martedì, Ottobre 19, 2021
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Covid, a caccia di farmaci per una cura

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Uno screening effettuato su farmaci già approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) statunitense ha permesso di identificare composti in grado di ridurre la replicazione del virus.
Gli esperimenti sono stati condotti solo su linee cellulari e servono ulteriori studi per confermare i risultati anche in vivo.
Secondo i risultati di uno studio da poco pubblicato sulla rivista Plos Pathogens da un gruppo di ricercatori del Regno Unito, il riposizionamento di farmaci già approvati per altre indicazioni potrebbe essere molto utile per combattere al meglio la pandemia in corso. “La vaccinazione è fondamentale per contrastare la diffusione di SARS-CoV-2 e le sue conseguenze, ma nel frattempo servono farmaci in grado di supportare le terapie attualmente in uso e limitare i danni dell’infezione” spiegano gli autori, guidati da Adam Pickard e Karl Kadler dell’Università di Manchester (Regno Unito), primi nomi dello studio. “Attualmente la maggior parte della popolazione mondiale non ha ricevuto il vaccino” aggiungono.

Per cercare di identificare molecole in grado di contrastare l’infezione da SARS-CoV-2, i ricercatori hanno effettuato uno screening su 1.971composti già approvati per l’uso nell’uomo da parte dell’autorità regolatoria statunitense (FDA).

L’analisi è stata effettuata utilizzando sia linee cellulari renali di scimmia (cellule Vero) sia epatociti umani. Come spiegano gli autori, la scelta degli epatociti è stata effettuata sulla base di esperimenti che hanno mostato come queste cellule, assieme a quelle del glomerulo renale e del tubulo prossimale, fossero le più efficienti nel supportare la replicazione del virus. “Questo risultato è in linea con la proteinuria e il danno renale riportati nei pazienti con Covid-19” osservano.

Ebbene, lo screening ha permesso di identificare 35 composti in grado di bloccare o rallentare la replicazione virale se somministrati prima dell’infezione e 9 capaci di ridurla anche se somministrati dopo l’infezione.

Tra questi ultimi, particolarmente interessanti in termini pratici, sono compresi farmaci oggi approvati per indicazioni anche molto diverse: dal cancro (panobinostat e abemaciclib), alla polmonite (atovaquone), dalla tubercolosi (bedaquilina) all’ipertensione (manidipina). Presenti nell’elenco anche l’antiallergico/antistaminico ebastina e la vitamina D3.

“Ciascuno di questi farmaci potrebbe essere diretto contro target molecolari differenti tra quelli coinvolti nell’infezione e nella replicazione virale” precisano i ricercatori, che nel loro screening hanno incluso anche farmaci già valutati nel corso della pandemia come potenziale strategia terapeutica. In particolare, desametasone, lopinavir e ritonavir non rientrano nella lista di farmaci emersa dallo screening.

“I costi elevati e le tempistiche dello sviluppo di nuove molecole, rendono il riposizionamento di farmaci esistenti particolarmente interessante nel contesto della pandemia e sono a sostegno di studi che confermino nell’uomo i risultati ottenuti in vitro” concludono i ricercatori.

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