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Inaugurata la “Sala Sollievo” presso il Pronto soccorso dell’Ospedale di Piacenza

In un tempo, quale quello attuale, in cui si assiste sempre più frequentemente alla “medicalizzazione” ed “ospedalizzazione” della morte, il Pronto Soccorso assurge sempre più frequentemente a “luogo del morire”.

È in tale ottica che nasce la “Sala del Sollievo”, inaugurata l’11 Novembre scorso, dall’Azienda Usl di Piacenza e l’associazione “Il Pellicano Piacenza Onlus”, in occasione della Giornata nazionale delle cure palliative presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza. Un taglio del nastro simbolico, considerato che la Sala del Sollievo era già attiva e ha già ospitato circa 50 pazienti.

Un luogo silenzioso e riservato in cui accogliere pazienti e familiari in un momento difficile come quello del fine vita. La Sala del sollievo è una stanza pensata e strutturata per ospitare persone che giungono in Pronto soccorso in condizioni di fine vita. Uno spazio dedicato, studiato nei minimi dettagli grazie alla preziosa collaborazione dell’associazione Onlus “Il Pellicano Piacenza” e della presidente Maria Angela Spezia che ne ha curato gli arredi per rendere la stanza ancora più accogliente ricreando un ambiente sereno e ospitale, lontano dai rumori e dalla luce artificiale del reparto.

Aperta ai familiari 24 ore su 24, senza limite numerico, la Sala del Sollievo nasce da un profondo senso di rispetto nei confronti del fine vita e garantisce silenzio, intimità, tranquillità, accudimento e ascolto, in accordo con il modello delle cure palliative, che richiedono una grande vicinanza e un basso impatto tecnologico. Un luogo in cui viene preservata la dignità del paziente, evitando cure inappropriate. Nella stanza infatti, non ci sono monitor, ma solo un grande murales realizzato da Eleonora Rossi, infermiera del reparto. Il disegno rappresenta un momento di passaggio, un’attesa e un cambiamento.

Alla presentazione della Sala del Sollievo sono intervenuti il direttore generale Ausl Paola Bardasi che ha volto in primo luogo ringraziare quanti hanno lavorato per realizzare la Sala del sollievo. “Una realtà che già da tempo è al servizio delle persone che ne hanno necessità perché, com’è da sempre nel DNA di questa azienda le presentazioni ufficiali preferiamo farle non alla posa dell’ultima pietra ma quando i servizi sono funzionanti”. Il direttore Andrea Vercelli e la coordinatrice Pronto soccorso Paola Nassani, nel sottolineare l’importanza di un luogo appartato per accogliere pazienti e familiari in un momento così delicato come il fine vita, hanno ringraziato la dottoressa Erika Poggiali che, affiancata da Raffaella Bertè responsabile delle Cure palliative, ha formato il personale e stilato le linee guida adottate dal Pronto soccorso.

Parole di grande emozione quelle pronunciate dal presidente associazione Il Pellicano Piacenza Onlus Maria Angela Spezia che ha ricordato come “Il Pellicano nasce per far sentire ai pazienti meno possibile il peso del ricovero. Abbiamo iniziato con i bambini e siamo molto felici di aver partecipato a questo progetto che verrà completato con altri piccoli interventi per far sentire, per quanto possibile, meno soli pazienti e familiari”.

Concetto ripreso da Maria Gaetana Droghi, responsabile Innovazione e sviluppo organizzativo professionale della Direzione delle professioni sanitarie, e dalla responsabile delle cure Palliative Raffaella Bertè che ha ricordato come la fine vita sia un tema che accomuna tutte i reparti “pertanto il mio auspicio che questo percorso di approfondimento e formazione sia abbracciato sempre di più”.

Un grazie ai sanitari e a tutti i professionisti dell’Ospedale lo hanno espresso anche il presidente Consiglio Comune di Piacenza Paola Gazzolo e il presidente Conferenza territoriale socio sanitaria Lucia Fontana.

Il Progetto e la Responsabilità di chi è chiamato ad assistere

Il Codice Deontologico dell’Infermiere all’articolo 24 recita: “L’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale, della pianificazione condivisa delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale. L’Infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento della persona assistita nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto.”

Accogliere, ascoltare, assistere, comunicare, lenire attraverso modalità relazionali e gesti, i pazienti e i familiari nella fase terminale della vita e nelle prime fasi di elaborazione del lutto. Sono dunque queste le principali attività che sono chiamati ad espletare i professionisti sanitari che operano nell’ambito dei servizi di Pronto Soccorso. Il tutto considerando che una delle caratteristiche costanti dell’evento morte nei servizi di Pronto soccorso è l’assenza della conoscenza biografica della persona morente e dei suoi cari, così come lo spazio temporale limitato in cui si svolge il morire. Peculiarità queste, che rendono ancor più complicata l’assistenza da erogare.

