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Mutamenti climatici, COP27. Uomo, ambiente, animali: una sola Salute

In occasione della più importante manifestazione dedicata al clima, COP27,conclusa a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dall’8 al 18 novembre, Amref presenta un documento con l’obiettivo di contribuire alla diffusione di una nuova coscienza: quella di una Salute Unica, per lo sviluppo globale.

In occasione della più importante manifestazione dedicata al clima, COP27, che si è conclusa a Sharm el-Sheikh, in Egitto, Amref ha presentato un documento con l’obiettivo di contribuire alla diffusione di una nuova coscienza: quella di una Salute Unica, per lo sviluppo globale. A firmare il documento l’esperta di salute pubblica Micol Fascendini.

Amref Health (African Medical and Research Foundation) è un’organizzazione non governativa internazionale fondata nel 1957 e tutt’oggi attiva che si propone di migliorare la salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo delle comunità locali. Il servizio più celebre fra quelli realizzati da Amref è quello dei Flying Doctors, personale medico aerotrasportato che porta la propria assistenza nelle zone più remote e inaccessibili dell’Africa. La divisione italiana, Amref Italia, è stata fondata nel 1987. Ipsos, Leader mondiale nelle ricerche di mercato, ha realizzato per Amref un sondaggio sulla consapevolezza nell’opinione pubblica del legame tra salute ed ambiente. Una relazione così stretta questa, che non può essere più negata, a fronte di sfide e minacce di portata globale. La relazione è quella tra la salute dell’uomo, dell’ambiente e degli animali, che ha prodotto un nuovo approccio: One Health (la Salute Unica) citato anche nell’ambito del PNRR.

Per molti anni, le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e di riduzione delle emissioni sono state in gran parte guidate da politiche governative imposte dall’alto e da logiche di mercato. Ma se le questioni sociali ed economiche rimangano cruciali, altrettanto cruciale è l’impatto dei cambiamenti climatici su ogni aspetto della vita: dalla sicurezza alimentare all’accesso all’acqua, dai rischi per la salute alle sfide economiche. I cambiamenti climatici minacciano il benessere individuale, aumentano le disuguaglianze di genere, penalizzano le minoranze etniche e le popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito, impedendo a questi gruppi di avere una voce e un ruolo nei tavoli decisionali.

Le problematiche da affrontare:

Minacce e sfide. La crescita demografica, la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico e l’insorgenza di nuove malattie infettive sono solo alcune delle minacce che mettono a rischio la salute e la sopravvivenza dell’uomo, degli animali domestici e selvatici, dell’ambiente e degli ecosistemi. Si stima che il 60% delle malattie infettive emergenti siano trasmesse tra animali e uomini; di queste il 72% ha origine da animali selvatici. Come non pensare al COVID-19 – descritto come una ‘malattia infettiva emergente di probabile origine animale – o a Ebola, SARS e l’influenza Aviaria.

Salute e Clima. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) il cambiamento climatico è la più grande minaccia per la salute dell’umanità. Si stima che nel 2030-2050, tale fenomeno porterà a circa 250,000 morti in più ogni anno, soprattutto a causa di malnutrizione, malaria, diarrea ed esposizione a ondate di calore. La distribuzione e trasmissione della malaria, per esempio, potrebbe aumentare nelle aree endemiche, riemergere in regioni dove era stata eliminata. L’Africa è uno dei continenti più colpiti dal cambiamento climatico, sebbene contribuisca solo al 2-3% delle emissioni di gas serra.

Salute e cibo. Altra sfida globale è assicurare cibo sufficiente, nutriente e sicuro a tutta la popolazione mondiale, dove attualmente circa 800 milioni soffrono la fame. Condizione peggiorata (+150milioni) dall’inizio della pandemia. L’Africa continua ad essere la regione più colpita dalla crisi alimentare. Con la popolazione mondiale in continua crescita, si genera una sempre maggiore richiesta di cibo alla quale in molte parti del mondo non si riesce a far fronte, mentre in altre si assiste ad un aumento dello spreco alimentare. Il costante aumento della domanda favorisce il circolo vizioso che vede l’aumento della produzione dei sistemi alimentari (responsabili del 20% delle emissioni di gas serra e consumo del 70% di acqua dolce), la deforestazione alla ricerca di nuove aree di pascolo, l’allentamento dei confini tra area umana e la zona della fauna selvatica con possibile insorgenza e trasmissione di nuove patologie.

Approccio One Health. I complessi problemi odierni, sanitari, sociali, ambientali, richiedono una risposta unica ed integrata, che la One Health può dare, lavorando sinergicamente sulla salute globale e lo sviluppo sostenibile. All’inizio era la One Medicine e fu l’Africa ad ispirare tale approccio. Nel 1969 in Sud Sudan, Calvin Schwabee propose di considerare la medicina umana e veterinaria come entità unica, dopo anni di lavoro nelle comunità pastorali, dove era forte l’interdipendenza uomo-animale. Nel 2010 arrivò un fondamentale segnale politico: il riconoscimento della One Health da parte di FAO, OMS e WOAH (World Organization for animal health). Nel Rapporto Speciale su Clima e Salute alla COP26 (2021), l’OMS ha suggerito di adottare la One Health per proteggere e ripristinare la natura quale fondamento della salute.

