sabato, Gennaio 22, 2022
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Corcione, Monaldi: Omicron, niente allarmi ma molta prudenza

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Antonio Corcione, direttore del dipartimento di Anestesia e rianimazione dell’Azienda dei colli di Napoli (Cotugno-Monaldi-Cto) in prima linea nella lotta alla pandemia ci parla della nuova variante Omicron

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Che caratteristiche cliniche ha la malattia provocata da Omicron?
“Non è stato ancora ben chiarito. Bisogna aspettare i prossimi mesi. Potrebbe provocare una malattia del tutto identica a quella dei virus che lo ha preceduto e rendersi solo più contagioso ma potrebbe anche attenuare la malattia che suscita mostrando un adattamento all’uomo. Tutti i virus, essendo parassiti delle cellule, si adattano progressivamente all’organismo che lo ospita cercando di riprodursi il più possibile. Potrebbe dunque anche provocare una malattia più blanda e leggera, come un’influenza o un raffreddore. nell’incertezza l’unica cosa da fare è continuare a proteggersi con il vaccino e le mascherine”.

Se Omicron si rivelasse più pericoloso e se aggirasse la protezione dei vaccini che si fa?
“Questo sarà chiaro solo nei prossimi mesi. In quel caso, grazie alle tecniche di allestimento dei vaccini si procederebbe in poche settimane a un aggiornamento dello stampo su cui i vaccini stessi sono stati modellati, utilizzando il nuovo virus Omicron. In tale mutato scenario nella auspicata ipotesi di una progressiva convivenza pacifica col virus si controllerebbe la pandemia con l’aggiornamento periodico del vaccino come si fa ogni anno per l’influenza”.

Sars-Cov-2 potrebbe diventerà più letale?
“E’ una ipotesi remota ma in generale le forme maggiormente letali dei Coronavirus, come accaduto con la prima Sars nel 2003 e la Mers sono abortive e di autoestinguono. Questi virus sono un fuoco di paglia che si spegne da solo in poco tempo. Più temibili sono invece i roghi estesi a bassa intensità come quelli provocati da Sars-Cov-2 diventato pandemico tanto da essere stato capace di distruggere molte più vite. L’ideale sarebbe ottenere che il Covid diventi “endemico” ossia causa di piccoli focolai tendenti all’autoespegnimento o soggetti al controllo dei pompieri-vaccini.

La terza dose, perché è necessaria?
Bisogna smettere di parlare di terza o quarta dose: c’è un ciclo vaccinale di base, fatto di 2 dosi, e poi ci sono dosi di richiamo. Per il momento facciamo la terza e verifichiamo quanto dura la protezione. In questo momento la regola della vaccinazione vale ancora di più, dobbiamo togliere spazio al virus per proteggerci contro le varianti che emergono”-

Quanto durerà la protezione?
“Lo vedremo col tempo. Anche le la meningite B si fanno tre richiami nel primo anno di vita e un quarto al 13esimo mese di vita. Facciamo la terza e verifichiamo quanto dura la protezione. Se gli anticorpi caleranno prendiamo in considerazione una dose di richiamo ulteriore e quando sarà si valuterà se sarà opportuno farla con vaccini aggiornati e misurati sulle nuove varianti. Poi credo che andremo a una convivenza con questo virus e ci vaccineremo tutti gli anni come succede per l’influenza. In Gran Bretagna la terza dose verrà somministrata a 3 mesi dalla seconda. Ma ritengo che l’intervallo di 5 mesi sia un equilibrio giusto”

Quando capiremo se la Omicron ci minaccia?
“Per capire che natura abbia la variante Omicron dovremo aspettare un mese. Di certo è molto contagiosa e pertanto tende a soppiantare la Delta in una competizione vince sempre il più veloce. In Sudafrica è passata dall’1% al 30% dei casi in meno di quindici giorni quindi è molto preoccupante inoltre se la Delta rispetto alla inglese Alpha ha 4 mutazione sulla proteina Alfa del virus questa ne ha 14 nello stesso sito di legame con i recettori Ace cellulari. In più assomma in tutto 32 mutazioni in altri siti chiavi che nella versione sud africana Beta e Sud americana Gamma conferiscono a questi ceppi la capacità di aggirare la barriera del vaccino. Questo spiega la preoccupazione. La variante Delta ha impiegato circa un mese per diventare dominante. Tuttavia i tamponi finora svlupati sono ancora validi. Anzi i tamponi tradizionali che individuano quattro geni della Delta, mancandone uno ci dicono subito se si tratta o meno della Delta. Dunque se funziona il test dovrebbe funzionare anche il vaccino
Inoltre dal Sudafrica arrivano informazioni su quadri clinici non drammatici che se lì la stragrande maggioranza della popolazione ha meno di 25 anni”.

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