martedì, Ottobre 19, 2021
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La divulgazione scientifica ai tempi dei social: l’esperienza di Pillole di ricerca scientifica.

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In un’epoca sempre più digitale, spesso navigando sul web e social ci si ritrova a districarsi tra falsi miti e verità in diversi ambiti. In particolare il ramo scientifico è divenuto, soprattutto in relazione all’attuale situazione influenzata dal covid-19, un campo oggetto di teorie, pensieri e movimenti alquanto bizzarri e privi di fondamento scientifico. Nasce così un progetto molto interessante e primo nel suo genere che sta avendo un importante riscontro di pubblico: “Pillole di ricerca scientifica” con l’obiettivo di fare divulgazione scientifica nel complesso mondo dei social networks.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare il dottor Federico Pio Fabrizio, fondatore del progetto e dei relativi canali social, che ci ha illustrato la sua attività.

Salve dottor Fabrizio, di cosa si occupa? Si presenti.

Salve e grazie per l’invito a questa che sarà una piacevole intervista.  Sono il dottor Federico Pio Fabrizio, attualmente assegnista di ricerca post-dottorato e biologo specializzando in Patologia Clinica e Biochimica Clinica. Lavoro presso la Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo (FG) e mi occupo dell’analisi e caratterizzazione delle mutazioni genetiche e modificazioni epigenetiche nel tumore al polmone allo scopo di individuare quei marcatori prognostici nell’ambito della risposta alle terapie convenzionali e a bersaglio molecolare.

Dottor Fabrizio, compatibilmente alla sua attività lavorativa, ha avviato un progetto sui social. Come è nata l’idea di Pillole di ricerca scientifica?

Durante il primo periodo di lockdown sono stato spinto da alcune persone a me care a comprendere quelle che erano le preoccupazioni generali: mettere a disposizione di tutti, con competenza e professionalità, uno strumento utile di aggiornamento scientifico. E, dal momento che eravamo in una fase di vita dove l’unico mezzo per comunicare era quello social, allora ho pensato che davvero potesse essere un’ottima idea. Anche perché ci avrebbe aiutato a ridurre le “distanze fisiche”. Quindi ho iniziato a creare i primi contenuti avendo un buon riscontro. E non mi sono più fermato. E’ la passione e lo spirito critico che mi guidano e, che poi, pensandoci, rappresentano le basi del mio lavoro. A dirla tutta, è stato un connubio di più fattori. Tutti importantissimi.

Quali sono gli argomenti trattati? E in che modo?

Non c’è un tema fisso. Anche per non rendere monotematica la proposta in pagina. Sicuramente l’argomento più richiesto sono i vaccini e gli effetti correlati alla COVID-19 ma, come accennavo, non si limita a questo. Raccontare la scienza ogni giorno implica discutere anche su tante altre novità dalla ricerca: ad esempio meccanismi e terapie geniche nello studio dei tumori, rubriche di metodologia di laboratorio e curiosità dal mondo della microscopia. Il format è variabile: i contenuti sono sotto forma di post o video. Troverete anche un ciclo di dirette che ho avviato con professori universitari di fama nazionale ed internazionale. Ma ancor più interessante sono le storie a cui mi dedico giornalmente: commento e riassumo un paper scientifico a scelta della community. Insomma, non mancano le idee ed è un motivo in più per fare un salto.

Quanto è difficile fare divulgazione in un mondo diverso e non del “settore”?

Molto. L’idea è di rendere coesa la community con uno stile comunicativo ricco di concetti scientificamente chiari e sani. Il messaggio deve essere arrivare a tutti: abbiamo formazioni scientifiche e culturali ben differenti ma questo non deve essere penalizzante. Il concetto di eterogeneità invece dovrebbe seguire un solo linguaggio: quello della scienza. E la scienza non è un’opinione. Semplificare le news scientifiche di modo da renderle fruibili. Certamente le responsabilità e le pressioni non mancano e, nonostante si tratti di un’attività gratuita sui social, non c’è stato un giorno in cui mi pento di aver avviato questo progetto: aggiornarmi e aggiornarvi con fonti scientifiche accertate, combattendo la disinformazione sui social. E ce la sto mettendo tutta.