In tale ottica, il personale del Pronto soccorso è stato adeguatamente formato dall’unità operativa di Cure palliative; in particolare dalla psicologa della rete delle Cure palliative per approfondire le competenze comunicative nei confronti del paziente e della famiglia. Dal percorso di approfondimento sono state condivise alcune linee guida per garantire al malato allo stadio terminale i trattamenti più adeguati alla sua specifica condizione clinica. Una necessità questa che nasce da una riflessione di un gruppo infermieri, che dopo anni di lavoro nell’emergenza sanitaria e durante l’esperienza pandemica, ha sviluppato un’urgente necessità di umanizzare la fase terminale della vita, rispettando la dignità del paziente, in un luogo frenetico e tecnicistico come il Pronto soccorso.

La proposta e la realizzazione di tale progetto è stata accolta e sviluppata dalla Direzione delle Professioni Sanitarie dell’AUSL di Piacenza e dall’Equipe medico-infermieristica del Pronto Soccorso.  La Sala del Sollievo è dedicata a coloro che giungono in condizione di fine vita o che necessitano di sedazione terminale, affinché possano trovare conforto nell’affetto dei propri cari in un ambiente intimo e di ascolto, in un’area poco affollata del Pronto Soccorso, sempre aperta ai familiari, senza limite numerico e di tempo, priva di monitor, orologi, telefoni e rumori riconducibili all’attività di questo servizio.

Il team assistenziale è composto da infermieri e medici formati attraverso un percorso dedicato, organizzato dalla Direzione delle Professioni Sanitarie in collaborazione con il Team Aziendale delle Cure Palliative, finalizzato a offrire strumenti utili per rispondere in modo personalizzato, dal punto di vista relazionale e terapeutico, alle necessità del morente e dei familiari.

Uno dei primi esempi di cure palliative in un DEA

Nello specifico, la Sala del Sollievo è dedicata ai pazienti affetti da patologie croniche e invalidanti, che si presentano in Pronto soccorso con sintomi resistenti alla terapia e che necessitano di una sedazione palliativa profonda. Ma può anche accogliere persone che si rivolgono al reparto per una sedazione di emergenza, come una grave emorragia, crisi respiratoria o uno stato di shock irreversibile.

Per tutte queste tipologie di pazienti, lo sforzo del personale è quello di garantire una presa in carico clinico-farmacologica adeguata al fine vita “Abbiamo cercato di creare uno spazio nel Pronto soccorso, evidenziano i sanitari, dove il fine vita potesse essere un momento vissuto in modo intimo dai familiari, lontano dai campanelli che suonano, il sovraffollamento delle aree, il telefono che squilla a ogni ora, e quella terribile luce artificiale che conosciamo bene e che è capace di annullare il giorno e la notte uniformando il tempo”.

La Sala del Sollievo è gestita dai medici, infermieri e operatori sociosanitari del Pronto Soccorso secondo un percorso codificato, e al progetto, oltre alle equipe del Pronto soccorso (diretta da Andrea Vercelli e coordinata da Paola Nassani) e di Cure Palliative (diretta da Raffaella Bertè, con Davide Cassinelli come case manager), hanno partecipato la Bed manager Damiana Muroni e Maria Gaetana Droghi, responsabile Innovazione e sviluppo organizzativo professionale della Direzione delle Professioni sanitarie).

Non da ultimo, quando non è occupata, la stanza può anche accoglie le vittime di violenza.

“Quella realizzata all’Ospedale di Piacenza è uno dei primi esempi in Italia di cure palliative in un dipartimento d’Emergenza”, citata come best practice da Luciano Orsi, direttore della Rivista Italiana di Cure palliative e membro della Società Italiana di Cure palliative (SICP). “L’istituzione di una apposita sala del sollievo per tali malati e la disponibilità di una IO per l’attuazione della sedazione palliativa in caso di sintomi refrattari rappresentano una garanzia per il controllo della sofferenza e il mantenimento della dignità del morire in fase terminale anche all’interno di un setting molto peculiare come il DEA” sottolinea lo stesso Orsi.

La sala del sollievo quindi, intende “riumanizzare” il fine vita evitando sia l’accanimento terapeutico sia la medicalizzazione della morte, nel rispetto indiscutibile della dignità del paziente, non più per “sanare vitam”, bensì “sedare dolorem” nel senso più vero del termine e con gli strumenti a disposizione in Pronto Soccorso, compresa la sedazione palliativa profonda continua, come stabilito dalla legge n. 219 del 22 dicembre 2017.

Il progetto è ambizioso e mira a riportare il malato e il suo mondo al centro del percorso di cura, riprendere ad ascoltare le sue esigenze e quelle dei suoi familiari, offrendo loro la miglior cura possibile anche e soprattutto quando si tratta di fine vita in Pronto Soccorso.

Citando le parole di Papa Francesco usate in occasione del meeting europeo della “World Medical Association” sulle questioni del “fine-vita” il 17 novembre 2017, ci piace pensare che stiamo usando quel “supplemento di saggezza” che ci consente “di evitare l’insidiosa tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”.

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