giovedì, Agosto 11, 2022
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Fuga di cervelli anche per le specializzazioni

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[dropcap color=”#000000″ style=”style-1″ background=”#ffffff” ] D[/dropcap]opo la laurea, per tutti, arriva il momento di decidere che direzione prenderà la propria professione. Un tema centrale soprattutto per le lauree in medicina. Molte sono le possibilità e tra tutte sempre più giovani laureati italiani prendono in considerazione la specializzazione all’estero.
Quali i motivi di tale scelta? Molte le risposte possibili; dalla curiosità di conoscere nuovi posti e culture, iniziale motivazione per proseguire con la specializzazione all’estero, alla diversa remunerazione e possibilità di un lavoro post specializzazione.
Hanno fatto scalpore, in queste ultime giornate, gli slogan della Federazione degli Ordini dei Medici comparsi su alcuni manifesti a Bari:

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Manifesti ben studiati, in cui ad alcuni giovani in camice bianco vengono affiancati i freddi numeri che evidenziano la fuga dei medici italiani all’estero…


La statistica conta in 10 mila unità i laureati che restano tagliati fuori dalle specializzazioni,e comunque le soluzioni prospettate non si limitano ad una proposta per togliere il numero chiuso; ma aumentando il numero delle borse o ancora incrementare i posti per il Corso di Medicina generale.
Secondo la Commissione UE il 52% dei medici che lasciano il proprio paese sono italiani. E’ il Veneto la regione che conta il numero maggiore di medici con la valigia (emigrano, infatti, 80 professionisti sui 1.500). Fuori dall’Europa la caccia al medico italiano parte soprattutto da Arabia Saudita, Qatar, Siria, Libia, Iraq, Sudan e Somalia.Ma quali sono le esperienze nei differenti paesi dove i giovani laureati italiani approdano per portare avanti la loro specializzazione.
Vediamo alcuni esempi: per accedere alla scuola di specializzazione in Spagna bisogna iscriversi al Mir: un esame nazionale unico per tutti, un quiz a risposta multipla. Per poter accedere al Mir sono necessari:l’omologazione del titolo italiano al corrispondente spagnolo, il certificato di laurea e degli esami sostenuti ed l’esame di lingua spagnola D.E.L.E. Lo “Speciality Training” è l’alternativa nel Regno Unito; gli italiani, per lo più, si indirizzano verso un training di chirurgia che permette loro di lavorare ogni sei mesi in diverse chirurgie fornendo una formazione per lo più completa.
I nostri studenti laureati che hanno conseguito all’estero il titolo professionale dell’area sanitaria e che intendono esercitare la professione in Italia,però devono necessariamente ottenere dal Ministero della Salute il riconoscimento del titolo… Direttiva 2005/36/CE, eh già attraverso le indicazioni contenute in tale direttiva gran parte delle specializzazioni sono mutualmente ed automaticamente riconosciute. Ma esistono alcune specialità che però non sempre trovano un corrispettivo in tutti gli Stati.

 

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