martedì, Ottobre 19, 2021
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Formazione Ecm, professioni sanitarie: in arrivo una stretta Cure territoriali, la partita per svoltare nei servizi di cura

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È in arrivo un giro di vite, a partire dal prossimo anno, sull’osservanza delle norme che in Italia regolano l’aggiornamento professionale Ecm sia per i medici sia per tutte le altre professioni sanitarie. Questi avranno 90 giorni di tempo per mettersi in regola. Previsti controlli e sanzioni per gli eventuali inadempimenti. A dirlo è il sottosegretario alla Salute Pier Paolo Sileri in un’intervista rilasciata a Quotidiano Sanità.
Sileri ha poi ribadito che il 31 dicembre è davvero l’ultima data utile per mettersi in linea con i crediti formativi pregressi non assolti. Dal 2022 partiranno controlli e sanzioni, che spettano agli Ordini. La norma prevede un illecito disciplinare che può andare dall’avvertimento alla sospensione, oltre ad una serie di ulteriori conseguenze che possono arrivare anche alla radiazione. È inoltre in corso di valutazione il coinvolgimento, nell’ambito sanzionatorio, anche delle assicurazioni professionali.

NESSUNA PROROGA

In pratica il viceministro avverte che la strada per ulteriori proroghe risulterà sbarrata. Le sanzioni andranno dall’avvertimento fino alla radiazione dall’Albo o Ordine di appartenenza. Sileri poi conferma l’orientamento, già espresso da tutti i Governatori, di una riforma in fieri e possibile della Medicina generale che potrebbe passare dall’area della medicina convenzionata a quella della dipendenza e annuncia che, per la svolta di potenziamento del Servizio sanitario nazionale, finora affidata solo ai 20 miliardi di euro del Pnrr (Piano nazionale di resistenza e resilienza) messi nel piatto dall’Ue, ci saranno anche fondi e risorse italiane destinate a svoltare per recuperare le funzioni e attività, soprattutto relative all’assistenza territoriale, finite sotto la scure dei tagli degli ultimi dieci anni.

L’ANNO DELLA SVOLTA

Insomma è questo l’anno della svolta per rifinanziare se non riformare il Servizio sanitario del nostro paese e la parte del leone sarà giocata proprio dal livello territoriale delle cure, quelle andate maggiormente sotto stress durante le fasi acute della pandemia.
Le sperimentazioni nate sul campo sul fronte della digilitalizzazione dei servizi, della dematerializzaxione degli adempimenti burocratici e dei controlli tramite la telemedicina nonché dell’innovazione tecnologica per portare a casa del pazienti il livello diagnostico e assistenziale delle cure, sono insomma adesso destinate ad essere istituzionalizzate in un nuovi piani di servizi e attività di prossimità in cui centrale sarà il ruolo non soltanto dei medici ma anche, e anzi soprattutto, delle altre figure assisteziali non solo infermieristiche, che afferiscono ad esempio alle 19 professioni sanitarie dell’Ordine Tsrm-Pstrp nato con la riforma quadro targata Lorenzin.

LE PROFESSIONI

Tecnici di laboratorio, fisioterapisti, logopedisti, terapisti e tecnici, dietisti solo per citarne alcuni, svolgeranno un ruolo centrale nelle cure di prossimità. Ma per giocare questa partita da protagonisti è essenziale una svolta anche sul fronte del reclutamento. I concorsi e le altre modalità di assunzione finora hanno premiato solo la componente medica e infermieristica che popola non solo le corsie ospedaliere ma anche ambulatori e servizi di cura domiciliari e distrettuali elle Asl. La lacuna c’è ed è evidentemente da colmare.

LA FORMAZIONE

La stessa formazione professionale, su cui il ministero sta evidentemente accenDENDO i fari, lungi dall’essere un adempimento puramente formale mira a qualificare sempre più la risposta assistenziale e sono proprio le professioni sanitarie ad assumere come detto un ruolo centrale in questa vera e propria rivoluzione in fieri. Della centralità del distretto e delle cure di prossimità rispetto ad una storica e negletta visione ospedalocentrica del nostro servizio sanitario, si parla da almeno 20 anni, eppure mai fino ad ora c’era stata una precisa volontà politica e soprattutto le risorse per capovolgere questo paradigma. L’occasione è insomma irripetibile.
Le professioni sanitarie sono mobilitate sia a livello ordinistico sia a livello sindacale per far sentire la propria voce sui tavoli che contano e per farsi trovare pronti nella fase attuativa. Servono proposte concrete, in grado di correggere il tiro delle Asl attualmente ancora ancorate al tradizionale solco della preminenza medica del Ssn.
La pandemia è stata uno straordinario stress-test per il nostro servizio sanitario nazionale e ha messo la Sanità, l’assistenza, le cure, efficienza ed efficacia delle politiche per la Salute sotto i riflettori riempiendo l’agenda delle cose da fare del Governo.
Finora si è parlato molto di investimenti, posti letto e personale ma come detto da Sileri c’è anche il fronte della formazione.

“Qui non è più possibile tacere – avverte Franco Ascolese, presidente dell’Ordine delle professioni sanitarie di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta – sull’assoluta inadeguatezza del sistema formativo per le 19 professioni da noi rappresentate. Le Università non hanno i percorsi formativi a norma, non rispondono ai requisiti previsti per le scuole universitarie e la formazione, per noi, è attiva per solo alcune delle figure. In Camopania ma anche in altre regioni assistiamo a corsi fuorilegge che utilizzano personale non titolato per organizzare i corsi e personale non afferente agli specifici profili professionali da formare. In altri casi i corsi mancano del tutto”.

Una lacuna gravissima che ministero e Regioni sono chiamati a colmare.

“Siamo impegnati con la Federazione nazionale a svoltare anche su questo fronte della formazione. Senza formazione e aggiornamento professionale un operatore sanitario non può fare fare bene il proprio lavoro – conclude Ascolese – e a pagarne le spese sono i cittadini e gli assistititi. Il passaggio successivo è che le professioni tutte, e dunque medici, infermierie e le 19 professioni afferenti al nostro Ordine, aiano equamente rappresentate e distribuite nei servizi senza infingimenti. Senza deroghe alle norme che ci sono e vanno semplicemente applicare. Le risorse culturali, le resistenze al cambiamento come anche tutte le altre forme di strisciante volontà di lasciare tutto immutato in un mondo che cambia non sono più tollerabili”.

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