martedì, Agosto 9, 2022
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Il Gilet Anti-aggressioni per gli Operatori sanitari. Al via a Bologna la sperimentazione

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Anna Di Gisi
Anna Di Gisi
Direttore delle Attività Teorico - pratiche e di Tirocinio CdL Infermieristica dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" presso la Sede formativa dell'AORN "S.G. Moscati" di Avellino; docente a contratto di Scienze infermieristiche generali, Teoria del Nursing ed Organizzazione della professione infermieristica.

I professionisti sanitari sono sempre più al centro di violenze fisiche e verbali. E le minacce che quotidianamente sono costretti a subire sono oramai all’ordine del giorno soprattutto per coloro che operano nei Pronto soccorso. E dalle minacce al contatto fisico il passo è breve. La legge che due anni fa ha inasprito le pene per gli aggressori non sembra essere riuscita nell’intento di ridurre l’incidenza dei casi di violenze e aggressioni perpetrate ai danni dei camici bianchi che continuano a registrarsi soprattutto nei pronto soccorso e sul personale del 118.

I DATI

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Dati FNOMCeO documentano un numero complessivo di 7.400 infortuni codificati come aggressioni, prendendo in considerazione tutte le categorie professionali e tutte le modalità. Ad avere la peggio sono le donne il 56% dei casi totali di aggressioni. Il maggior numero di casi sono inoltre a danni di infermieri. La medicina primaria conta un minor numero di aggressioni rispetto alle prime linee degli ospedali ma u questo fronte i più esposti al rischio sono soprattutto i medici di Continuità assistenziale, che sostituiscono i Medici di famiglia la notte e nei festivi, il 65% dei quali di sesso femminile. Il report Fimmg Settore Continuità Assistenziale del 21 gennaio 2020 descrive gli atti violenti, tra cui tre omicidi, commessi da utenti nei confronti dei medici cui si erano rivolti per ricevere assistenza.

Nel 2021 presso l’Ausl di Bologna ci sono state 248 segnalazioni di violenza da parte degli Operatori sanitari, di questi 74 casi hanno riguardato la violenza fisica. In 48 di questi casi è stato necessario ricorrere all’intervento delle forze dell’ordine. Presso il Policlinico Sant’Orsola Malpighi invece, negli ultimi tre anni, si sono registrate almeno tre segnalazioni di aggressioni al mese, e si è registrato un atteggiamento sempre più violento nei confronti degli Operatori sanitari, complice anche la Pandemia in corso che dura oramai da oltre 2 anni.

ESCALATION IN PANDEMIA

Gli episodi di violenza fisica sono passati dal 5% del totale delle segnalazioni ricevute nell’anno 2019, al 26% del totale delle segnalazioni registrate nel 2021.
A Napoli nel 2021 si sono verificate circa 60 aggressioni ai camici bianchi, il 70 per cento delle vittime è costituito da infermieri, soprattutto donne. Il dato è emerso in occasione dell’incontro promosso dalla Scuola di Medicina dell’Ateneo Federico II di Napoli e l’Osservatorio Salute Lavoro per la Giornata del 12 marzo. “Bisogna approfondire e riflettere su cosa fare per arginare questo fenomeno di inciviltà – ha detto Maria Triassi, presidente della Scuola universitaria – fenomeno peggiorato dallo scoppio della pandemia. Occorre agire sulla leva della formazione ed educazione dei giovani. Agire violenza contro i sanitari non solo è grave ma inconcepibile, un paradosso oltre che una viltà. Un Paese civile non può accettare che ciò accada”.

L’ORDINE DEI MEDICI

E nella giornata del 12 marzo è sceso in campo anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli Bruno Zuccarelli che ha incontrato gli studenti di quattro licei della città, il Genovesi, il Pansini, Plinio di Castellammare e Niccolò Braucci di Caivano. «Le aggressioni continuano con un’intensità che per certi versi ci scoraggia – conclude Zuccarelli – ma continuiamo ad essere in prima linea. In questi due anni non abbiamo mai mollato. Difendere i medici significa difendere la Sanità». A livello nazionale, secondo i dati Inail, le violenze contro i sanitari sono più di 5 mila l’anno. La punta si un’iceberg: uno studio condotto da sette Atenei italiani registra che il 75 per cento degli operatori sanitari vittime di aggressioni sono donne e che la maggior parte non denuncia pensando che faccia parte del lavoro in prima linea. Uno scenario avvilente appena scalfito dalla legge che due anni fa ha inasprito le pene.

IL GILET

È nell’ottica di mettere gli Operatori sanitari in condizioni di imparare a difendersi che dal prossimo mese di Aprile prenderà il via presso il Policlinico Sant’Orsola Malpighi e presso l’Azienda USL di Bologna la sperimentazione, che durerà 90 giorni, di un Gilet anti-aggressione per gli Operatori sanitari che si trovano a lavorare da soli durante il servizio. Il Gilet, che pesa solo 190 grammi, lancia un potente allarme sonoro, in parallelo all’invio di una telefonata e di un sms con coordinate Gps alla vigilanza interna e alle forze dell’ordine, con accensione di luci led lampeggianti. Il sistema rileva inoltre se la persona è a terra o immobile per troppo tempo. In questo caso, viene inviata in automatico la chiamata di emergenza. Ovviamente si tratta di un sistema utile per chi lavora da solo in una guardia medica ad esempio o per difendere una donna sola. Non utilizzabile invece in un pronto soccorso affollato.
Il Gilet è stato progettato dall’azienda D-Air lab per i runner che si allenano di notte e in luoghi isolati. E a partire da questo modello è in corso lo sviluppo del dispositivo Negroli, chiamato così in onore del milanese Filippo Negroli, ritenuto l’armoraro più famoso di sempre, vero e proprio presidio innovativo per la sicurezza dei lavoratori che applica la tecnologia D-One alle specifiche esigenze dell’ambito sanitario.

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