sabato, Gennaio 22, 2022
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Guarire dal cancro: il modello multidisciplinare delle Breast Unit

di Luca Ascione

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Si può guarire da un tumore?
E’ questa la domanda centrale che si pone qualunque malato a cui viene diagnosticato un cancro. Una domanda a cui si cerca risposta nella storia degli altri, di chi ha vinto una battaglia che sembrava impossibile addirittura iniziare. Molteplici sentimenti contrastanti si susseguono nel profondo della personalità di ognuno quando si una brutta notizia. Sentimenti che pescano nelle risorse individuali divaricate tra l’angoscia e la paura e la voglia di vincere e tornare a vivere pienamente. Se ciò è accompagnato dalla presenza di una patologia in una parte del corpo particolarmente sensibile, il tutto assume un significato ancora più preoccupante. E’ il caso del tumore al seno.
Donne che vivono la loro femminilità legate al seno sin dalla loro adolescenza e che poi si trovano a fare i conti contro una patologia che può tradirle devono combattere anche con il sentimento di alterazione del proprio schema corporeo, della loro stessa identità e integrità fisica.

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“Cosa succederà? Cosa mi succederà?” queste sono solo alcune domande che riempiono le giornate di queste donne.
La premessa di ogni approfondimento su questo tema è bene coarto è la diagnosi precoce. L’autopalpazione eseguita sistematicamente nel corso della vita dopo la doccia al mattino consente alle donne di individuare sul nascere noduli sospetti o qualunque alterazione che deve far accendere una spia rossa a cui oggi anche con una semplice ecografia ben fatta da personale esporto può conseguire una corretta e precoce diagnosi. Intervendo in tempo prima che la lesione abbia raggiunto uno stadio successivo che in tumori in alto grado di malignità co se net di guarire senza sequele. Ma anche in stadi successivi e anche quando un tumore sia in metastasi, con la tipizzazione e la individuano del tipo cellulare consente di personalizzare la cura e di intervenire non solo con chemio e radioterapia ma anche con i farmaci biologici e l’immunoterapia. Vaste e articolato è oggi l’armamentario di cura per cui mai avvilirsi ma essere tempestivi e attenti in ogni situazione è la regola da seguire.

Breast unit
Da un punto di vista organizzativo, per rispondere a queste esigenze gli ospedali e le Asl sono state orientate da linee guida nazionali basate su nuove opportunità di cura e di assistenza che permettono alle donne di affrontare il tumore al seno con la sicurezza di essere seguite da un team di specialisti dedicati, curate secondo i più alti standard europei e accompagnate nell’intero percorso di cura e di malattia.
Parliamo delle Breast Unit, ossia strutture operative caratterizzata da un percorso multidisciplinare, ultraspecialistico ma volto a prevenire, diagnosticare, trattare patologie oncologiche del seno. E’ grazie a queste unità che la speranza si è riaccesa per moltissime donne. Nelle Breast Unit la paziente è seguita, durante tutta la fase di individuazione e analisi della problematica clinica che la riguarda ma anche in seguito, per controlli e terapie, da specialisti come l’oncologo, il radiologo senologo, il chirurgo senologo, il chirurgo plastico, il radioterapista, il nutrizionista, il fisioterapista, lo psico-oncologo, l’anatomo patologo e il medico nucleare.
La Breast Unit assicura un’assistenza totale a 360 gradi in cui le pazienti possono sentirsi sicure, capite e fiduciose. Infatti si è notato che chi si affida alla Breast Unit ha una percentuale di sopravvivenza più alta del 20% rispetto a chi si rivolge a specialisti consultati separatamente in diverse luoghi. Un esito non scontato.

L’efficacia
Allestire una Breast Unit richiede tuttavia un notevole sforzo organizzativo. Un’azienda ospedaliera che vuole inserire una Breast Unit deve rispettare alcuni criteri: deve esserci la presenza di associazioni di volontariato, bisogna raggiungere almeno più di 150 nuovi casi di tumori trattati in un anno, ossia un livello quantitativo anche di procedure eseguite tale da assicurare alti stand negli esiti. In oncologia chirurgia solo chi effettua un certo numero minimo di interventi ogni anno è in grado di raggiungere gli standard richiesti. Avere un equipe multidisciplinare come descritto prima è poi una premessa irrinunciabile. La figura di riferimento che accompagna le pazienti durante tutto il loro percorso, cioè dalla scoperta della malattia fino alle visite di follow-up, è il case manager, un infermiere senologo che su indicazione dei vari consulti dell’intera equipe programma le tappe che la paziente deve seguire.
Infatti, sin dai primi appuntamenti, la paziente riceve un’agenda in cui è già tutto stabilito: il tipo di cura da effettuare e le date dei controlli a distanza da effettuare. Per accedere alla Breast Unit, una donna deve aver avuto già una diagnosi di neoplasia mammaria all’interno della struttura ospedaliera referente del gruppo multidisciplinare o deve rivolgersi, dopo la diagnosi ad uno specialista appartenente alla Breast Unit che, dopo aver analizzato tutte le informazioni, radiologiche e anatomopatologiche, propone il caso durante una riunione multidisciplinare. Si dà così il via alla cascata di aiuti e programmazioni che la paziente dovrà seguire per tutto il suo trattamento. Verranno organizzate ulteriori colloqui multidisciplinari, sia per quanto riguarda la parte chirurgica, oncologica che radioterapica.
Ogni anno, dalla morte del Prof. Umberto Veronesi viene conferito il riconoscimento “Laudato Medico 2021”, assegnato ai medici che si sono contraddistinti all’interno delle Breast Unit.
E’ da sottolineare il lavoro svolto dal medico radioterapista: quest’anno ha ritirato il premio Giorgia Cocco della breast unit dell’Azienda ospedaliero universitaria, Ospedali Riuniti di Foggia. Le sue parole fanno sintesi sulla finalità della Breast Unit stessa: “Poter seguire una donna che affronta un problema a lei sconosciuto e donarle speranza e sorriso è la mia gioia più grande. Sapere di essere al centro della sua guarigione mi rende orgogliosa del mio essere medico. Questo mestiere è stato da sempre fortemente voluto, ho sempre avuto le idee chiare sin da ragazza: volevo essere un medico. E per questo non potevo non dare il mio contributo all’interno della “Breast Unit”. E’ il gruppo che fa la differenza, è la multidisciplinarità ad insegnare che insieme si può cambiare davvero il mondo, soprattutto quando quel mondo ha un nome e un cognome e prende vita nel corpo di una donna”.
La medicina sta facendo passi da gigante, ma ancora una volta si nota l’importanza dell’uomo nella cura delle patologie. Ancora una volta la scienza si deve inchinare alla mente umana, l’arma più efficace che nessuna macchina è in grado di replicare.

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