giovedì, Agosto 11, 2022
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Professione logopedista: in Italia sono più di 15mila

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Dai neonati ai centenari, la logopedia può intervenire per curare molti disturbi. Ridare voce a chi l’ha persa, far tornare a mangiare chi ha difficoltà nella deglutizione, aiutare a parlare i bambini con ritardo del linguaggio, sono solo alcune delle funzioni del logopedista. Perfino l’etimologia della parola “Logopedia”, dal greco, logos “discorso” e paideia “educazione”, esplicita in parte l’insieme di attività per chi lavora in questo ambito.

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Il logopedista, dunque, è l’esperto in prevenzione, valutazione e trattamento delle patologie del linguaggio, deglutizione, voce e difficoltà comunicative legate alla sfera cognitiva. Professione sanitaria che rientra tra le discipline della riabilitazione, nasce agli inizi del Novecento, grazie all’Otorinolaringoiatra austriaco E. Fröschel, che nel 1913 pubblica l’opera “Lehrbuch der Sprachheilkunde (Logopädie)”. Il 6 marzo si è celebrata la Giornata europea della Logopedia e lo slogan scelto per quest’anno è stato “For all ages of life, la logopedia per tutte le età della vita”, per sottolineare che i logopedisti possono curare molti disturbi, intervenendo in diverse fasi della vita di una persona. La ricorrenza è stata organizzata dalla European Speech and Language Therapy Association (ESLA), voce autorevole della logopedia e della terapia del linguaggio in Europa, di cui l’Associazione tecnico – scientifica Federazione dei Logopedisti italiani (FLI) ne è parte integrante.

In Italia il profilo del Logopedista è descritto dal Decreto ministeriale del 14 settembre 1994 n. 742 e ne definisce gli ambiti e i confini d’intervento. Nello specifico il legislatore indica il logopedista come il professionista sanitario che per superare il bisogno di salute della persona in cura “elabora, anche in equipe multidisciplinare, il bilancio logopedico…” e “pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità comunicative e cognitive, utilizzando terapie logopediche di abilitazione e riabilitazione della comunicazione e del linguaggio, verbali e non verbali”.

Il logopedista presta la sua opera all’interno di strutture sanitarie, pubbliche, private e convenzionate, come dipendente o come libero – professionista. La durata della terapia logopedica varia dai 45 ai 60 minuti e il setting si presenta asettico per i pazienti in età adulta, soprattutto con patologie acquisite, mentre per l’accoglienza dei bambini si favorisce un ambiente più confortevole, predisposto ad attività ludico – ricreative. 
Sono ad appannaggio del logopedista i trattamenti riabilitativi di diversi disturbi, tra questi si annoverano, nell’adulto la disfagia, disartria, afasia, disfonia, le difficoltà comunicative della sfera cognitiva e in età evolutiva il disturbo del linguaggio (primario o secondario), disturbo dell’apprendimento, disturbo dello spettro autistico. sordità, disprassia, balbuzie, disfonia, squilibrio della muscolatura oro-facciale.

Il logopedista interviene, non solo sul paziente, ma fa da trait d’union con i cosiddetti caregiver. Li supporta e consiglia circa le migliori strategie da intraprendere, per il superamento delle funzioni deficitarie della persona in cura, a loro vicine. In particolare quando la presa in carico riguarda i bambini, il professionista sanitario coinvolge familiari e insegnanti al fine di rendere il trattamento efficace per favorire un ambiente scolastico inclusivo, supportando i piccoli pazienti durante il loro percorso formativo.

Nel suo lavoro il logopedista si interfaccia con diversi specialisti della medicina, il neurologo, foniatra, fisiatra, neuropsichiatra infantile, otorinolaringoiatra e geriatra. Lavora in equipe e collabora con altri professionisti della sanità, come il fisioterapista, infermiere, terapista della neuro psicomotricità dell’età evolutiva, terapista occupazionale, educatore professionale, tecnico audiometrista, ortodontista e psicologo.


Nel novembre scorso la FLI (federazione logopedisti italiani) ha presentato il primo “Libro bianco della Logopedia”, indagine sul modo in cui viene vissuto il ruolo del logopedista sia dalle altre professioni sanitarie sia dal management del sistema sanitario. Dal documento emergono numeri poco confortanti riguardo alla dimensione organica dei Logopedisti in Italia. Nel nostro Paese ci sono circa 15 mila specialisti, 1 ogni 4 mila abitanti, contro una media europea di 1 su 2500. Sintetizzando, mancano più di 10 mila logopedisti. Dato destinato ad acuirsi sempre più. Ogni anno l’università sforna circa 850 laureati in Logopedia. Un’inezia, se si pensa alle liste di attesa congestionate e al bisogno di cura per le patologie di competenza logopedica sul territorio nazionale. La pandemia da Covid-19 ha visto il logopedista giocare un ruolo fondamentale per l’assistenza delle persone ricoverate nelle rianimazioni, per gestirne le difficoltà di comunicazione e deglutizione, dovute ai numerosi trattamenti di ventilazione assistita. Con il passare del tempo l’intervento si è spostato nei centri di riabilitazione o presso il domicilio della persona, per la rieducazione dei disturbi di linguaggio e dei deficit da long Covid. Durante il lockdown molti professionisti si sono dotati di software per mantenere i rapporti con i propri assistiti, attivando, per quanto possibile, percorsi di tele – logopedia, che hanno permesso a tante persone di continuare a essere curate, anche se, a distanza. 

Per diventare logopedista è necessario iscriversi al Corso di laurea in logopedia, che è a numero programmato ed è incardinato all’interno della Facoltà di Medicina e chirurgia. Dopo aver concluso la formazione di base, si può ampliare la propria preparazione attraverso il Corso di laurea magistrale in “Scienze riabilitative delle professioni sanitarie” (L/SNT02), anch’esso a numero chiuso, il cui obiettivo è formare operatori sanitari, provenienti dall’area riabilitativa, su competenze assistenziali, gestionali, formative e di ricerca in ambito riabilitativo.


Un lavoro poliedrico e affascinante, che per essere svolto, esige notevoli competenze, continuo aggiornamento, oltre all’iscrizione all’albo dei logopedisti, che afferisce all’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione (L.3/2018). Il Logopedista, inoltre, è tenuto ad adeguare la propria condotta secondo il Codice deontologico, che ne circoscrive limiti e doveri. Per verificare l’iscrizione all’albo di un professionista, basterà ricercare il nominativo sulla piattaforma dell’Ordine dei Tsrm e Pstrp.

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