martedì, Ottobre 19, 2021
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La riabilitazione Respiratoria Posturale con approccio bio-psico-sociale

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In una fase complicata come quella da post Covid 19, iniziamo tutti a riconoscere i sintomi e gli effetti devastanti di questa malattia, in quanto tale evento costituisce un fattore di rischio per la salute psicologica sia nella popolazione generale che negli operatori sanitari. Il meccanismo psicopatologico è da ascriversi al trauma e alle conseguenze sintomatiche ad espressività post-traumatica.

Nella fase post-malattia, sono stati spesso segnalati umore depresso, insonnia, ansia, irritabilità, disturbi della memoria, affaticamento e, in uno studio, ricordi traumatici e disturbi del sonno.
Sebbene i disturbi psicologici fossero molto diffusi, tuttavia solo 1 persona su 4 ha cercato informazioni sul tema della salute mentale collegata al COVID 19 (26% media europea) – con l’eccezione dell’Italia (35%) e della Spagna (38%) dove le percentuali sono più alte.
È importante iniziare a parlare degli strascichi che questa porta inesorabilmente a chi è rimasto a casa per la quarantena ma soprattutto a chi la malattia l’ha affrontata e, fortunatamente, superata.

Oltre ai traumi di natura psicologica, vanno considerate le alterazioni muscolo respiratorie, posturali e motorie ove le problematiche principali si riassumeranno in: difficoltà nei trasferimenti posturali, vertigini e instabilità, dispnea da sforzo modesto, affaticamento, debolezza e dolore muscolo-articolare, difficoltà negli atti della vita quotidiana.

Conclusasi la fase critica dell’infezione, le conseguenze legate al prolungato allettamento, alla ridotta funzione respiratoria da danno polmonare, al decondizionamento generale e muscolare e talora alla alterata funzionalità cardiovascolare, precario stato nutrizionale, e privazione degli affetti, richiedono senza dubbio un percorso riabilitativo multidisciplinare.
Dunque per studiare un percorso riabilitativo post Covid-19s i deve tener conto degli aspetti legati all’individualità del soggetto, e soprattutto se è stato curato presso il proprio domicilio e abbia mantenuto una certa indipendenza, oppure se è stato ricoverato in terapia intensiva e allettato a lungo.

Da queste valutazioni parte l’importanza del protocollo di riabilitativo che vada a rispristinare l’attività respiratoria, che non può e non deve separarsi da una corretta riabilitazione posturale-motoria e psicologica.

Nella “posturologia” il comportamento viene concepito come un’estensione dell’intero complesso psicofisico. Proprio per questo l’azione degli interventi posturali sul nostro organismo ha un effetto importantissimo, non solo per quanto
riguarda la salute della nostra struttura scheletrica, ma influenza anche diversi aspetti della nostra vita psicologico-sociale (Ricciardi P.M., Trimboli G. 2005).

L’esercizio respiratorio e la riattivazione motoria velocizzano il recupero verso la normale vita quotidiana, ristabilendo un corretto equilibrio corpo-mente, con un unico comun denominatore: ricominciare a respirare.

La fisioterapia respiratoria è un programma multidisciplinare di cura dei pazienti con disfunzioni respiratorie.
Tale programma viene calibrato “su misura” per il paziente in modo da cercare di ottimizzare la sua autonomia e le sue performance posturali e psicologiche.

La riabilitazione respiratoria riduce i sintomi, incrementando la capacità di lavoro e migliorando la QoL (qualità di vita) nei soggetti con patologie respiratorie e non, anche in presenza di alterazioni strutturali irreversibili.
Tutto questo è reso possibile grazie a una serie di manovre meccaniche esterne, tra le quali il “drenaggio posturale” e la “vibrazione”, e soprattutto attraverso l’allenamento della muscolatura respiratoria.

Gli esercizi respiratori (riabilitazione respiratoria post Covid) sono un punto molto importante da tenere in considerazione, quasi sempre abbinati ad un movimento. Negli esercizi isometrici e di equilibrio ci si concentra per lo più sulla respirazione toracica di modo da tenere attivi gli addominali per gestire lo sforzo, e in quelli di mobilità e stretching (eseguiti a terra) ci si concentra per lo più sulla respirazione diaframmatica.

Il diaframma, può essere considerato uno dei maggiori conduttori, in questo senso, in quanto muscolo primario della respirazione che attraverso il moto di contrazione e rilassamento assicura una respirazione corretta e profonda: quando
inspiriamo il diaframma si contrae, abbassandosi, per permettere ai polmoni di riempirsi di aria mentre la pancia si gonfia; viceversa durante l’espirazione si rilassa e salendo permette il parziale svuotamento dei polmoni.
Ma svolge anche diverse altre funzioni: equilibra le pressioni intra-toraciche e intra-addominali, di conseguenza anche quelle craniche e pelviche, separando la cavità addominale da quella toracica; influenza tutte le funzioni viscerali e con il
suo movimento costante migliora la funzione fisiologica degli organi interni. Oggi viene chiamato anche «muscolo della serenità»

Poiché il diaframma è collegato a molti organi, quando non funziona regolarmente si può andare incontro a molti disturbi fisici e psichici. Il primo di questi è l’ansia, collegata spesso a stress, paura e depressione. Altri disturbi comuni sono dolori e contratture lombari e cervicali, difetti di postura, disturbi gastrici e stitichezza. Il diaframma quando non è libero nel suo movimento fisiologico inizia ad utilizzare i muscoli accessori della respirazione, causando inevitabilmente un sovraccarico funzionale nella zona cervicale e toracica (G. Agliata).

