sabato, Gennaio 22, 2022
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In vista una svolta nella lotta al virus

di Lorena Bassis

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Due nuovi farmaci antivirali entrano in scena, sono di facile somministrazione e i trials fanno ben sperare per quanto riguarda la loro efficacia nel ridurre i casi di grave malattia Sars-coV-2 correlata.

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Sono ormai quasi due anni che cerchiamo di arginare l’epidemia da Covid-19. Dopo l’introduzione dei vaccini, che si sono dimostrati efficaci a contrastare l’avanzata del virus, e la conseguente vaccinazione di massa, si spera ormai di porre fine a questo lungo incubo.
Ma, mentre si vocifera il possibile scoppio di una “quarta ondata” in Europa, da altri fronti arrivano buone notizie circa la recedente scoperta di nuovi farmaci antivirali, capaci di ridurre i sintomi severi una volta contratta l’infezione.
Si tratta di due farmaci orali elaborati da Merck e Pfizer, rispettivamente il Molnupiravir e il Paxlovid.

La pillola Merck è stata già approvata dalle autorità sanitarie inglesi, mentre si aspetta il via libera dell’Ema, che sta esaminando i nuovi studi a riguardo, sia per la sua immissione in commercio, ma anche per l’elaborazione di possibili linee guida per il precoce impiego della pillola in situazioni di emergenza da parte degli Stati Ue.
Il farmaco, un analogo delle basi azotate, induce mutazioni nel genoma virale impedendo alla Rna polimersasi del virus di funzionare correttamente. Si è dimostrato efficace nel 50% dei casi nel ridurre l’ospedalizzazione e la mortalità nei pazienti infetti ad alto rischio, se somministrato entro 5 giorni dai primi sintomi. Preoccupante risulta però, la probabilità di indurre mutazioni pericolose, per l’azione del farmaco sul patrimonio genetico del microrganismo, creando quindi possibili nuove varianti. E non poter, ad esempio, essere somministrato alle donne in gravidanza per gli stessi motivi.

Più promettente e più sicura appare invece la pillola ideata da Pfizer, appartenente alla classe degli inibitori delle proteasi. Anch’essa è stata studiata su pazienti ad alto rischio (età maggiore di 60 anni, diabete, obesità, cardiopatie) e dimostra una notevole efficacia nel ridurre morte e ospedalizzazione, fino all’89% se data entro 3 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi, e dell’85% entro i primi 5.
Il trattamento consiste in 30 pillole, somministrate in 5 giorni, che includono 10 pillole di Ritonavir, un vecchio farmaco anti-Hiv, l’unico sopravvissuto al trattamento empirico di Sars-Cov-2 e che aumenta l’emivita del farmaco Pfizer nell’organismo potenziandone gli effetti. Anche possibili effetti collaterali risultano irrilevanti, soprattutto se paragonati ai benefici della terapia con il farmaco. Le protesi sono enzimi che digeriscono le proteine virali implicate nell’ingresso e fuoriuscita del visir dalle cellule ospiti infettate. E sono la strategia con cui è stato in qualche modo reso innocuo e non infettante il virus dell’Aids contro cui non ci sono vaccini.

La vera rivoluzione sta nel fatto che il paziente, nei prossimi mesi, potrà comprare il farmaco in farmacia e farne uso direttamente a casa propria, superando quindi le difficoltà e le scomodità del trattamento con anticorpi monoclonali, dispensato in ospedale per infusione intravenosa. In pratica il vantaggio è la possibilità di un trattamento domiciliare. Va tuttavia chiarito che non si tratta di un farmaco preventivo e che molte forme di Covid scorrono silenti fino alla ospedalizzazione quando questi farmaci non sono più attivi. Dunque la vaccinazione resta l’unico rimedio su larga scala in grado di svolgere una funzione di superamento dell’attuale pandemia per andare verso una endemia da Covid.

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