martedì, Ottobre 19, 2021
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Pnrr, la svolta per le professioni sanitarie e la medicina del territorio. Cure di prossimità per l’assistenza a cronici e anziani

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Il Pnrr (Piano nazionale di Ripresa e resilienza) rappresenta lo strumento che ogni Paese europeo deve utilizzare per dare concreta attuazione al Recovery plan il piano di investimenti post-pandemia che prevede riforme in molti settori tra cui la Sanità. In particolare la Misura 6 del piano è destinata ad affrontare particolari squilibri che si sono manifestati con la diffusione in Europa e nel mondo della pandemia da Covid-19. La misura M6C1 assegna 6 miliardi all’assistenza del Territorio allo scopo di migliorare la medicina cosiddetta di prossimità; la misura M6C2 assegna 8,63 mld per l’innovazione e la digitalizzazione in Sanità.
Teresa Calandra – presidente eletta al timone della Federazione delle Professioni Sanitarie (FNO TSRM e PSTRP) in rappresentanza di ben 19 categorie e partendo da una eredità storica, umana e professionale importante – in questa intervista esclusiva con Giornale Sanità discute, approfondisce e propone le necessità e urgenze per il rilancio e la riforma del Servizio sanitario nazionale con le risorse messe nel piatto degli Investimenti del Recovery plan per segnare una svolta nelle politiche per la Salute in Italia.

Presidente quale riforma sanitaria alla luce dei fondi del Pnrr?
“Il Pnrr costituisce un’opportunità storica per il nostro Paese. La visione che esso contiene, i suoi obiettivi, le risorse che mette a disposizione faciliteranno una svolta del nostro sistema-salute che, da una parte, confidiamo, prepari il Servizio sanitario nazionale ad affrontare l’attuale ed eventuali future crisi pandemiche e sanitarie in senso lato. Non dobbiamo dimenticare infatti che la cronicità dilagante legata ai cambiamenti demografici ed epidemiologici e all’esposizione a determinanti di patologie non trasmissibili sono un elemento centrale delle politiche per la salute dei prossimi decenni. Dall’altra questo attuale snodo è l’occasione irripetibile per mettere a fuoco tutto quello che in questi anni non ha funzionato o non si è dimostrato adeguato a perseguire i suoi obiettivi fondanti e costituzionalmente orientati alla equità e universalità come diritto fondamentale dell’individuo”.

Quali sono le priorità?
“Bisogna approfondire, studiare e calibrare gli intervento soprattutto sul fronte della prevenzione e della medicina del territorio. Il distretto delle Asl deve tornare ad assumere una centralità vera articolata attorno ai servizi alla persone a forte integrazione socia sanitaria. L’assistenza del territorio deve assumere la funzione che sotto la scure dei tagli negli ultimi lustri non ha mai assunto e potuto assumere per carenza di risorse tanto da diventare il settore in cui si sono prodotti tagli che durante l’emergenza abbiamo pagato con un evidente sbilancio dell’asset del sistema verso il sistema ospedaliero”.

Con quali strumenti?
“La digitalizzazione è fondamentale. Durante le pandemia sono stati sperimentati vari strumenti che ora vanno messi a fuoco, potenziati e resi strutturali. Le tecnologie e le reti digitali costituiscano un prerequisito dell’evoluzione dei sistemi sanitari moderni, non tanto e non solo come digitalizzazione degli attuali sistemi analogici ma soprattutto come strumento di ripensamento dei modelli operativi e di interazione tra gli attori e operatori professionisti con i cittadini-utenti. Il disegno dei nuovi modelli di assistenza territoriale è strettamente legato alle potenzialità dei sistemi digitali; infatti, da un lato si favorirebbe il lavoro delle equipe multidisciplinari e multiprofessionali, dall’altro si otterrebbe un miglioramento della qualità dei servizi, potendo assistere più efficacemente un maggior numero di persone a domicilio investendo sulla medicina del territorio e sul potenziamento dell’infrastruttura digitale di supporto all’utilizzo della telemedicina”.

Quale dovrà essere in questo scenario in mutamento il ruolo elle professioni sanitarie?
“In tale prospettiva l’esperienza dei professionisti sanitari tecnici è un know-how su cui far leva per promuovere e sostenere la trasformazione digitale del Servizio sanitario nazionale, nonché per ottenere un uso appropriato delle nuove tecnologie portatili diagnostiche, terapeutiche e riabilitative per l’erogazione di prestazioni di qualità nei setting assistenziali territoriali o a domicilio della persona assistita, seguendo procedure sviluppate appositamente per il territorio, che includano e valorizzino l’uso della telemedicina, della televisiva, degli accesso domiciliari per la diagnostica, l’assistenza e la riabilitazione. Cure di prossimità e ruolo delle professioni sanitarie vanno evidentemente a braccetto e sono centrali per uscire dai luoghi classici di cura e andare incontro alle persone, soprattutto quando più svantaggiate per difficoltà fisiche, geografiche, economiche e sociali, in linea anche con le finalità della Missione 5 (Coesione e Inclusione) del Pnrr”.

