sabato, Dicembre 4, 2021
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La legge di Bilancio e le stabilizzazioni: Le falle per l’accesso alle assunzioni

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Con la legge di Bilancio in fieri in parlamento, al capitolo sanità, sono previste importanti novità. Per il 2022 sono previsti circa 1,8 miliardi per l’acquisto di vaccini e medicinali anti-Covid. Il Fondo sanitario nazionale viene inoltre finanziato con 2 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno fino al 2024. Ulteriori risorse sono destinate al fondo per i farmaci innovativi, per complessivi 600 milioni nel triennio. Le borse di studio per gli specializzandi in medicina vengono significativamente aumentate e portate in via permanente a 12.000 l’anno.
“Gli enti del Servizio Sanitario Nazionale vengono autorizzati a stabilizzare il personale assunto a tempo determinato durante l’emergenza“ si legge nel collegato. In queste ore si sta trovando la quadra tra ministero dell’Economia e della Salute per arrivare a scrivere le norme su questo punto, finora lasciate in bianco, da inserire nella manovra. Si parla di stabilizzare circa 33mila medici, infermieri e altri operatori sanitari precari reclutati durante la pandemia, compresi gli specializzandi che hanno completato la loro formazione direttamente in prima linea. Il requisito è quello di aver avuto un contratto a tempo determinato tra gennaio 2020 (inizio dell’emergenza) e giugno 2021. Un requisito che riguarderebbe appunto circa 33mila operatori. Il costo dovrebbe aggirarsi circa sui 500-600 milioni.

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LA BUONA NOTIZIA
Una buona notizia che accoglie le istanze dei rappresentanti delle professioni sanitarie dopo anni di blocco del turn over e la stagione dei tagli (- 45mila operatori tra il 2009 e il 2018) e un tetto della spesa del personale calcolato sui costi del 2004 a cui sottrarre l’1,4% che potrebbe essere eliminato sempre nella legge di bilancio, come più volte ha detto lo stesso ministro Speranza. In Campania sono in totale 1.812 i nuovi contratti siglati durante l’emergenza pandemica di cui 1.480 flessibili da stabilizzare. Precari, utilizzati per rispondere alla crisi sanitaria in attività come l’assistenza ospedaliera, il contact tracing, l’incremento del numero di tamponi e la campagna di vaccinazione.

GLI ESCLUSI
La norma tuttavia presenta alcune falle che riguardano gli esclusi dalla manovra. La soddisfazione fa così posto alla frustrazione e al disappunto e ci adopereremo, insieme alla Federazione nazionale, per una moral suasion sul ministero.
Intanto vi è da segnalare che la platea dei “precari” assunti durante l’emergenza è molto più ampia come ha segnalato nei giorni scorsi la Fiaso – la Federazione che rappresenta i manager di Asl e ospedali – ed è di 66.029 operatori sugli 83.180 reclutati da gennaio 2020: di questi 20.064 medici, quasi 23.233 infermieri e quasi 22.732 sono altri operatori (tecnici di laboratorio e di radiologia, ispettori sanitari, assistenti sanitari, biologi ecc). Pur escludendo dal totale dei 66mila precari da stabilizzare gli specializzandi, i giovani medici abilitati ma non specializzati e i pensionati richiamati in corsia ne restano 53 mila e non 33 mila come calcolato dal ministero.

PRECARI ASSUNTI PRIMA DEL COVID
In secondo luogo c’è la prioritaria questione dei precari assunti prima dell’emergenza Covid ma utilizzati al pari degli altri nelle trincee delle prime linee durante l’emergenza di cui alcuni anche ammalatisi sul campo ma anch’essi esclusi dal novero delle stabilizzazioni. Sono tanti, infatti, i colleghi, fisioterapisti, logopedisti, tecnici sanitari di laboratorio, tecnici di radiologia assunti con contratti flessibili, precedentemente alla pandemia e impiegati in trincea ma esclusi dalla stabilizzazione. Personale che già era assunto e utilizzato da anni, in Asl e ospedali, con contratti precari, spesso per assolvere a terapie domiciliari (su cui il Pnrr punta per voltare pagina sui livelli di assistenza di questa fetta trascurata del Servizio sanitario nazionale).
Camici bianchi che, senza mai fermarsi, hanno garantito i Lea anche in periodo Covid. Alcuni di essi si sono anche ammalati in servizio per trattare pazienti a domicilio, che ancora pagano le lunghe sequele che lascia l’infezione ma a cui non spetta la trasformazione del contratto a tempo indeterminato laddove altri, con solo pochi mesi di servizio, chiamati al lavoro solo per il Covid, sarà stabilizzato a tempo indeterminato. Ecco, questa disparità, questa grossolana falla in un procedimento che è pure è ispirato da buone ragioni, deve essere sanata. Come Ordine e insieme alla Federazione nazionale siamo in queste ore al fianco di alcuni sindacati che hanno preso a cuore questa questione. Si tratta di fare giustizia, di riconoscere il lavoro, di evitare disequanime valutazione che impattano come macigni sul vissuto di singoli professionisti che hanno dato il massimo sul lavoro prima della pandemia e che sono stati in trincea durante le fasi calde delle ondate epidemiche. Professionisti che da una norma così costruita si sentono, giustamente, maltrattati e mal considerati.
Stabilizzare il personale Covid e colmare le carenze era stata la richiesta lanciata al governo dalla Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso) a cui si erano unire diverse Federazioni nazionali di professionisti sanitari tra cui la Fnopi, Fnopo, FNOMCeO e la nostra Fno Tsrm Pstrp. Ma la stabilizzazione deve essere equa e riguardare tutti coloro che hanno lavorato nelle unità Covid.

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