martedì, Agosto 9, 2022
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Covid, spunta la variante Xe. Ballabio (Tigem): un virus ricombinante da tenere d’occhio

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E’ targata XE e proviene dalla Gran Bretagna dove è stata avvistata sin dallo scorso gennaio, la nuova variante del Coronavirus che ha fatto accendere una nuova spia rossa ai sistemi di sorveglianza nazionali in Europa. In Italia la rete di monitoraggio e sequenziamento fa capo all’Istituto superiore di Sanità con i suoi laboratori satelliti nelle Regioni. In Campania i laboratori di riferimento sono quelli del Cotugno diretti da Luigi Atripaldi che a sua volta lavora a stretto contatto di gomito con l’istituto zooprofilattico guidato da Antonio Limone e il Tigem diretto da Andrea Ballabio.

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Xe è un virus ricombinante tra Omicron 1 e Omicron, ossia formato dall’incrocio delle sequenze di questi due ceppi che come genitori danno luogo a un figlio con caratteristiche proprie” spiega Ballabio in quest’intervista a Giornalesanita.it

Professor Ballabio la comparsa della variante XE ci deve preoccupare?
«E’ senza dubbio un motivo di attenzione per la comunità scientifica in quanto si tratta di una variante ricombinante, ossia frutto dell’incrocio causale tra alcune parti di Omicron 1 e di Omicron 2 quest’ultima diventata dominante nel nostro Paese e in tutta Europa. Diversamente da altri ceppi ricombinanti, come Xd e Xf (frutto del mix tra Delta e Omicron), che non hanno avuto grande diffusione evidentemente perché dotati di muscoli meno potenti in questo caso, per Xe, abbiamo invece un lieve miglioramento delle performance di corsa in termini di di infettività e diffusività di circa il 10 per cento. Dunque anche se le conseguenze cliniche fossero identiche a quelle di Omicron (e non lo sappiamo ancora) cresce ancora la capacità di propagazione il che significa più contagi”.
In Italia e in Campania come procede il lavoro di sorveglianza?
“Il nostro gruppo con lo Zooprofilattico e il Cotugno, che si interfaccia con l’istituto superiore di Sanità continua a lavorare anche dopo la fine dello stato di emergenza. Restiamo pertanto la Regione che fa più sequenziamenti in Italia. Con la variante Xe c’è un’ulteriore difficoltà a metterla nel mirino”.

Quale?
“I dati delle sequenze vanno sempre sulla banca dati mondiale Gisaid ma questa usa un protocollo che non è la soluzione migliore per identificare i virus ricombinanti. Per identificare le sequenze ricombinanti bisogna lavorare solo su campioni di alta qualità e dunque una parte dei tamponi viene automaticamente scartata”.

La sorveglianza andrà avanti a lungo?
“Si certo, la pandemia non è finita. Abbiamo partecipato a un bando da 10 milioni di euro per il Covid proprio nell’ambito del trasferimento di conoscenze nella diagnostica e con Zooprofilattico e Cotugno ci candidiamo a continuare questo prezioso lavoro. Se la Gran Bretagna individua sul nascere molte varianti d’interesse e preoccupazione è perché è il paese che fa più sequenziamenti in Europa”.

Come nascono questi mix tra i virus?
«Di solito ciò avviene quando un soggetto, spesso immunocompromesso, alberga una infezione sub clinica contemporaneamente causata da due ceppi virali diversi. I virus replicandosi miscelano il proprio patrimonio genetico e ne può emergere una variante figlia diversa. La comparsa di ceppi mutanti con un solo progenitore avviene invece per errori casuali e selezione naturale delle versioni più adatta alla sopravvivenza e replicazione come per tutti i viventi in natura. I ceppi ricombinanti possono essere più temibili in quanto capaci di prendere il meglio da ceppi diversi. E’ un processo che potrebbe dare luogo alla comparsa di nuove varianti pericolose e per questo strettamente monitorato. Ovviamente tutte le varianti ricombinanti o meno che abbiamo un vantaggio evolutivo nella capacità di trasmissione diventano predominanti rispetto ai progenitori. Ed è quello che sta accadendo con Xe. L’unica arma di difesa che abbiamo è potenziare i sistemi di sequenziamento per non farci cogliere di sorpresa. Di solito quando intercettiamo un fenomeno la diffusione di quel virus è già iniziata e bisogna essere pronti a confinare e isolare i portatori”.

Quali sono dunque i motivi di preoccupazione?
«Dobbiamo guardare agli altri paesi per capire. In Cina grandi città come Shangai sono tornate in Lockdown e Hong Kong sta sostenendo un’ondata pesantissima che dimostra come la stessa Omicron non sia così da sottovalutare. Abbiamo inoltre casi di reinfezioni di vaccinati e di contagiati, la comparsa di sintomi nuovi come le vertigini e la ricomparsa di sintomi vecchi che non si vedevano più, come la perdita di gusto e olfatto. Addirittura in alcuni paesi è ricomparsa Alfa la versione originaria del virus verso cui gli infettati hanno evidentemente perso in parte la copertura”.

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro?
Un progressivo adattamento del virus all’uomo, suo ospite attuale, con fasi alterne di ripresa e attenuazione che dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, nell’arco di un tempo di anni, tendere alla forma meno letale della malattia provocata dal coronavirus, ossia il raffreddore e l’infiammazione delle alta vie respiratorie, con sintomi come naso che cola, starnuti e tosse che non sono altro che strumenti, per il virus, per diffondersi meglio, mentre le polmoniti, che continueremo a vedere nelle persone fragili e malati, dovrebbero diventare sempre meno frequenti. Ciò significa che continuando a vaccinarci, continuando ad infettarci e continuando nel tempo a incontrare un virus sempre meno pernicioso si stabilirà a un certo punto un equilibrio di più pacifica convivenza. Fino a quel momento dovremo proteggere anziani e malati ed essere prudenti anche se adulti o giovani sani per evitare, ad esempio con una mascherina, di diffondere l’infezione da asintomatici”.

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