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Covid-19 e cure compromesse: l’impatto dell’epidemia sulla qualità dell’assistenza e sugli screening oncologici

Le cure infermieristiche mancate sono state definite come qualunque richiesta o bisogno del paziente che viene omesso in tutto o in parte o posticipato nel tempo (Kalisch, 2009). Sono presenti a tutti gli effetti nelle realtà sanitarie e possono causare esiti negativi sull’assistito. Tra i primi studi effettuati dal teorico Kalisch ha individuato che le principali omissioni delle cure infermieristiche riguardano la deambulazione del paziente, la puntualità della somministrazione del pasto e della terapia, la mancata verifica dell’efficacia della terapia, il mancato supporto al paziente o al caregiver, mancata educazione del paziente o del caregiver e la mancata pianificazione alla dimissione e il bilancio idrico.
Per valutare la qualità clinica all’interno delle strutture in numerose realtà italiane, si utilizza il questionario Unfinished Nursing Care Survey, validato in versione italiana nel 2020 (Palese, 2020): il questionario è composto da tre sezioni: la sezione 0 è una sezione preliminare e va a valutare il campione a cui si andrà a somministrare il questionario; la sezione A è composta da 21 items che fa riferimento alle cure mancate e la sezione B è articolata da 18 punti che fanno riferimento alle motivazioni delle cure mancate.

LE CAUSE

Le cause del fenomeno sono da ricercare nella mancanza delle risorse umane: l’entità del contingente organico è stato minato dalle numerose assenze per le quarantene e le malattie e dalla necessità di aprire e supportare le strutture per l’emergenza Covid-19: la pandemia da Covid-19, infatti, ha accentuato la problematica delle cure mancate in quanto sono state non solo riorganizzate le strutture sanitarie per gestire in percorsi differenziati i pazienti affetti da Covid-19, ma ha reso anche difficoltosa la comunicazione con i caregiver che hanno avuto la possibilità di comunicare con i loro cari solamente per via telefonica.

GLI IMPREVISTI

Altre cause ricercate sono state ritrovate negli imprevisti che sono stati indotti dalla positivizzazione dei pazienti e dal conseguente aumento dei trasferimenti determinati dalla ripartizione nelle strutture pulite, grigie e Covid-19. Queste cause appaiono correnti con l’attuale trend sia in termini di tipologia di pazienti che affluiscono all’interno delle strutture per acuti, specialmente nei dipartimenti di medicina, che con le conseguenze relative al Covid-19, che hanno incrementato le difficoltà nella gestione.
Le cure compromesse si evidenziano in special modo anche negli screening oncologici: oltre quattro milioni di inviti e due milioni e mezzo di test di screening in meno nel 2020 rispetto al 2019, che si traducono in cinque mesi di ritardo per lo screening per il tumore del collo dell’utero, in quattro mesi e mezzo per quello del cancro al seno e cinque mesi e mezzo per quello del colon-retto secondo il rapporto ufficiale dell’Osservatorio Nazionale Screening.

EFFETTO DOMINO

Questo tragico inquadramento in termini di prevenzione oncologica rischiano di creare nei prossimi mesi un effetto domino caratterizzato da un aumento di pazienti il cui tumore sarà diagnosticato troppo tardi, con la conseguenza di sottoporre gli stessi non solo a cure più intensive ma anche ad una minore probabilità di guarigione. Tali conseguenze, inevitabilmente, comporteranno un aumento dei costi socio-sanitari e perdite umane.
Occorre dal canto istituzionale effettuare dei miglioramenti di tipo organizzativo, ad esempio gestire direttamente la quantità di personale e ridurre il rapporto tra operatori e pazienti per alleggerire il carico di lavoro, allocando le risorse secondo le necessità assistenziali, ma la grossa parte collaborativa deve essere effettuata dagli utenti e solo questo può salvare la vita: prestare maggiore attenzione ai campanelli d’allarme al fine di non perdere tempo prezioso ed essenziale. Il tempo, infatti, rappresenta un alleato fondamentale per prestare attenzione ai sintomi e consultare precocemente il proprio medico di base o l’infermiere di famiglia e di comunità per richiedere gli esami più opportuni.

LA PANDEMIA

Questo tempo di pandemia Covid-19 deve essere infatti un tempo di cura per noi stessi, nel quale ciascuno può intraprendere nella vita quotidiana semplici azioni per diminuire il rischio di sviluppare tumori, tra cui le già note smettere di fumare, mantenere un peso salutare, restare attivi tutti i giorni, seguire una dieta sana, evitare lunghe esposizioni al sole e senza protezione, proteggersi sul lavoro dall’esposizione da agenti cancerogeni, limitare l’assunzione di alcolici, vaccinare i propri figli per l’epatite B da neonati e per il Papilloma Virus a 11 anni e, non meno importante, aderire ai programmi di screening che, nonostante i rallentamenti e le riprese lente dopo l’emergenza, sono tuttora attivi sul territorio e non devono essere dimenticati o posticipati, perché il migliore investimento per il futuro è la prevenzione.

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