Una coscienza civile sulla Salute Unica.Per troppo tempo abbiamo considerato la salute umana al di sopra di tutto. Virus, pandemie e cambiamento climatico hanno acceso i riflettori sul rapporto tra uomo, ambiente e animale. Rapporto che non possiamo più ignorare e che deve cambiare il nostro modo di pensare alla salute. La scienza, gli esperti, lo stanno dicendo da tempo, ma abbiamo bisogno che anche la società civile faccia propria l’idea di una Salute Unica e si mobiliti” afferma Guglielmo Micucci Direttore di Amref Health Africa-Italia. “In merito alla Salute Unica, continua Micucci, stiamo cogliendo insegnamenti anche nel piccolo, dal lavoro sul campo, quando vediamo operare le unità mobili One Health, con veterinari, nutrizionisti ed esperti di ambiente, nelle comunità agro-pastorali colpite dalla siccità. Ancora una volta, dall’Africa può arrivare l’esempio e la spinta ad una consapevolezza condivisa sulla Salute Unica”.

Esempi concreti in Africa. A North Horr, nel nord del Kenya, area pastorale abitata da 85,000 persone, le comunità locali di pastori nomadi dipendono interamente dal proprio bestiame, che garantisce loro cibo, reddito e sopravvivenza. I pastori si muovono sul terreno alla ricerca di pascolo e acqua. Ed è qui che entrano in gioco le unità mobili One Health , veicoli adeguatamente equipaggiati con attrezzature sanitarie e veterinarie di base, farmaci e forniture, che si spostano lungo le rotte della transumanza dei pastori – pronte a fornire formazione ed educazione, cure e vaccinazioni per animali e uomini. Amref, attraverso il progetto Heal opera, con l’approccio One Health, in diversi Paesi del Corno d’Africa.

L’Impegno economico

100 milioni di dollari in cinque anni per sostenere la crescita e il rafforzamento del personale sanitario nel continente africano. Questo l’impegno economico annunciato per costruire una squadra di professionisti sanitari, solida nelle competenze e adeguata nel numero, in grado di rispondere alle necessità di salute del continente africano. È necessario fare tesoro delle lezioni apprese dal Covid-19 e da altre epidemie che hanno colpito il continente africano, per dare priorità ai cinque pilastri del nuovo ordine sanitario pubblico.

Affrontare la carenza di personale sanitario è fondamentale per essere pronti per future pandemie, è inoltre necessario che i nostri sistemi sanitari siano in grado di adeguarsi tempestivamente alle nuove necessità di salute. In Africa infatti, si registra il 25% del carico mondiale di malattie, ma il continente ha in forza solo il 3% degli operatori sanitari, ciò causa un grave impatto su centinaia di milioni di persone.
L’altro asset è il rafforzamento delle competenze: sarà garantito il sostegno all’istruzione e alla formazione di alta qualità per una serie di professionisti, dai medici specializzati agli infermieri, dagli operatori sanitari di comunità agli epidemiologi sul campo. La strategia inoltre, intende promuovere l’equità di genere e garantirà il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro delle donne.

All’interno del piano è previsto anche un potenziamento della formazione e della ricerca svolte dall’Amref International University (AmIU) – istituto di istruzione superiore accreditato a Nairobi, in Kenya, creato e gestito da Amref Health Africa. In particolare, si potenzierà la formazione e la ricerca in materia di politica, regolamentazione e legislazione sanitaria, per sostenere e far crescere i futuri leader africani dell’assistenza sanitaria primaria.

Questo impegno comprende una borsa di studio AmIU per un diploma in infermieristica e ostetricia, rivolto a ragazze delle zone più remote. “Affinché la copertura sanitaria sia davvero universale, è necessario un passaggio da sistemi sanitari progettati intorno alle malattie e alle istituzioni, a quelli progettati per le persone e con le persone”, ha dichiarato Githinji Gitahi, CEO di Amref Health Africa. Senza questo passaggio, i sistemi sanitari diventeranno sempre più frammentati, inefficienti e insostenibili.

La Ricerca

Si sta assistendo ad una progressiva perdita dei vantaggi accumulati negli ultimi decenni in termini di aspettativa di vita in tutto il mondo. Le ondate di caldo senza precedenti e la diffusione di malattie infettive che trovano condizioni più favorevoli per la crisi climatica sono una grave minaccia per la salute della popolazione europea. Un onere destinato ad aumentare se non saranno intraprese misure di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Sono queste le conclusioni di due studi discussi in parallelo alla Cop 27 di Sharm El-Sheikh. Il rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (European Environment Agency) sottolinea come i piani d’azione di contenimento delle ondate di calore – il verde urbano, una migliore progettazione degli edifici, l’adeguamento degli orari di lavoro – possano contribuire a proteggere meglio i gruppi più vulnerabili della società. Anche perché le nuove condizioni climatiche stanno diventando più adatte alla trasmissione di malattie infettive sensibili al clima come la malaria, la dengue o la febbre del Nilo occidentale: il rischio di trasmissione si espande all’Europa. Particolarmente minacciate da queste malattie sono le persone che lavorano nell’agricoltura, nella silvicoltura e nei servizi di emergenza; anziani, bambini piccoli e persone con un sistema immunitario compromesso possono subire conseguenze le conseguenze più gravi.

