martedì, Ottobre 19, 2021
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Psicologo di Pronto soccorso, l’assistenza non ha confini

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Lo Psicologo di pronto soccorso è una figura assistenziale necessaria oggi più che mai.
Risale a poco più di due anni fa, all’agosto del 2019, l’annuncio di una riforma per l’accesso di questi professionisti nelle attività di Pronto soccorso e l’istituzione della figura dello psicologo nelle aree sanitarie di emergenza e urgenza. Poi c’è stata l’emergenza sanitaria e la presa di consapevolezza che ad oggi è una figura necessaria ancor più di prima. La pandemia e l’emergenza sanitaria che hanno invaso la nostra quotidianità e i nostri ospedali, hanno minato la salute pubblica non solo nell’aspetto fisico, ma anche nell’aspetto psicologico. Questa la premessa.
Se parte della popolazione ha superato senza troppe difficoltà l’infezione di Sars-Cov2 o non l’ha contratto affatto, nessuno è riuscito a scampare al disagio psicologico, derivante dallo strappo totale con la quotidianità e dall’isolamento dei vari lockdown.
Numerosi gli studi che lo testimoniano, tra cui l’indagine promossa dal Dipartimento della Salute pubblica, che nell’aprile 2020 ha coinvolto oltre ventimila persone. In quell’occasione, l’impatto psicologico della quarantena è stato valutato dal Covid-19 Peritraumatic distress Index (Cpdi), un test validato in Italia e in altre nazioni.

I SINTOMI DEL DISAGIO
Dall’analisi dei dati si è evinta una sintomatologia che gli esperti hanno ricondotto al disturbo dell’adattamento. Tra i sintomi più rilevanti ansia, rabbia, terrore ed una concreta difficoltà a gestire lo stress. Un anno e mezzo fa, gli esperti ipotizzarono il rischio concreto che il disagio dettato dalla quarantena potesse sfociare nel ben conosciuto disturbo post traumatico da stress, specie nei soggetti più fragili, o comunque incidere negativamente sulla qualità della vita media della popolazione.
Quell’ipotesi oggi, si è in parte concretizzata, con il boom di richieste di accesso ai centri di salute mentale, a partire dagli ultimi mesi del 2020. È il caso, ad esempio, del territorio dell’azienda sanitaria Ulss 3 Serenissima, dove si è assistito ad un aumento del 25% di domande di accesso. Un dato allarmante, che ha spinto i vertici dell’Azienda a promuovere una serie di incontri sul tema, in occasione anche della Giornata mondiale della Salute mentale.
Non solo la Serenissima, però, tutta Italia fa i conti con il disagio psicologico derivato dalla pandemia, che ha messo in ginocchio la salute pubblica, la sanità e l’economia di tutto il mondo. E proprio il distress psicologico riaccende le luci su una riforma di cui l’emergenza sanitaria stessa ha dettato l’accantonamento.

Nell’agosto 2019, la Conferenza Stato-Regioni, sede dell’incontro sul tema sanità, aveva stabilito una profonda riforma del Pronto soccorso, da sempre riconosciuto come punto nevralgico dell’assistenza territoriale. L’Accordo Stato-Regioni stipulato in quell’occasione, secondo quanto dichiarò il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Stefano Bonaccini, doveva segnare una piccola rivoluzione: “tre obiettivi fondamentali: evitare i ricoveri inappropriati, ridurre i tempi di attesa e aumentare la sicurezza delle dimissioni”. Un presupposto per il cambiamento dell’assetto dei servizi ma soprattutto dell’approccio al Pronto soccorso”.

Oltre ad una nuova codifica per il triage intraospedaliero, in quell’occasione si delineò la necessità di cambiare l’approccio al paziente, anche da un punto di vista psicologico, aprendo la concreta possibilità di coinvolgere nell’equipe di Pronto soccorso la figura dello psicologo.
La riforma, che a partire dall’agosto 2019 sarebbe dovuta avvenire entro 18 mesi, avrebbe riconosciuto un coinvolgimento diretto degli psicologi, il cui intervento era stato previsto nei confronti degli utenti, dei caregivers, degli operatori e rispetto all’organizzazione.
In particolare il ruolo dello psicologo e le competenze psicologiche sarebbero state coinvolte in tutte le situazioni “che richiedono un contributo specialistico”, “per sostenere l’equipe”, e per una serie di situazioni specifiche come il percorso pediatrico, ostetrico, maltrattamenti e agli abusi sui minori, le donne e gli anziani, disturbi della sfera psichica.
Proprio in occasione della stipula di questo accordo, David Lazzari, membro del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, sottolineò che già da tempo esistevano “molte positive esperienze di collaborazione psicologica nei PS” ma che la grande novità era la nascita “di una indicazione nazionale perché questa realtà sia prevista ed estesa a tutto il territorio nazionale”.

La nascita di un servizio di assistenza tale ed esteso al territorio nazionale avrebbe segnato una vera e propria rivoluzione.
Il sopraggiungere dell’emergenza sanitaria ha posto un freno alla riforma dei Pronto soccorso ma allo stesso tempo ha acceso un faro sulla necessità di potersi avvalere della figura dello psicologo, quale membro efficiente dell’equipe sanitaria, determinante per la salute dei pazienti, così come del personale sanitario, sottoposto, nell’ultimo anno, ad uno stress mai visto prima.
Un pessimo tempismo ci ha privato della possibilità di verificare ancora una volta come la multidisciplinarità ed il lavoro di equipe possano garantire una migliore qualità dell’assistenza ai pazienti, e del lavoro per gli operatori sanitari. Tuttavia, l’emergenza sanitaria ci ha dato modo di confrontarci con i limiti del Servizio sanitario nazionale e deve ulteriormente spingerci a realizzare piccole rivoluzioni fondamentali, come l’istituzione definitiva dello Psicologo di Pronto Soccorso.

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