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Inaugurato a Bisaccia il primo Ospedale di Comunità della provincia di Avellino

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È stato inaugurato mercoledì 10 Novembre alle ore 12 presso la Struttura polifunzionale per la Salute “Di Guglielmo” di Bisaccia (ex presidio ospedaliero dell’Asl Avellino) il primo Ospedale di Comunità della provincia di Avellino. È il secondo della Regione Campania e i 10 posti letto che mette a disposizione sono riservati a pazienti che necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica o di assistenza e sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio (idoneità strutturale e/o familiare), nonché di assistenza medica programmata o su specifica necessità. Il ricovero è possibile fino ad un massimo di 20 giorni (implementabile fino ad altri 10) distribuiti in 5 unità (camere con servizi).

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L’OdC si aggiunge ai servizi già attivi e programmati presso la struttura polifunzionale, conferendo così nuove caratteristiche ospedaliere, sia pure nell’ambito della medicina territoriale; da tempo infatti è già attivo l’Hospice e il punto di emergenza territoriale (Psaut) oltre al Poliambulatorio, al Centro vaccinale, al Consultorio, alla Speciale Unità di accoglienza permanente per le persone in stato vegetativo e di minima coscienza (Suap), alla Rsa Disabili e alla Struttura intermedia Riabilitazione psichiatrica estensiva (Sire). Dopo l’attivazione dei posti letto dell’Ospedale di Comunità, resterà da realizzare l’ultimo obiettivo programmato nel 2018, ossia le Unità complesse di Cure primarie (Uccp), con la messa in rete dei medici di medicina generale.
Di fatto i servizi e le modalità di erogazione rendono l’Ospedale di Comunità una realtà centrale della rete assistenziale, un importante continuum tra Ospedale e territorio previsto, tra l’altro, anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che in quest’ambito si pone proprio quale obiettivo prioritario quello di riportare tempestivamente il paziente al proprio domicilio in strutture territoriali, evitando nuovi ricoveri.

Il progetto, realizzato con i fondi del Progetto pilota dell’Alta Irpinia, coinvolge i medici di medicina generale operanti nei 25 Comuni del Distretto di Sant’Angelo dei Lombardi ed i medici di continuità assistenziale dei presìdi distrettuali. Inoltre, l’Ospedale di Comunità opererà a titolo sperimentale per 24 mesi, con ulteriori 12 mesi consentiti per aggiornamenti o adeguamenti a nuove norme.
Nello specifico la struttura dispone dell’area accoglienza, spazi per i servizi di supporto, area per le attività sanitarie, per la residenzialità e la mobilizzazione del paziente. È disponibile inoltre la strumentazione necessaria a garantire attività diagnostiche e di monitoraggio, oltre ad un laboratorio diagnostico e un servizio radiologico di primo livello.

L’attivazione dell’OdC rappresenta un segnale importante, soprattutto per il fatto che questa struttura sia stata aperta nelle aree interne e in particolare in un territorio come quello dell’Irpinia orientale, che in fatto di sanità ha subìto in passato importanti tagli ai servizi sanitari.
Sicuramente si è sulla giusta strada, anche se, nonostante la Pandemia, ancora non si è riusciti, al Sud come al Nord, a colmare il gap tra personale ed esigenze delle strutture sanitarie. Le più svariate tipologie di contratti di lavoro hanno spesso favorito il precariato, in un settore, come quello sanitario, dove invece la continuità assistenziale e la qualità dei servizi erogati deve essere garantita anche e soprattutto attraverso operatori sanitari strutturati, competenti e continuamente formati ed aggiornati.

D’altronde gli Ospedali di Comunità sono stati concepiti per allentate la pressione sui pronto soccorso sommersi dagli accessi impropri, sui reparti ospedalieri e sulle prestazioni specialistiche, ma anche per favorire il passaggio graduale alle cure domiciliari degli ammalati che provengono dai reparti per acuti. Ma tutto questo è possibile solo attraverso la presenza di operatori sanitari in numero adeguato e ben inseriti ed integrati nei diversi Team multidisciplinari. La medicina di prossimità quindi ha bisogno di professionisti e risorse.

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