martedì, Ottobre 19, 2021
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Infermieri italiani tra i meglio formati e più competenti ma ancora tra i meno pagati rispetto alla media europea

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Valorizzazione della professione infermieristica: il sistema retributivo dell’intera categoria è al palo da tempo e l’impianto delle norme è contraddittorio. Gli infermieri italiani, quelli che buona parte del mondo ci invidia per preparazione e competenza, quelli che si sono sentiti chiamare “Eroi” e promettere riconoscenza da più parti durante l’immane sforzo della pandemia, continuano ad essere tra i professionisti meno pagati d’Europa. E nel giorno della paga continuano a raccogliere briciole.

LA BUSTA PAGA
In Italia un infermiere guadagna in media circa 27.382 euro l’anno, rispetto ai 32.092 euro della Francia, ai 34.212 euro della Spagna, agli oltre 45mila euro della Germania e ai 48.167 euro dell’Irlanda. Per non parlare del Lussemburgo, dove gli infermieri guadagnano circa 91.290 euro l’anno. Questi gli ultimi dati dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) rilevati durante il 2019 che evidenziano una evidente disomogeneità tra gli stipendi degli infermieri in Europa e che vedono l’Italia agli ultimi posti della classifica seguita solo dalla Grecia (19.067 euro) e dall’Estonia (16.653 euro).

LE MANSIONI
Ma non sono solo gli stipendi ad essere al di sotto della media europea (circa 40.513 euro). Gli infermieri italiani sono anche fortemente demansionati e sottodimensionati. Anche questo nodo, di cui si discute da anni, è ancora irrisolto e non si riesce a trovare evidentemente interlocutori interessati alla sua risoluzione.
Gli infermieri italiani quindi sono pochi, lavorano molto di più di quanto dovrebbero, svolgono spesso anche mansioni proprie di altri professionisti e guadagnano molto meno dei colleghi europei. Una tempesta perfetta: difficile, visto lo stato delle cose, parlare allora di crescita professionale, rilancio della categoria ed elevazione” degli standard assistenziali di cui un po’ tutti si sono riempiti la bocca soprattutto in questo quasi anno e mezzo di pandemia da Covid-19. Eppure l’intera categoria ha davvero risollevato le sorti del Paese in questo frangente di crisi. Al di là delle euforie emotive del momento gli infermieri italiani hanno sempre dimostrato di essere schierati in prima linea giorno e notte, accanto ai malati, impegnati a soddisfare i loro primari bisogni di salute, sacrificando tempo libero ed affettiì e rimettendoci qualche volta anche la vita.
È arrivato il momento, insomma, di partire dagli infermieri per ridefinire i livelli di retribuzione di tutti i profili sanitari e in tutti i livelli economici. Urge rivedere la classificazione del personale sanitario tenendo presente i livelli di acquisizione di competenze, formazione ed esperienza che garantiscano passaggi di livelli retributivi coerenti con gli sforzi e gli apporti profusi nei livelli di attività. Un riordino necessario oltre che utile non solo per i professionisti ma per la tenuta dei livelli essenziali di assistenza.

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