venerdì, Agosto 19, 2022
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Focolai a Malta, il problema dei rientri

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Dopo gli otto casi dei ragazzi romani rientrati da Malta altri sette giovani napoletani di rientro dall’isola del Mediterraneo sono giunti al Cotugno e riscontrati positivi al Covid. “Quella dei tamponi a chi torna da viaggi in Paesi con alta circolazione del virus potrebbe essere una soluzione. Andrebbe organizzata dal punto di vista pratico. Ma la decisione spetta al governo”. Agostino Miozzo è il coordinatore del Comitato tecnico scientifico. Anche lui sta registrando i dati quotidiani di casi positivi, in cui un parte sorprendentemente consistente è rappresentata da giovani tornati dalle vacanze all’estero.

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Cosa si può fare per evitare che anche questo flusso vada a riaccendere il contagio, tenendo conto che in altri Paesi d’Europa il numero dei positivi giornalieri è molto più alto che in Italia?
«Chiariamo bene il quadro. Come Cts noi possiamo dare degli indirizzi, ma i Paesi per i quali è necessaria la quarantena devono essere decisi dal Governo. Ad esempio lo ha fatto per Bulgaria e Romania. Ma ricordiamoci che nel caso di Spagna, Francia e Grecia stiamo parlando di nazioni dell’area Schengen. Sarebbe molto delicato. Prima di porre dei limiti ai movimenti, bisogna riflettere bene. Anche perché poi sarebbe automatica la decisione di questi Paesi di imporre la quarantena a chi arriva dall’Italia».

C’è un altro problema: in ferie in questi Paesi ci sono migliaia di italiani, un’eventuale obbligo di quarantena al ritorno comporterebbe problemi per molte persone. Una parte deve lavorare, magari gestisce un negozio o un esercizio pubblico.«Esattamente, molti magari sono andati a fare la vacanze dove costava meno o, semplicemente, volevano visitare belle zone che non avevano mai visto. Ma ci potrebbe essere un’altra soluzione, suggerire, per chi rientra da alcune aree in cui si dimostra che circola il virus, di sottoporsi al tampone o al test sierologico. Diciamo che le soluzioni possono essere due: il semplice suggerimento o anche l’obbligo, ma la seconda scelta qualche problema diplomatico lo comporta».

Però è anche vero che chi torna dalle vacanze in Paesi europei con alta circolazione del virus, dovendo scegliere tra il rispetto di due settimane di quarantena chiuso in casa o il tampone, preferirebbe la seconda opzione.
«Sicuro, anche perché si avrebbero risposte importanti per la propria salute. Ripeto, noi come Comitato tecnico scientifico ancora non siamo stati chiamati in causa, se ci chiederanno dei suggerimenti, li diremo, ma certamente sono scelte molto delicate».

Il Lazio con i passeggeri dei bus che tornano da Bulgaria e Romania, ha iniziato a utilizzare i tamponi rapidi. In 20 minuti si ha un risultato. Perché a livello nazionale c’è tanta ritrosia a utilizzarli? Vero che hanno un margine di errore, però consentono comunque di trovare una parte di positivi che altrimenti sfuggirebbero. Se su 100 positivi ne trovo 60 è sempre meglio che zero.
«Il problema, con questo strumento, è rappresentato dai falsi negativi. Immagini una persona che fa il tampone, risulta negativo, si sente autorizzato a comportarsi in modo imprudente. Sarebbe difficile spiegargli che il tampone rapido ha margini di errore e che lui potrebbe essere comunque positivo»

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