venerdì, Agosto 19, 2022
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Il 19 maggio si celebra la giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche intestinali

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Matteo Pio Natale
Matteo Pio Natale
Medico Chirurgo. Autore, ideatore e curatore di oltre dieci libri ed ebook scientifici. Ha condotto, inoltre, studi in Psicologia, Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia e Scienze Biologiche. Coordinatore scientifico e componente del comitato scientifico di master universitari specialistici. Ha rivestito varie cariche in qualità di componente di comitati scientifici nazionali, gruppi di lavoro nazionali, congressi e commissioni di laurea.

Oggi, 19 maggio, si celebra la giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Patologie che hanno avuto nell’ultimo ventennio un notevole incremento a livello di incidenza e prevalenza soprattutto nel mondo occidentale, con importanti conseguenze sia a livello clinico che economico-sociale. Numerose le iniziative promosse in tutta Italia per sensibilizzare la popolazione su patologie spesso sottovalutate, a partire da una conferenza che si terrà nella giornata odierna presso il ministero della salute per fare il punto su queste patologie e sul loro impatto sulla qualità di vita che vedrà la partecipazione di numerosi esperti del settore e rappresentati istituzionali.

LE MICI

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Le MICI o IBD (InfiammatoryBowelDiseases) o malattie croniche infiammatorie intestinali sono  malattie caratterizzate da un decorso clinico cronico che potremmo definire remittente/recidivante. Comprendono la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. L’eziologia è ancora sconosciuta, tuttavia vari studi hanno ipotizzato sia fattori genetici che infettivi alla base della loro patogenesi. Alcuni studi hanno, inoltre, ipotizzato un utilizzo inopportuno degli antibiotici come trigger alla base dello sviluppo dell’alterazione del microbiota intestinale in soggetti predisposti. Ipotesi, che in quanto tali, non hanno ancora trovato un riscontro oggettivo.

La massima incidenza delle MICI avviene in età giovanile, fra i 15 e i 35 anni, con ripercussioni notevoli sui soggetti e sulla loro vita quotidiana. Come detto poc’anzi, negli ultimi 15-20 anni si è registrato un notevole incremento dell’incidenza nella popolazione occidentale, mentre le popolazioni con un basso livello socio-economico sono interessate marginalmente. Interessante notare come i soggetti che da questi paesi si sono trasferiti stabilmente in paesi industrializzati abbiano sviluppato queste malattie con annesso corredo sintomatologico, confermando quindi un ruolo ambientale alla base della patologia.  Un ulteriore dato evidente è l’aumento delle MICI nella popolazione pediatrica e/o adolescenziale che pone dei nuovi risvolti e interrogativi, in virtù dei possibili problemi di sviluppo e crescita a cui possono andare incontro i bambini affetti da tali patologie.

La sintomatologia delle MICI è variegata e comprende dolori addominali di natura severa, diarrea sanguinolenta o muco-purulenta, rettorragia, sensazione di incompleta defecazione (tenesmo rettale), calo ponderale, astenia, malessere generale, febbre ecc. Sintomi invalidanti che condizionano la vita dei soggetti rendendo difficoltose anche le più comuni azioni di vita quotidiana con notevoli ripercussioni sulla sfera personale e sociale.

I soggetti affetti da malattie croniche infiammatorie intestinali necessitano di un’assistenza specifica da parte di figure specialistiche ma anche di supporto psicologico per l’impatto dovuto alla sintomatologia. Inoltre, è necessario sottoporre tali soggetti a screening del carcinoma colorettale per un maggiore rischio di sviluppare questi carcinomi.

DATI E TERAPIA

Si stima che siano 4/5 milioni nel mondo le persone affette da MICI (dati in costante aggiornamento), mentre in Italia circa 250.000 soggetti con una prevalenza a livello nazionale di  392,2 persone per 100.000 abitanti. Nel dettaglio 258,7 per la colite ulcerosa e 135 per la malattia di Chron, in linea con i dati degli altri Paesi europei.  Tali soggetti necessitano di un costante monitoraggio clinico e di terapia medica nell’induzione della remissione della malattia, nella fase attiva e nel mantenimento. I farmaci utilizzati nelle forme non complicate sono la mesalazina, corticosteroidi, immunosoppressori ed i nuovi farmaci biologici ed anticorpi monoclonali in continuo fase di studio e sviluppo. A tal proposito da marzo 2022 è disponibile e rimborsato in Italia l’ustekinumab, anticorpo monoclonale attivo contemporaneamente sulle interleuchine 12 e 23 per il trattamento dei pazienti adulti con colite ulcerosa attiva di grado moderato e grave refrattari alla terapia medica convenzionale o biologica. Nei casi refrattari a terapia medica e/o forme complicate con insorgenza di complicanze temibili per il paziente si può ricorrere a terapia chirurgica.

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