sabato, Gennaio 22, 2022
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L’unione fa la forza, Catania: comunicazione e integrazione. Ecco come dettare l’agenda sulle riforme in cantiere

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Innovazione, formazione delle competenze – anche politiche ed economiche, in ambito sanitario – modernizzazione dell’approccio alla professione, interlocuzioni simmetriche, giocate alla pari, con gli stakeholder del mondo sanitario. E ancora: interpretazione corretta del ruolo della comunicazione come strumento di crescita comune e di interazione votata a rendere disponibili, conosciuti e riconosciuti i contenuti di un mondo professionale trascurato ma che non ci sta a giocare un ruolo marginale e di retroguardia.

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Ecco le strade indicate da Diego Catania – vicepresidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici sanitari di Radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e prevenzione che, da gennaio 2019, è anche al vertice dell’Ordine interprovinciale di Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza, Brianza e Sondrio nonché componente del Comitato centrale della Federazione nazionale con delega alla comunicazione – per fare delle 19 professioni sanitarie uno degli snodi fondamentali su cui misurare l’agenda delle riforme in cantiere nella Sanità italiana.

Lo abbiamo incontrato la settimana scorsa a Rimini, nel corso della giornata conclusiva del secondo Congresso nazionale del maxi Ordine delle professioni sanitarie.

“Se noi perderemo la sfida dell’unità sarà un danno per i professionisti ma anche e soprattutto per la cittadinanza e per il Servizio sanitario tutto – avverte – la comunicazione, l’interconnessione, come tutti sappiamo oggi, sono fondamentali soprattutto per far conoscere le nostre qualità, competenze, realtà, ambiti di lavoro e di interazione. Esprimiamo capitoli dell’assistenza centrali perché prossimi ai cittadini ma che spesso restano misconosciuti alla massa dei cittadini e degli utenti. Un gap culturale, di sistema che intendiamo colmare subito”.

Eppure la ribalta del Covid è servita ad accendere i fari sui almeno alcuni dei 19 profili impiegati in prima linea. Come i Tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, che lavorano al fianco dei medici e degli pneumologi o rianimatori, per garantire la ventilazione e l’ossigenazione dei tessuti e nell’emergenza pandemica impegnati nelle terapie sub intensive e nelle rianimazioni. Oppure i Tecnici di radiologia che si sono spesi senza riserve a fare le radiografie al letto dei pazienti. Senza dimenticare, ancora, i Tecnici di laboratorio, che si sono occupati di processare le migliaia di tamponi che hanno scandito la quotidianità di due anni di pandemia.

Rappresentiamo – spiega ancora Catania – un mondo sanitario esteso, fatto di vaste competenze, articolato ed eterogeneo, in cui la comunicazione ha un ruolo centrale, connettivo. Siamo ponti e suture tra mondi e competenze diverse, tra noi e i cittadini. Il futuro – aggiunge – è multidisciplinare e saremo noi l’avanguardia del Servizio sanitario prossimo futuro, noi gli artefici del nostro destino».
Catania torna ad accendere i riflettori sui temi del congresso di Rimini: “Un’assise ricca di contributi – spiega – nonostante siamo in un periodo particolare, legato ancora alle restrizioni della pandemia. Ci siamo dovuti stringere, o meglio allargare, per misurarci sui posti non sufficienti ad accogliere la quantità di richieste arrivate. Non c’è stata possibilità di iscriversi per tutti. La sessione che ha riguardato la riforma dell’assistenza del territorio ha riscosso grande successo. Le professioni sanitarie hanno potuto esprimere ciò che è nelle loro corde e competenze. Una sessione estremamente interessante – incalza – la prevenzione e la comunicazione vanno a braccetto perché con l’informazione., i racconti, le cronache, i video, possiamo parlare a tutti, anche a chi non c’era. Comunicare in maniera corretta significa fare prevenzione e fare prevenzione vuol dire fare Salute pubblica e abbassare le spese del servizio sanitario già in difficoltà per le cure e le terapie”.

Non si fa abbastanza prevenzione in Italia, sostiene Catania spostando l’attenzione sul nodo irrisolto della centralità delle cure ospedaliere. Tutto sull’acuzie: tutte le risorse, tutto il personale, tutte le tecnologie mentre dal territorio si chiede tutto per fare qualità dell’assistenza e soddisfare i bisogni quotidiani di chi, malato cronico, non guarisce ma vive e invecchia con la sua malattia.

L’analisi di Catania è profonda, lucida, tagliente, non lascia spazio a mediazioni: “E’ sul fronte dell’ospedale che si generano le più grandi diseconomie e sprechi. E’ l’ospedale che sottrae risorse alle cure sul territorio. Sono le corsie di degenza la sede di tutte le inappropriatezze. Il contributo delle professioni sanitarie? “E’ prezioso per cambiare prospettiva perché ci sono una serie di attività che, decentrate sul territorio, abbasserebbero il costo totale delle prestazioni. Quando c’è da prendere un paziente e da portarlo in ospedale per una Rx della protesi d’anca, per una prestazione di Radiologia domiciliare, quando un paziente è costretto a far assentare un familiare dal lavoro si generano costi diretti e indiretti che sarebbe possibile risparmiare per innovare e per investire su quello che manca, dunque per migliorare la qualità delle cure”.

Valorizzazione professionale dunque, un altro tema: “L’eterogeneità delle professioni che esprime ognuno dei 19 profili del nostro Ordine rappresenta un mondo, un campo d’azione precipuo, una ricchezza. Ma queste perle non vengono sufficientemente valorizzate dal sistema. Vantiamo corsi di studi solidi, formazione di livello universitario, qualifiche alte ma l’abitudine culturale che resiste al cambiamento blocca i process”.
Per questo la Comunicazione rappresenta la leva con cui spostare le montagne nell’idea di Catania. Da metabolizzare e riproporre c’è la” medicocentricità”, non considerate allo stesso livello delle altre figure le professioni sanitarie è un peccato originale della Sanità italiana.
“Ecco – dice il vicepresidente dell’Ordine – bisogna fare l’abitudine a fare e pensare da grande squadra. Perché siamo una grande platea di professionisti che deve solo acquisire la mentalità vincente”.
La scadenza più importanti resta il Pnrr che però non prevede investimenti per il personale. “Mi sembra che si parli di strutture e articolazioni ma sono scatole vuote perché non si prevede con quali camici bianchi popolarle. Muri e tecnologie, certo, ma stanze vuote”.

Occorre personale, questo il nodo principale da sciogliere, manca a tutti i livelli nel Ssn per rispondere alle necessità. La pandemia lo ha dimostrato in modo palese. ”Apprezziamo gli sforzi del ministero – conclude – ma occorre visione e pragmatismo, le conoscenze di chi vive sul campo e tasta il polso e una sanità resa esangue dalla eterna riproposizione in sedicesimi degli stessi errori di base. Noi dobbiamo indicare dove andare, noi siamo dentro i progetti, dentro l’assistenza, dentro le routine di cura, dentro i problemi e vicino ai pazienti. Le persone in sanità sono tutto, i professionisti, i pazienti e chi li cura. La telemedicina è uno strumento che ci viene incontro per evitare di intasare un ambulatorio o un pronto soccorso e le liste di attesa ma resta una parola vuota se non integrata nei percorsi, nella codifica di chi fa cosa nel miglior modo possibile”.

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