venerdì, Agosto 19, 2022
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Dove mi curo? Online la mappa dei centri di chirurgia oncologica in Italia

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[dropcap color=”#000000″ style=”style-1″ background=”#ffffff” ] Q[/dropcap]uando in una famiglia arriva la diagnosi di tumore, la vita della persona e dei suoi cari viene stravolta. Dopo la diagnosi, subentra uno stato confusionale fatto di tante domande, tra le quali, le più frequenti: ‘’dove si può curare e come’’.
A partire da queste domande, la Fondazione AIOM ha provato a rispondere realizzando due sezioni del suo sito: ‘Dove mi curo’’ e ‘’Come mi curo”’, proprio per orientare i pazienti oncologici nella scelta del centro a cui rivolgersi, una scelta che può fare la differenza nella lotta contro i tumori:
‘’Il modo migliore per caratterizzare l’attività di chirurgia oncologica di un ospedale, spiega l’Aiom, è rappresentarla attraverso i suoi “numeri”, ovvero i volumi di interventi effettuati in un anno.’’
‘’ Questa scelta deve tener conto sia dei volumi di attività chirurgica, ma anche delle buone pratiche assistenziali che prima, durante e dopo l’intervento chirurgico devono accompagnare il paziente oncologico nel suo percorso di cura.’’
In Italia, nella chirurgia del carcinoma del polmone, solo il 27% degli ospedali presenta un volume di attività pari o superiore a 70 operazioni all’anno (2017). E soltanto il 23% dei centri (rispetto al 33% del 2016) esegue almeno 20 interventi annui nel tumore dello stomaco.
Dall’altro lato, l’Italia registra miglioramenti nel cancro al seno: nel 2017, il 20% degli ospedali ha effettuato almeno 150 interventi chirurgici, lo standard stabilito per legge, rispetto al 16,5% del 2015.
Non solo. La proporzione di re-interventi entro 120 giorni per carcinoma della mammella si è ridotta nel tempo, passando dal 12,3% del 2010 al 7,4% del 2017, a conferma che alti volumi di attività garantiscono migliore qualità delle cure.
Nel 2018, in Italia, sono stati stimati 373.300 nuovi casi di tumore – spiega Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione AIOM (Associazione italiana di oncologia medica) -. Sempre più spesso i pazienti richiedono informazioni sui luoghi di assistenza adeguati, spinti dalla necessità di conoscere e identificare gli ospedali specializzati nel trattamento della malattia. Tuttavia la scelta del luogo di cura deve tener conto non solo della quantità, cioè dei volumi di attività, ma anche delle buone pratiche assistenziali prima, durante e dopo la chirurgia”.
Significativo il dato sugli interventi di ricostruzione contestuale a un’operazione chirurgica demolitiva per cancro al seno, che è migliorato nel tempo, passando dal 35,5% del 2010 al 50% del 2017. Questa procedura consente di semplificare il processo ricostruttivo dell’organo e di ridurre l’impatto psicologico e sociale dell’intervento. Vi sono però, avverte Nicolis, “notevoli differenze territoriali, anche all’interno di una stessa Regione. L’Umbria e la Provincia Autonoma di Trento riportano il 70% di ricostruzioni contestuali rispetto al 26% di Calabria e Campania”.
Il sito di Fondazione Aiom, nelle sezioni dedicate, utilizza i dati forniti dal Programma Nazionale Esiti (Pne) dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas). I dati sono suddivisi per Regione e per intervento chirurgico, riportando i dati degli ospedali che effettuano un numero totale di interventi superiore ad una determinata soglia.
La soglia chirurgica per ciascuna patologia oncologica è stata individuata da alcune fonti nazionali, come il Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70 (Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) e, nel caso di assenza di un riferimento nazionale, si è fatto ricorso ad una ricerca nella letteratura internazionale più recente.

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