domenica, Dicembre 5, 2021
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Organi animali e stampati in 3D: ecco il “futuro-presente” del trapianto

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Antonella Grimaldi
Antonella Grimaldi è laureata in Tecniche di Radiologia Medica dal 2017, e nel 2020 ha conseguito il titolo Magistrale presso l'Università Federico II. Dal 2015 è iscritta all'Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Attualmente, è impiegata presso l'UO di Radiologia dell'Ospedale di Sorrento, e continua ad occuparsi di copywriting e comunicazione, soprattutto in ambito sociale e sanitario.

Passi da gigante per la pratica del trapianto che, in medicina, ha avuto un’evoluzione velocissima negli ultimi quarant’anni. Merito delle tecnologie, biomediche e geniche, che hanno permesso di raggiungere risultati inimmaginabili.
A New York, presso la University Langone Health si è fatto nei giorni scorsi il primo trapianto di un rene di maiale sull’uomo. L’organo proviene da un animale su cui è stato fatto un lavoro di modifica genetica al fine di eliminare una molecola responsabile di un rigetto quasi immediato.
Il rene geneticamente modificato è stato trapiantato su una donna tenuta in vita artificialmente, che aveva dato segni di disfunzione renale.
Il successo della sperimentazione apre ad una nuova frontiera nella pratica del trapianto, per esaudire una domanda che non sta al passo con i numeri dei donatori. Solo in Italia, infatti, secondo il Centro nazionale trapianti, sono circa settemila i pazienti che aspettano un trapianto di rene, con un tempo d’attesa medio di 3 anni e 4 mesi. Quello del trapianto animale, però, è solo l’ultima opzione per il futuro della pratica. Già da diverso tempo, infatti, in tutto il mondo sono attivi studi che prevedono l’utilizzo di organi stampati in 3D e composti da speciali biopolimeri. L’ultimo solo in ordine temporale è uno studio condotto in Australia, dal team di ricercatori del Murdoch Children Research Institute di Melbourne. Gli scienziati hanno ottenuto degli organi di dimensioni ridotte, ma perfettamente funzionanti, con strutture che replicano perfettamente quelle del rene a grandezza naturale.

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La stampa 3D
Lo stampaggio di organi tramite dispositivi in 3D è una pratica che ha interessato anche la ricerca farmacologica. È il progetto europeo Enlight, che ha interessato anche l’Università degli Studi di Napoli, e che realizzerà un modello di pancreas con tutte le funzionalità dell’organo vivente. L’organo stampato servirà a sperimentare nuovi principi attivi per la cura e il controllo del diabete.
Stampare organi in laboratorio per la sperimentazione dei farmaci, significa anche bypassare la sperimentazione sugli animali, pratica fin ad ora necessaria, che potrebbe però avere finalmente un’alternativa più etica.

Intanto, la Fda, ente federale americano che regolamenta l’uso dei farmaci, ha già tempo aperto alla possibilità di “stampare” la terapia, a seconda delle particolari esigenze di ogni singolo paziente. Lo stampaggio permette di regolamentare in maniera autonoma e sicura il principio attivo del farmaco, e trova una particolare applicazione in neurologia e psichiatria, dove il dosaggio rappresenta una variabile fondamentale per la cura del paziente.

La stampa 3D trova un ulteriore particolare applicazione anche in campo chirurgico. Stampare un modello accurato, infatti, dell’organo e dei suoi rapporti anatomici, permette al medico di preparare un piano terapeutico preciso, minimizzando la possibilità d’errore.
Le nuove tecnologie sono al servizio della medicina e della scienza, aprendo degli scenari -di diagnosi e cura- fin ora insperati.

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