sabato, Dicembre 4, 2021
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Hoverboard : gli adattamenti posturali durante l’utilizzo

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Sembra quasi uno skateboard del futuro e sempre più sta spopolando nel nostro paese, è apparso nelle città scatenando curiosità soprattutto nei giovanissimi che hanno fatto segnare negli scorsi mesi un vero e proprio boom di vendite. Si tratta di un mezzo di trasporto caratterizzato da una pedana divisa in due. Ogni parte è dotata di una ruota per un totale di due, di un motore e di un giroscopio per garantire l’equilibrio giusto all’utilizzatore, dal peso di 10 kg circa, gli hoverboard sono generalmente capaci di trasportare una persona a una velocità che va dai 10 ai 20 chilometri orari. Il suo funzionamento è decisamente amico dell’ambiente, si muove grazie a una batteria a litio che richiede una ricarica di massimo due ore. Pratico e facile da mantenere, inoltre, ha costi di manutenzione pari a zero. Andiamo ora ad analizzare gli adattamenti posturali che richiede il suo utilizzo; Per quanto riguarda il piano frontale anteriore e quello posteriore (Fig.1) non sono osservabili grandi alterazioni di allineamenti, gli unici adattamenti su questi piani sono dati da una base d’appoggio più larga (per avere maggiore stabilità) e la ridotta superficie d’appoggio con leggera flessione plantare.

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 Discorso diverso invece per il piano sagittale, su di esso, oltre alla flessione plantare citata precedentemente, assisteremo (in statica) ad uno spostamento del corpo sul piano frontale anteriore utilizzando il mezzo (Fig.2), questo semplicemente per mantenere la posizione ortostatica, comporterà dunque, ad un anteriorizzazione del baricentro, anteroversione del bacino, con relativo aumento di lordosi lombare, riduzione anteriore dello spazio tra i corpi vertebrali con spinta posteriore del nucleo polposo e maggior coinvolgimento dei muscoli antiversori  e del sistema posteriore volto a contrastare la forza di gravità. Maggiore sarà l’inclinazione sul piano frontale anteriore, maggiore risulterà la velocità del dispositivo negli spostamenti in avanti, partiamo infatti da un minimo di 3, 9° per cominciare a muoversi, ad un massimo di 13,3° per raggiungere la massima velocità (Fig.3). Per quanto riguarda il rallentare, il frenare e l’andare indietro anch’esso sarà proporzionato all’inclinazione del corpo sul piano frontale posteriore, maggiore inclinazione, aumentata velocità di rallentamento/arresto/indietreggiamento. Come visibile dalle immagini, assisteremo a differenza delle precedenti ad una dorsiflessione plantare, riduzione dell’inclinazione sul piano frontale anteriore con conseguente normalizzazione della posizione di baricentro e bacino, riduzione della lordosi lombare, che consentirà di frenare o indietreggiare lentamente a gradi 0,3°o raggiungere la massima velocità ad inclinazione 0,5° sul piano frontale posteriore, con relativa retroversione del bacino e spostamento posteriore del baricentro, riduzione/normalizzazione  dello spazio tra i corpi vertebrali con pressione anteriore del nucleo polposo, maggiore attivazione dei muscoli retroversori e del sistema anteriore, volto a limitare iperestensione dorsale e caduta indietro (Fig.4). Per gli spostamenti a destra e sinistra invece osserveremo un inclinazione/rotazione laterale di capo, spalle, bacino, ginocchia e caviglie verso la direzione che si vuol raggiungere, questo permette aumentando la pressione dell’appoggio plantare di svolgere il movimento dal piano frontale anteriore o posteriore su quello sagittale dove viene esercitato maggior peso. Tali movimenti, vengono accompagnati da una leggera supinazione del piede omolaterale alla zona dove si intende girare e relativa pronazione dell’arto opposto, la minima inclinazione riscontrata per avere uno spostamento è di 4,1° mentre la massima 6,5° (Fig.5). 

Tutte le angolazioni prese fin ora in esame, sono il risultato di una media fatta, pertanto potrebbero subire variazioni differenti da soggetto a soggetto, (equilibrio, riflessi, fisiologia etc.) dal dispositivo (peso/motore etc.) e dall’ambiente (superficie erbosa, cemento, parquet, gomma, pietrisco etc.) la caratteristica comune a tutti è l’instabilità che crea il dispositivo, esso infatti non permetterà mai di stare ad una inclinazione  fisiologica o 0°, se non per pochi secondi volti a rallentare, vi è però una variabile di inclinazioni, di appoggio plantare ridotto e oscillazioni, anche solo per rimanere fermi che richiedono e migliorano stabilità, riflessi, e propriocezione (dimostrabili da un mio studio precedentemente condotto). È vero che alterazione delle curve fisiologiche portano a distribuzioni anomale del carico ed eventuali problematiche ma tenute per brevi peridi come sull’hoverboard, nella ricerca di un costante equilibrio non risulterebbero dannosi a livello posturale stimolando il core (complesso muscolare coxo-lombo-pelvico che funge da stabilizzatore e “link” per il trasferimento della forza dagli arti inferiori a quelli superiori e viceversa, assume dunque un ruolo primario nella prevenzione e nel recupero di patologie muscolo/scheletriche, nel controllo posturale e nel miglioramento della performance sportiva). Un largo utilizzo invece risulterebbe controproducente per lo sviluppo globale dell’individuo, essendo infatti bambini ad utilizzarlo maggiormente potrebbe impedirne l’apprendimento ed il consolidamento degli schemi motori di base, una buona mobilità articolare e favorire tassi di sovrappeso e obesità dati dall’inattività fisica promossa dal dispositivo (con tutte le varie problematiche ad esse associate).

Bibliografia: 

Agliata G.“Le afferenze posturali”ed.Abbiabbe’2010.
Akoa”Hoverboard tutti i benefici per il nostro corpo”2018.
Toso B.“Mal di schiena-prevenzione e terapia delle algie e patologie vertebrali”ed.Terza 2013.

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