sabato, Gennaio 22, 2022
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Neuropsicomotricisti: pochi e non riconosciuti

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“Nella provincia di Modena e di Reggio Emilia la nostra figura professionale non rientra negli organici standard della Neuropsichiatria infantile e questo è una grave lacuna di cui qualcuno si dovrebbe occupare”. La denuncia è di Laura Richiusa, una terapista della Neuropsicomotricità che ha partecipato al congresso di Rimini delle Professioni sanitarie. Laureata nel 2010 ha studiato fuori dalla sua regione. “In Emilia Romagna il percorso di studi universitari infatti non c’è, ho studiato a Verona ma esercito solo in uno studio privato accreditato – avverte – perché all’interno dei servizi non venivo riconosciuta”.
Nessun concorso, nessun percorso di inserimento professionale per una figura che però eroga servizi evoluti e qualificati esercitando soprattutto nel settore privato e privato accreditato.
“Lavoro da 7 anni in un ospedale privato accreditato e sono assunta ma sono l’unica nei ruoli a tempo indeterminato perché non c’è, nella Asl, un percorso di accesso. Mancano i concorsi e quindi qualora un bambino avesse bisogno di una prestazione sanitaria evidentemente non la trova. Deve rivolgersi solo al privato”.
Sottostima del fabbisogno o fabbisogno non soddisfatto insomma. E impossibilità, per i professionisti terapisti della Neuro e psicomotricità dell’età evolutiva formati nelle Università, di accedere al pubblico impiego. Eppure parliamo di una figura professionale chiave per raggiungere esiti di qualità nell’ambito della Salute pubblica.

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“Abbiamo ricevuto anche tante richieste di iscrizioni nell’elenco speciale per le figure Socio educative che hanno seguito scuole private di psicomotricitàaggiunge Giuseppe Tallerini della Commissione d’Albo dei Terapisti della Neuropsimotricità dell’età evolutiva – scuole non riconvertite agli standard dei Corsi di laurea triennale che erogavano solo in modalità privata senza aderire a quanto previsto dai decreti istitutivi dei corsi di laurea stessi”. Molte prestazioni sono erogate da personale formato con percorsi non riconosciuti, ancorché alcuni afferiti agli elenchi speciali.
“Mi dissero, dieci anni fa, che il mio titolo di terapista della Neuro e psicomotricità dell’età evolutiva laureata non poteva essere speso nel Servizio sanitario. Una grave distorsione: talvolta anche il medico responsabile dei servizi non ci riconosce”. Molti psicomotricisti, pertanto, lavorano nelle cooperative ma con un’altra mansione. Titoli di studio che, nei fatti, non sono riconosciuti dunque. Un solo inserito nell’elenco speciale, grande variabilità dei percorsi di formazione e accesso al lavoro incerta, con u sottobosco che andrebbe ripulito da uno strisciante abusivismo professionale.
“La Regione Emilia Romagna – conclude Tallerini – trainante nella Sanità italiana, ha dunque mancato di valorizzare e in alcuni casi escluso in maniera inspiegabile dai fabbisogni nelle piante organiche una delle 19 professioni dell’Ordine, della del terapista della Neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, che assolve a una preminente funzione sociale. Le prestazioni degli terapista della Neuro e psicomotricità dell’età evolutiva sono disciplinate da percorsi formativi di laurea e non possono essere vicariate da altre figure prive di requisiti di legge o da altri profili”.

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