giovedì, Agosto 11, 2022
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La psiconeuroendocrino immunologia

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Questa nuova disciplina nasce nel 1984, un battesimo che giungeva in quegli anni di tumultuosi e nuovi traguardi dell’immunologia che mezzo secolo fa assorbiva pochi paragrafi nei libri di medicina per poi esplodere come disciplina chiave nella patogenesi di molte malattie procedendo di pari passo con la ricerca neuroscientifica. 

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In quegli anni, infatti, vennero scoperti i recettori a cui si legano delle sostanze esogene psicoattive chiamate oppiacei (morfina ed eroina, la sua versione sintetica).

I recettori sono delle proteine con una particolare struttura che le rende capaci di legare specificamente, come una chiave nella serratura, specifiche sostanze. I recettori per gli oppiacei sono presenti in vari distretti corporei, compreso il sistema nervoso centrale e periferico.

Questa scoperta pose un interrogativo: come mai delle sostanze esogene riescono ad agire legandosi a recettori presenti del nostro organismo? 

Una risposta fu l’ipotesi che questi recettori esistessero per legare sostanze endogene, fino a quel momento sconosciute. Dopo un periodo di concentrazione sulla loro affannosa ricerca, l’ ipotesi fu confermata: le sostanze endogene in grado di produrre gli stessi effetti analgesici della morfina, anche se meno intensi, esistevano. Si tratta di piccoli peptidi variamente classificabili a seconda della loro struttura, funzione e localizzazione: encefaline, endorfine, dinorfine e tanti altri oppioidi, presenti in tutti gli organismi viventi, dagli invertebrati ai mammiferi, compreso l‘uomo. Le loro azioni sono prevalentemente di tipo neuromodulatorio, ossia di regolazione della trasmissione delle informazioni a livello del sistema nervoso.  Le encefaline, per esempio, inibiscono la trasmissione delle sensazioni di dolore. La ricerca sui neuromodulatori inaugurata con la scoperta degli oppioidi non si è più fermata. Negli anni 90, infatti, sono stati trovati anche i cannabinoidi, la versione endogena della Cannabis sativa, anch‘essi ubiquitari e con effetti, a livello cerebrale, simili a quelli che si manifestano quando si consuma la Cannabis.

E’ stato per esempio sperimentalmente dimostrata un azione inibitoria sulla memoria a breve termine dell’anandamide, il principale cannabinoide endogeno.

La scoperta dei neuromodulatori ha indotto i ricercatori a studiare anche i loro recettori e a soffermarsi sulla loro distribuzione nei vari distretti corporei. E’ stata così evidenziata la loro presenza anche al di fuori del sistema nervoso (classicamente deputato alla trasmissione delle informazioni tramite i neurotrasmettitori). Per gli stessi neuromodulatori, gli stessi ormoni (classicamente ritenuti il prodotto esclusivo delle ghiandole a secrezione endocrina, con funzione stimolatrice su altre cellule) e anche per qualche neurotrasmettitore, esistono recettori specifici a livello di alcune cellule del sistema immunitario e del sistema endocrino. In più i neuromodulatori, gli ormoni e qualche neurotrasmettitore vengono prodotti in tutte e tre le sedi: il filtraggio dell’enorme mole di informazioni che arrivano dall’esterno avviene dunque proprio grazie alla specificità dei recettori presenti in varie stazioni di ampi percorsi intracorporei.

Queste evidenze hanno messo in crisi la convinzione che la circolazione delle informazioni si realizza solo a livello del sistema nervoso, mediata dai neurotrasmettitori classici.  In realtà, l‘esistenza di altre sostanze altrettanto capaci di svolgere e modulare questa funzione da e verso i tre sistemi fondamentali (sistema nervoso, immunitario ed endocrino), grazie ai recettori specifici in essi omologamente distribuiti, ha portato a concludere che l’azione concertata e sincrona di queste ribattezzate molecole informazionali realizza una rete psicosomatica, garante del buon funzionamento dei sistemi viventi. Il prodotto di questa visione complessa, non più settoriale e piramidale ma orizzontale e sincrona, insieme alle scoperte parallele relative al funzionamento dei sistemi endocrino e immunitario, è stata la nascita della psicoimmunoendocrinologia con tutte le conseguenze che questo nuovo mondo schiude alla clinica.

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