martedì, Agosto 9, 2022
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Creatività ed Innovazione: un’opportunità di crescita.

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[dropcap color=”#000000″ style=”style-1″ background=”#ffffff” ] U[/dropcap]na riduzione del 40-60% delle radiazioni, il dimezzamento cioè dell’esposizione delle radiazioni a fronte di una buona qualità delle immagini per le TAC del futuro. E’ bastata la modifica di un algoritmo da parte di due giovani ingegnere cliniche napoletane per ottenere soluzioni altamente innovative. Le giovani ricercatrici hanno, infatti, verificato la funzionalità di un sistema di riduzione delle radiazioni valutandone di conseguenza gli effetti positivi. La creatività dei giovani, come ampiamente riconosciuto, rappresenta senza ombra di dubbio la miglior opportunità di crescita per il Paese.

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In Europa ed in particolare in Germania, il Fondo speciale ERP ed i Länder offrono diversi programmi di sostegno per le start up; ed anche nel Bel Paese, le politiche di governo si muovono verso forme di sostegno per le PMI innovative. Innovazione e PMI questi i temi principali sul tavolo, ma la vera domanda è: come favorire e sostenere l’ecosistema delle start up e delle imprese innovative? Quali sono le forme nuove di tutela della proprietà intellettuale da mettere in campo?

La creatività prima e l’invenzione poi sono un processo di ricerca e sviluppo che conducono all’individuazione di una realtà nuova: sconosciuta. Prototipi, modelli, algoritmi – come nel caso delle giovani ingegnere napoletane – o talvolta una semplice idea che si configurano come una risposta originale ed inventiva ad un problema che può essere a volte piccolo o finanche piccolissimo. Sviluppo è, quindi, anche incentivare gli investimenti in creatività, ricerca ed innovazione, non senza una premialità degli sforzi compiuti dagli autori e dagli inventori. E’, infatti, in voga un nuovo paradigma operativo che individua opportunità di innovazione in tutti i procedimenti aziendali; un efficace enforcement che comincia proprio con una gestione corretta dei diritti della proprietà intellettuale. Si stanno delineando forme nuove dello sfruttamento di queste proprietà intellettuali, che superano la vision tradizionale della commercializzazione dei prodotti o servizi e che si concretizzano attraverso le licenze d’uso o per mezzo della cessione (alienazione ndR) dei singoli diritti.

Sono, però, ancora tante le criticità individuabili non solo per le Università e gli Enti di Ricerca ma soprattutto per le piccole e medie imprese italiane. Difficoltà che possono essere ricondotte principalmente ad una scarsa consapevolezza dell’importanza che assume la Conoscenza. La scarsità della conoscenza delle opportunità offerte è di certo alla base del perché le PMI utilizzano davvero in minima misura la proprietà intellettuale. A questo si uniscono costi che sono troppo elevati e che si riflettono sugli esiti incerti delle procedure che rimangono ancora eccessivamente complesse. Alla tradizionale impostazione che vedeva i diritti di proprietà intellettuale concepiti per lo più come entità separate deve necessariamente svilupparsi una nuova impostazione che concepisca i diritti delle proprietà intellettuale come entità collegate ed completamente interdipendenti.

Le trasformazioni in corso nel mondo produttivo richiedono, quindi, un cambio radicale di strategia: occorrono strumenti nuovi più flessibili ed in grado di adattarsi al contesto aperto e dinamico venutosi a creare attraverso la quarta rivoluzione industriale. Una visone nuova che può concretizzarsi solo nel passaggio verso un’impresa in grado di rilanciare proprio l’attività di protezione intellettuale. Il problema principale, quindi, delle start-up innovative è rintracciabile nei costi da sostenere nelle fasi iniziali di accelerazione e di sviluppo del prodotto. Entrare nel mercato senza un minimo di tutela non è per niente consigliabile. Per convertire gli asset intangibili in proprietà intellettuale, creando valore per l’impresa, è oggi più che mai indispensabile avviare un sistema di Innovation Plan al fine di evitare di disperdere risorse magari massimizzando proprio il valore del capitale intellettuale.

Giovanni di Trapani – Ricercatore IRISS-CNR
Prof. di Statistica Economica presso
UniPEGASO.

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