Le capita spesso di smentire fake news?

Beh, molto spesso. Quante volte abbiamo incontrato un “cugino informato” o qualcuno sul gruppo whatsapp di famiglia o di amici che ci ha terrorizzati con l’ennesima bufala sui vaccini e sul covid? E per contrastare le fake news, con alcuni professionisti del settore, abbiamo deciso di realizzare un manuale dal nome “Autodifesa Verbale dai Complottisti”. E’ una guida ironica dove sono raccolte le bufale più incredibili (il virus che non esiste, le cure che ci vengono negate, il vaccino che ci rende schiavi ogm e tanto altro) ed ovviamente smontate con il metodo scientifico. Anche perché i complotti, alla fine, vengono a galla.

Fake news che possono essere pericolose e dannose soprattutto in questo periodo storico delicato. Cosa ne pensa?

E’ vero perché possono minare la credibilità scientifica per chi è fuori da questi temi. E non a caso la disinformazione che dilaga tra social e titoloni da giornale in prima pagina, sta giocando un brutto scherzo. Il clima attuale costituisce un terreno particolarmente fertile per teorie complottiste e i fatti con spiegazioni tendenziose e mirabolanti su dove avrebbe avuto origine il virus e su chi è il presunto responsabile della sua diffusione. La crisi del coronavirus ha provocato  un aumento dell’incitamento all’odio, continuando ad alimentare disinformazione e, ancor peggio, ignoranza. Ed è proprio lo scopo della pagina quello di aiutare i cittadini a riconoscere e sfatare queste teorie. Ma per fortuna che la stragrande maggioranza della gente è intelligente e crede nel duro e silenzioso lavoro della scienza.

Qualche dato alla mano: oltre settantamila followers sulle piattaforme social, migliaia di interazioni giornaliere, vari canali di divulgazione attivi. Dove e come seguirla quotidianamente?

Certo, il numero fa la sua parte ma non è tutto. E’ il continuo mettersi in gioco, accettando critiche e consigli che ti sprona quotidianamente. Credo che il rapporto con la community debba essere schietto e trasparente: è lo “zoccolo duro” chi ti segue con piacere ed interesse che realmente conta. E chi si fida di te ed apprezza il tuo lavoro, ti sosterrà sempre. Essere disponibili è molto raro ad oggi, senza chieder nulla in cambio. Ormai il progetto social di “Pillole di Ricerca Scientifica” è sbarcato non solo su Instagram e Facebook ma anche su Telegram. Non mi pongo limiti, questo è certo.

Quali sono i progetti futuri? Dobbiamo aspettarci delle novità interessanti?

Ce ne sono tanti. Ma riuscirne a realizzare una metà di quelli che ho in mente, sarebbe fantastico. Intanto sono partito con le registrazioni del podcast “Pillole di Ricerca Scientifica”. Non vedevo l’ora di mettermi alla prova e proporre contenuti più curati ed approfonditi, rispondendo alle domande più frequenti del momento: dai vaccini anti-COVID tra bufale e falsi miti, agli effetti e alle conseguenze del long-COVID sino ad arrivare alla questione della somministrazione della terza dose. Le prossime puntate saranno riservate ad altri argomenti non strettamente legati alla COVID. Lo definisco un viaggio al passo con la scienza: la speranza è che possa emergere un messaggio chiaro e fresco in un marasma di notizie superficiali e incomprensibili. Lo trovate disponibile su piattaforme che già conoscete (Spotify, Google Podcast, Apple Podcasts e tante altre). Altro progetto che vorrei realizzare è organizzare workshop e congressi (magari in presenza) a partire dalle tante collaborazioni ed amicizie che ho stretto sui social con professionisti in materia scientifica. Insomma ci sarà da divertirsi. Le sorprese non mancheranno, vedrete.

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