martedì, 29 Novembre, 2022

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Coronavirus, occhio alle bufale

[dropcap color=”#000000″ style=”style-1″ background=”#ffffff” ] N[/dropcap]on poteva essere diversamente. Con la diffusione dei cosiddetti “social” si propagano bufale in quantità. Oltre all’ormai “social” del bar riservato a pochi, quello che gira sui nuovi canali raggiunge migliaia di persone.
Tra le notizie false che circolano nel web sul coronavirus la più gettonata è che il Coronavirus sarebbe stato prodotto dai cinesi e poi gli sia “scappato” di mano dai laboratori che effettivamente esistono. a Wuhan. Inserire notizie vere tra quelle false è infatti la migliore strategia.
A seguire anche la falsa notizia che il Coronavirus, sarebbe stato prodotto dai cinesi come arma da guerra: ovvero che sarebbe stato esportato in Cina da potenze nemiche.
Altra bufala da sfatare il fatto che il virus cinese si prenderebbe mangiando cibi cinesi o toccando merci prodotte in Cina. Nulla di più falso. Fantasiosa e ascrivibile alla discultura del complotto cara ai social anche l’idea che il Coronavirus sarebbe diffuso dalle case farmaceutiche per vendere il vaccino dopo che sia passato l’allarme.
Non corrisponde a verità anche il fatto che il Coronavirus infetta i cinesi che risiedono in Italia da anni per cui non bisogna avvicinarli che fa il patio con i post che allarmano sul fatto che il Coronavirus infetta le merci provenienti dalla Cina e non bisogna toccarle.
Vero è che la paura non teme la razionalità e parlare alla pancia è più facile che parlare alla testa (lo abbiamo riscontrato anche in altri settori), ma in questo modo non si risolvono i problemi. Attenersi alle indicazioni dei medici è la soluzione migliore. In generale avere sintomi paragonabili a quelli dell’influenza stagionale ma con una compromissione espiratoria che può evolvere in polmonite e l’aver effettuato un viaggio in Cina o rientrare dalla zone epidemica sono i due fattori da tenere presente l’ipotesi di un contagio di confermare con un test specifico ormai effettuabile in quasi tutti i centri per le malattie infettive di tutte le regioni. Tutti i campioni biologici su tampone devono poi passare il vaglio dell’Istituto superiore di Sanità.
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