domenica, Dicembre 5, 2021
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Radiologia domiciliare: I tecnici sanitari (Ordine) esclusi dal tavolo

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Antonella Grimaldi
Antonella Grimaldi è laureata in Tecniche di Radiologia Medica dal 2017, e nel 2020 ha conseguito il titolo Magistrale presso l'Università Federico II. Dal 2015 è iscritta all'Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Attualmente, è impiegata presso l'UO di Radiologia dell'Ospedale di Sorrento, e continua ad occuparsi di copywriting e comunicazione, soprattutto in ambito sociale e sanitario.

Pubblicato il documento intrasocietario tra Sirm (Società italiana di Radiologia medica) e Aifm (Associazione italiana di Fisica medica) per la regolamentazione dell’attività di Radiologia domiciliare. Manca tuttavia al tavolo il coinvolgimento della Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica (Fno Tarm Pstrp).
Il documento si propone di regolamentare l’attività di radiologia domiciliare. “La definizione di radiologia domiciliare – si legge nel testo – comprende tutte le procedure finalizzate all’esecuzione di esami radiografici tradizionali presso il domicilio del paziente non deambulante e/o non trasportabile[…], lo rendono meno gravoso per il paziente e oneroso in termini di costi, con eguali livelli di accuratezza diagnostica e sicurezza. La radiologia domiciliare si pone l’obiettivo di venire incontro alle esigenze dei pazienti prevalentemente anziani evitando il trasferimento presso gli ambulatori e i possibili rischi d’infezioni o, qualora ci siano delle difficoltà logistiche nella effettuazione di esami radiografici”.
“Possono avvalersi delle attività di radiologia domiciliare, fin’ora mai veramente regolamentata, le persone anziane, disabili e non autosufficienti o le cui condizioni non permettano un trasporto negli ambulatori di Radiologia se non sottoponendo il paziente ad un più grave rischio clinico e con costi più elevati per la collettività”, si legge nel documento.In altri termini l’attività di radiologia domiciliare deve risultare per il Paziente l’unica alternativa all’attività ambulatoriale. Infine, l’attività deve riguardare esclusivamente quegli esami radiografici che è possibile effettuare con tecnologia portatile con la stessa qualità diagnostica e di sicurezza e con rischio di esposizione alle radiazioni per gli operatori e la popolazione molto basso.

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LE FIGURE PROFESSIONALI
Nel documento, viene regolamentato anche il coinvolgimento delle diverse figure professionali, già coinvolte nelle attività ambulatoriali. C’è post nel team multiprofessionale dunque, per il responsabile di Impianto radiologico, il medico curante richiedente, Specialista radiologo, Tecnico sanitario di Radiologia medica, specialista in Fisica medica, esperto di radioprotezione (può essere lo stesso specialista in Fisica medica se in possesso dei requisiti di legge)e per altri professionisti sanitari in relazione alle competenze riconosciute secondo la normativa vigente compreso il servizio di prevenzione e protezione e addetto alla sicurezza elettrica.

ORDINE NON COINVOLTO
Se medici e fisici sono ampiamente rappresentati dalle rispettive associazioni nazionali nella stipulazione del documento non è stata tuttavia coinvolta la Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm Pstrp), che a seguito dell’entrata in vigore della legge 11 gennaio 2018, rappresenta i tecnici di Radiologia medica.

I PAZIENTI
Il Tsrm, citato nel documento in qualità di esecutore dell’esame radiologico, è l’attore principale della radiologia domiciliare. Il tecnico di radiologia è chiamato a svolgere un ruolo di delicatissima importanza: interfacciarsi direttamente con il paziente – chiaramente fragile – e i familiari. Come citato direttamente nel documento: “la fragilità dei soggetti destinatari delle prestazioni domiciliari e l’elevata variabilità dei contesti operativi territoriali e domiciliari richiedono ai professionisti sanitari coinvolti, Medici radiologi, Tsrm ed altri professionisti sanitari in relazione alle competenze riconosciute secondo la normativa vigente, un impegno tecnico, umano e temporale superiore a quello richiesto nelle strutture ospedaliere aziendali”. “Evidentemente entrare in casa di un paziente, anche non fragile, impone comportamenti differenti; in un contesto domestico il maggior tempo necessario, l’assenza di barriere tecnologiche e l’informalità derivante dalla natura del setting fanno sì che il rapporto asimmetrico tra professionista sanitario e paziente venga meno. Diversamente dal regime ospedaliero o ambulatoriale, nel quale i momenti dedicati all’ascolto dei problemi della persona e della sua famiglia sono limitati, nelle prestazioni a domicilio questo aspetto diviene rilevante e fondamentale per il benessere del paziente stesso. Per andare a casa non è sufficiente la buona educazione ma è necessario possedere un corpus di conoscenze peculiari”.
Nonostante venga riconosciuto il ruolo del Tsrm, che è chiamato alla gestione tecnica ed umana della prestazione radiologica domiciliare, non viene riconosciuto il ruolo istituzionale della Federazione Tsrm Pstrp, con la quale Sirm e Aifm non hanno dialogato, prima di procedere alla stesura di un documento che promette una piccola rivoluzione, in un campo fino ad ora non regolamentato.Il mancato coinvolgimento della Federazione ha lasciato interdetti i circa trentamila Tsrm che l’Ordine rappresenta e raggruppa. La costituzione di una Federazione nazionale, infatti, è stata fortemente voluta dai professionisti coinvolti, così da poter essere rappresentati da un ente istituzionale forte, in grado di dialogare al pari di altri, ma che evidentemente fa ancora fatica ad essere riconosciuto. La questione sarà posta nelle sedi di confronto professionale e lavorativo. Un’occasione persa per dare rappresentanza e identità al corpus delle professioni tecniche di quest’area professionale alla vigilia della complessiva riforma dell’assistenza del territorio tramite i fondi del ricoveri fund che richiederanno proprio agli ordini un ruolo di primo piano per il rispetto delle prerogative professionali nei vari ambiti di cura.

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