Sulla stessa lunghezza d’onda il rapporto 2022 di Meridiano Sanità, il think tank dedicato alla salute di The European House – Ambrosetti, presentato a Roma nei giorni scorsi. Al centro dell’attenzione c’è la pandemia, l’evento più eclatante della perdita di equilibrio fra uomo e ambiente. Ma altre insidie non sono di minor conto. “La resistenza dei batteri agli antibiotici, si legge nel rapporto, rappresenta una delle principali sfide di sanità pubblica a livello globale”. Il fenomeno viene descritto come “l’epidemia silenziosa”, anche perché fra gli effetti del riscaldamento del pianeta c’è “l’aumento dei casi di infezioni, dovuto a condizioni ambientali alterate che favoriscono la replica dei vettori di trasmissione”. Tanto che “negli ultimi anni il numero di infezioni trasmesse dagli animali agli uomini è quasi triplicato”.

E anche se dal 1990 l’aspettativa di vita globale è aumentata di oltre 7 anni e si è ridotto il tasso di mortalità infantile nei primi 5 anni di vita, “questo guadagno è stato accompagnato da uno sfruttamento delle risorse del pianeta senza precedenti. Il consumo di acqua e di energia, l’uso di fertilizzanti, le emissioni di anidride carbonica, l’acidificazione degli oceani, la deforestazione e la perdita di biodiversità sono tutti processi che hanno subito un’accelerazione insostenibile, causando un progressivo degrado dei sistemi ecologici che oggi minaccia di invertire i risultati raggiunti nel corso dell’ultimo secolo”.

I dati dell’ultimo Rapporto pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu, evidenziano la presenza di impatti più gravi del previsto già nel breve periodo, con ricadute future preoccupanti in termini di riduzione delle risorse idriche disponibili, maggiori rischi di estinzione per molte specie terrestri e aumento delle iniquità sociali ed economiche. L’Ipcc stima che, solo nel prossimo decennio, il cambiamento climatico spingerà fino a 132 milioni di persone in più nella povertà estrema.

La concomitanza di pericoli multipli potrebbe aggravare ulteriormente questi rischi: nelle regioni tropicali, ad esempio, il caldo e la siccità causano contemporaneamente maggiori perdite nei raccolti agricoli, aumento della mortalità legata alle alte temperature e riduzione della produttività. Insieme questi fattori determinano un abbassamento dei redditi delle famiglie e un aumento del prezzo del cibo, una combinazione che mette a rischio la sicurezza alimentare e acuisce la malnutrizione.

Non va inoltre trascurato uno degli effetti legati ai cambiamenti climatici, già in atto da diversi anni e previsto in costante aumento nel prossimo futuro: l’aumento delle migrazioni delle popolazioni più vulnerabili, principalmente a causa di un accesso limitato a risorse come acqua e terra e di una maggiore frequenza di disastri naturali. Stando alle ultime stime della Banca Mondiale, i migranti climatici potrebbero passare dai circa 60 milioni del 2020 ai 216 milioni entro il 2050 (una crescita superiore al 200%).
Il benessere dell’uomo pertanto non può prescindere dalle condizioni della Terra ed esiste pari dignità fra malattie umane, animali e terrestri.

La risposta dell’Africa alla pandemia ha dimostrato che una buona leadership, politiche e linee guida solide e una popolazione impegnata possono portare il continente verso un mondo più sicuro e verso la copertura sanitaria universale. Ciò richiede un completo ripensamento dei programmi di formazione del personale sanitario, prediligendo un approccio più integrato, che promuova la salute attraverso l’informazione e la prevenzione. La salute delle comunità infatti, è fondamentale per qualsiasi soluzione efficace alla crisi climatica. Quando gli individui vivono meglio, sono maggiormente in grado di partecipare come membri a pieno titolo delle loro comunità, compresa la partecipazione al processo di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. È allora fondamentale garantire che i servizi sanitari rimangano accessibili, anche quando le conseguenze dei cambiamenti climatici rischiano di impedire alle comunità di riuscire a beneficiarne o rendono ancora più grave la sicurezza personale, già a rischio a causa dei conflitti o rendono ancora più grave la scarsità di acqua e cibo.

Le grandi sfide richiedono soluzioni innovative, e una sfida così complessa qual’è quella climatica richiede soluzioni altrettanto innovative e interconnesse per costruire un futuro più resistente al clima. Le risposte corrette sono quelle che considerano la cultura, la geografia, l’industria e le strutture politiche locali.
Il nostro futuro, anche quello climatico, deve essere un futuro in cui la salute e il benessere di tutti siano garantiti.

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