domenica, Dicembre 5, 2021
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La Rete oncologica campana resiste all’onda d’urto della pandemia

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Nell’ultimo anno l’Istituto fuori Pascale di Napoli è l’unico ospedale della Campania a incrementare le attività di ricovero e ambulatoriali. Anche i tempi di attesa non sono aumentati. Unico neo gli screening su cui la Regione chiede una ripresa e accelerazione a tutte le Asl.

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La Rete oncologica campana nonostante le ripetute restrizioni rese necessarie dall’emergenza Covid ha non solo garantito le cure ai pazienti oncologici ma anche incrementato le attività rispetto agli anni precedenti.
Gruppi oncologici multidisciplinari sono ormai in campo e attivabili in tutte le province campane, così come sono sempre più numerosi i medici di medicina generale in possesso delle credenziali per accedere alla piattaforma informatica della rete che entro tempi certi e stabiliti consente la presa in carico dei pazienti all’atto di una diagnosi di tumore assicurando gli approfondimenti diagnostici necessari, la tipizzazione molecolare del tumore, l’attivazione delle equipe multidisciplinari (radiologo, radioterapia, oncologo, chirurgo ecc) così da assicurare le migliori cure in maniera omogenea sul territorio regionale e garantire l’accessibilità alle sperimentazioni e alle terapie innovative.

Unico scoglio di superare i ritardi degli screening che nonostante gli sforzi dei distretti territoriali delle Asl pagano pegno agli arretramenti di due anni di pandemia e solo da pochi tornati ad accendere i motori dopo importanti investimenti.
Sempre più integrata e funzionale, infine, la rete ospedale territorio che connette i centri assistenziali di prossimità con le strutture di I, II e II livello che hanno come regia l’Istituto tumori Pascale di Napoli.
A tracciare il punto sulla rete oncologica campana la sessione di studio convocata al Pascale e promossa da Motore Sanità.

“Uno degli obiettivi fondamentali della rete oncologica – ha detto il manager Attlio Bianchi – è il coinvolgimento della medicina generale e della medicina del territorio per ottimizzare il percorso di cura del paziente ed evitare il ritardo diagnostico. Il Pnrr è lo strumento con cui la medicina territoriale potrà potenziare le azioni della rete oncologica puntando su assistenza domiciliare, case e ospedali di comunità da realizzare non tanto mutuando il modello ospedaliero quanto realizzando compiutamente una medicina di prossimità che non solo nella definizione ma nella pratica risolva le esigenze e soddisfi i bisogni dei pazienti oncologici seguiti presso i domicili”.

Esternalizzare trattamenti di sostegno alla terapia, follow up, diagnosi precoci, supporti nutrizionali e psicologici, coinvolgimento dei Mmg, con supporti telematici per teleconsulto e telemonitoraggio, equipe infermieristiche territoriali addestrate e specialisti oltre a quelli ospedalieri le leve su cui agire nel prossimo futuro.
L’evento “Rete Oncologica Campana. Medicina territoriale e medicina generale: nuovi modelli di integrazione”, realizzato grazie al contributo incondizionato di Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson e Novartis ha acceso i fari sulla realtà consolidata della Rete Oncologica Campana. “Contiamo – ha detto Bianchi – sull’apporto sempre più convinto dei medici di medicina generale per aiutarci a garantire per tutta la popolazione della nostra regione uguale possibilità di accesso”
La Rete Oncologica Campana (ROC) sta ridisegnando il modello organizzativo per l’assistenza sanitaria in Oncologia. La riorganizzazione ha avuto tra i principali obiettivi la creazione di percorsi facilitati di presa in carico, per evitare il ritardo diagnostico, e indirizzare i pazienti verso i gruppi oncologici multidisciplinari della Rete Oncologica. Una piattaforma informatica è stata generata per gestire la domanda e l’offerta in oncologia. Si è lavorato per evitare il frazionamento dei percorsi sanitari affidando i pazienti ai centri qualitativamente migliori per ogni specifica patologia. Un ruolo cardine in questo modello della Rete Oncologica è rivestito dai medici di medicina generale e dalla medicina territoriale, anello di congiunzione aiutando nella pressa in carico del paziente, evitando il ritardo diagnostico, garantendo una continuità territoriale più ampia e specifica.

“La medicina territoriale e generale è, dunque, indispensabile in tutto il percorso del paziente – ha spiegato Sandro Pignata, Coordinatore Scientifico Rete Oncologica Campana, Direttore Oncologia Uro-Ginecologica del Pascale – sia in fase di prevenzione primaria ed adesione a programmi di screening sia nella fase di follow-up, riabilitazione e reinserimento sociale del paziente, al fine di ottenere una reale continuità assistenziale. Il modello che abbiamo adottato nella ROC ha incluso il territorio e la medicina generale nella attività dei gruppi multidisciplinari, dal principio. Il percorso va completato nei prossimi mesi sebbene sia evidente che la interazione ospedale territorio sviluppata in questo modo genera un significativo vantaggio in termini di appropriatezza e correttezza dei setting assistenziali migliori di cura”.

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