-correlati è scarsa, poiché si continua a svolgere l’attività lavorativa con le stesse cattive abitudini che hanno favorito l’insorgenza della sintomatologia. Posture e movimenti ripetitivi dovrebbero essere realizzati all’interno di un range prossimo alla posizione neutra del segmento corporeo coinvolto ed intervallati da significative pause. La pedaliera di controllo dovrebbe essere fissata in posizione ergonomica, o almeno riposizionata all’inizio di ogni esame. Caratteristiche del mammografo come la rotazione isocentrica ed i movimenti motorizzati, se presenti, possono solo parzialmente limitare l’insorgenza di alcuni dei DMS descritti. La prevenzione primaria rappresenta quindi sicuramente l’arma più efficace ma, data la multifattorialità delle cause di DMS, ritengo sia indispensabile affrontare i fattori di rischio nei luoghi di lavoro attraverso la consapevolezza e la formazione.

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