domenica, Dicembre 5, 2021
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La giornata nazionale del personale sanitario, oltre il Covid per il futuro della Sanità

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Oggi è la giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario e socioassistenziale e del volontariato: una celebrazione giovane, istituita a novembre dello scorso anno dalla Commissione Affari costituzionali del Senato. Un’iniziativa che nasce dalla dalla volontà di di celebrare una giornata dedicata non solo ai professionisti sanitari vittime del Covid ma anche tutti gli altri professionisti e attori della Salute.
Giovane possiamo dire sia anche il nostro Ordine che rappresenta 19 professioni sanitarie che insieme a Medici, infermieri e Oss rappresentano l’ossatura del Servizio sanitario.
Un’ossatura che dà forza e gambe soprattutto alla medicina del territorio quella di cui di recente il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo discorso di insediamento a capo del Governo, ha rimarcato come il pilastro da irrobustire sia in chiave di lotta alla pandemia in quanto già impiegati in prima linea sia di rilancio del nostro sistema salute. Un concetto portato avanti da anni ma che finora è sempre rimasto nel limbo delle buone intenzioni e che ora, grazie ai fondi del ricovery fund potrebbe finalmente vedere la luce.

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Per compiere questo percorso sono necessarie poche cose fatte bene
Le parole chiave sono: procedere al reclutamento del personale che serve per i servizi sanitari domiciliari e di prossimità, ossia concorsi e scorrimento di graduatoria già presenti in molte Asl del nostro territorio. In secondo luogo serve un profondo processo di riorganizzazione dei servizi senza dimenticare i percorsi e gli incarichi dirigenziali all’interno delle Asl e degli ospedali per i vari profili sanitari previsti dalle norme. Lungi dall’essere un vuoto contenitore di funzioni la dirigenza guarda lungo a quello che dovrebbe essere un assetto del servizio organizzato in ragione dei bisogni di salute della gente, dei pazienti e di chi ha bisogno di cure sui territori. Infine ma non ultima la Formazione: tutti i profili rappresentati dall’Ordine delle professioni sanitarie rispondono a un percorso di studi universitario ma che per alcune discipline ancora mancano in alcune regioni come la Campania che negli anni bui dei tagli e del commissariamento per la sanità hanno pensato soprattutto a stringere la cinghia piuttosto che a investire sui fronti sensibili della qualificazione del sistema. Ora è il momento di svoltare.
La sfida della pandemia ha determinato uno stress-test per il nostro Sistema sanitario, una prova da cui esce rafforzata soprattutto l’idea e l’esigenza di un’idea di riforma. Quando il Coronavirus sarà archiviato dovremo essere pronti a garantire cure più capillari ed efficaci al domicilio dei pazienti, ad annullare le distanze usando a piene mani le soluzioni offerte dalla telemedicina, dalle televisite e dalla teleassistenza, ormai codificate anche in norme, leggi e linee guida. E’ tempo di concentrare le risorse sulla qualificazione dell’offerta, sul personale, sulla prevenzione e sull’educazione a nuovi stili di vita riservando i servizi di ricovero ospedaliero all’emergenza urgenza e alle acuzie.

I 19 profili sanitari che rappresentiamo sono l’ossatura di un sistema sanitario che vuole essere realmente per il cittadino e al servizio della salute collettiva. Profili che, va sottolineato, sono coinvolti a pieno titolo nell’assistenza ai cittadini in prima linea nei reparti Covid e nei pronto soccorso nella qualificata interlocuzione con Asl e Regioni. Noi intendiamo collaborare sempre più con la controparte pubblica per la qualificazione del Servizio sanitario regionale.
Superato questo scoglio e in vista della campagna vaccinale estesa all’intera popolazione si profila ora un traguardo ancora più ambizioso: approdare a un riforma sostanziale del Servizio sanitario che tenga conto dei nervi scoperti dell’organizzazione dell’assistenza mostrati durante l’emergenza pandemica:
Con i fondi del Recovery Fund non è più procrastinabile una riforma che proceda rapidamente al potenziamento dei servizi del territorio, alla riorganizzazione dell’assistenza di prossimità domiciliare e ambulatoriale per i cittadini anziani, i fragili e i cronici, alla qualificazione della formazione universitaria che contemperi, anche sul fronte dell’insegnamento, l’impiego di figure altamente qualificate ormai tutte inquadrate in un recinto di formazione universitario al pari delle altre professioni di area medica e sanitaria.

In questo quadro il tassello ancora da posizionare è quello del reclutamento. I concorsi si contano sulle dita di una mano Profili spesso assunti con avvisi pubblici a tempo determinato a soddisfare un fabbisogno certo e reale ma collocato in un alveo di precarietà di lavoro e anche di soddisfacimento di bisogno di salute sesso relegato alle attività del privato accreditato. Un fabbisogno invece da tradurre in assunzioni a tempo indeterminato per rendere stabile l’offerta assistenziale pubblica
(Aiutarsi con esempi concreti nell’ambito della fisioterapia, della radiologia). Le assunzioni non possono essere relegate a una funzione residuale . Il fabbisogno va soddisfatto pianamente per garantire la qualità dell’assistenza.

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