Esercizi specifici come la respirazione diaframmatica, la mobilizzazione manuale e lo stretching della cassa toracica, abiti posturali, e l’utilizzo di ausili come lo spirometro incentivante, sono solo alcuni degli strumenti per allenare la muscolatura respiratoria.
Una situazione determinata dalle conseguenze di una infezione così importante, non può essere scissa da tutte le conseguenze e/o concause, ricollegabili alle compromissioni della regolare funzionalità diaframmatica e relativi effetti su tutto il sistema fisiologico e psicologico.

Esistono alcune evidenze in cui emerge come l’infezione da SARS-CoV-2 possa agire sul sistema nervoso centrale e quindi avere un ruolo peggiorativo sulle capacità cognitive dei pazienti, soprattutto anziani, causando disorientamento e
confusione.
Potrebbe essere, quindi, necessario agire su questo aspetto con l’aiuto di neuropsicologi ed effettuare specifiche valutazioni e trattamenti sulle funzioni cognitive dei pazienti al fine di valutare e ridurre possibili deficit.
Freud rintracciava, come elemento distintivo di un evento traumatico la condizione di impotenza a cui il trauma inchioda il soggetto. Impotenza che non deriva dall’entità traumatica oggettiva di un evento.

Se è vero, infatti, che ci sono fenomeni che possiamo indicare come oggettivamente traumatici quali il dover affrontare una malattia come quella da Covid 19, per la psicoanalisi è altrettanto vero che il trauma è sempre e soltanto soggettivo.
Ciascuno risponde in modo singolare a partire dalla sua interpretazione dell’accaduto. Basta ascoltare chi li ha affrontati per rendersi conto che, ciascuno, declina a suo modo l’evento della pandemia da Covid 19 e che questo trauma si lega alla vita di ogni soggetto, andandone a risvegliare altri traumi più remoti.
Il trauma si inserisce nelle vite, tracciando una linea di demarcazione netta fra un prima e un dopo.

Dunque si rivela molto importante un intervento psicologico diretto; quindi imparare una tecnica che permetta di gestire stress negativo e pensieri ansiogeni attraverso dei semplici esercizi.
Tale pratica fa parte delle tecniche di rilassamento e si chiama Training, che può essere guidato oppure autogeno.
Il Training Autogeno, così definito da J. H. Schultz, è una tecnica di rilassamento basata sull’apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica che, se eseguiti in modo costante e regolare, consentono di raggiungere uno stato di distensione muscolare e psichico, di calma e di benessere generalizzato. L’utilizzo di tali esercizi aiuta a ridurre lo stress accumulato, che interviene sulle varie tensioni muscolari, consentendo di sfruttare al meglio le proprie energie per ottenere un migliore recupero psicofisico.
Autogeno deriva dal latino (Gen = divenire Autos = da sé) significa “che si genera da sé”. Si pensa spesso che sia solo una tecnica di rilassamento, mentre possiamo considerarla una tecnica psicologica di cambiamento che produce nel praticante delle reali modificazioni fisiologiche. Uno dei suoi punti di forza è che dopo una fase iniziale di apprendimento è utilizzabile in completa autonomia da ciascuno.

Tutte le informazioni sensoriali esterne, (G. Mead, 2010), tattili, visivi, uditivi… e posturali, arrivano in maniera inconscia al sistema nervoso centrale, dove vengono codificati ed aggiunti alle informazioni precedenti, e tutto questo è una funzione fisiologica che diviene conscia solo dei risultati.
Le modificazioni del corpo vengono spiegate sulla base delle afferenze sensitivo sensoriali, da cui nascono i primi concetti sulla percezione del corpo, dal quale arrivano le sensazioni che trasmette al centro nervoso che ha forti legami con l’apparato motorio e la “rappresentazione del corpo”. Nell’ultimo ventennio l’attività celebrale è stata distinta da alcuni studiosi tra due strutture, quella deputata alle emozioni e quella deputata agli affetti, separando dunque anche i due aspetti.

È importante sottolineare che il punto di forza di un protocollo di riabilitazione respiratoria e posturale, in fase post malattia da Covid 19, è “la presa in carico globale personalizzata e continuativa del paziente attraverso un approccio bio-
psico-sociale, che valuta la persona nel suo complesso, nella totalità, in modo da aiutarla a riprendersi sotto tutti i punti di vista, in quanto il trattamento complessivo della persona, non spezzettato fra diverse specialità, sta facendo la differenza”.

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