Quali gli obiettivi da perseguire?
“L’obiettivo è chiaramente quello di compensare le attuali disuguaglianze assistenziali territoriali e colmare la distanza tra i tradizionali luoghi di cura (ospedali) e la quotidianità dell’assistito, rafforzando la rete sanitaria e sociosanitaria nel territorio. L’assistenza territoriale insomma, nella sua accezione più ampia, non può più essere considerava una forma di cura “ancillare” rispetto all’assistenza ospedaliera, anzi”.

Una questione di uomini o di tecnologie?
“Entrambe le cose. Il personale è il primo passo a cui fa seguito il potenziamento e svecchiamento delle infrastrutture e delle tecnologie.
Le dotazioni, in termini di professionalità e tecnologie, da dedicare all’assistenza territoriale non sono, infatti, meno importanti e neppure meno specialistiche rispetto a quelle funzionali all’assistenza ospedaliera. Il valore delle reti di prossimità non è inferiore a quello delle reti ospedaliere. Senza un equilibrio dinamico tra questi due macro- ambiti assistenziali, l’uno è destinato a soffrire (e molto) delle deficienze dell’altro. L’obiettivo finale da conseguire in brevissimo tempo è riorganizzare la rete assistenziale integrata ospedale (acuzie) e territorio (cronicità) con l’obiettivo di svilupparne il grado di prossimità in relazione agli specifici bisogni dell’utenza. E’ indispensabile dunque
investire su varie direttrici”.

Quali?
“Sulle attività di prevenzione (primaria e secondaria), sul reclutamento del personale in grado di popolare i servizi di prossimità delle figura specialistiche che servono articolate e complesse come lo sono i livelli di cure richieste. Servono équipe multiprofessionali che devono diventare il cuore pulsante del sistema di cure senza le quali si rischia il fallimento dell’intero impianto”.

Nell’assetto del costo Ordine si fa strada la gemmazione di un ulteriore Ordine dei Fisioterapisti che hanno la numerosità prevista dalla legge per costituirsi in maniera autonoma. A che punto è questo processo e quali i nodo e le opportunità che si configurano?
“Da mesi stiamo lavorando con il Ministero della Salute, il Consiglio nazionale dei TSRM e PSTRP e la Commissione di Albo nazionale dei Fisioterapisti, al fine di dare concretezza a quanto chiesto della professione dei Fisioterapisti. Entro la fine dell’anno avremo un quadro più preciso della cronologia dei passaggi da compiere. Il primo tangibile atto al mio insediamento è stato quello di attribuire una delega specifica al Vicepresidente del Comitato centrale, Diego Catania, per seguire tutto l’iter. Sono stati, inoltre, costituiti due gruppi di lavoro composti da componenti dei Consigli direttivi degli Ordini, che hanno lavorato nei mesi di agosto e settembre, oltre che convocati due Consigli nazionali straordinari, l’ultimo gli scorsi 18 e 19 settembre. Ciononostante, è bene che continui ad essere chiaro che il progetto dei soli Fisioterapisti non potrà essere il centro dove destinare tutte le forze degli Ordini e della Federazione dei TSRM e PSTRP. La realizzazione di quanto dai Fisioterapisti auspicato dovrà avvenire nei modi e nei tempi che assicurino la piena continuità della vita istituzionale degli Ordini e della Federazione dei TSRM e PSTRP che, ad oggi, garantiscono e devono continuare a garantire non una, ma 19 professioni, compresa quella dei Fisioterapisti. Il percorso si sta delineando e siamo tutti consapevoli che non sarà di semplice completamento, continuiamo s lavorare per il bene comune, convinti che le istanze plurali siano sempre di maggior valore di quelle particolari”.

I punti programmatici del suo mandato su cui svilupperete nei prossimi mesi la vostra azione ordinistica?
“Sicuramente l’aggiornamento dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e dei Liveas (Livelli essenziali assistenza sociosanitaria e lo sviluppo per gli investimenti sulle tecnologie digitali come presupposto della definizione dei fabbisogni dei livelli occupazionali dei profili professionali che rappresentiamo”.

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