giovedì, Agosto 11, 2022
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Incredibile scoperta: cervelli di maiale riattivati dopo la morte

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[dropcap color=”#000000″ style=”style-1″ background=”#ffffff” ] U[/dropcap]n’incredibile scoperta, alla quale Nature dedica la copertina, arriva dall’ Università di Yale, dove il risultato di un esperimento condotto su 32 cervelli di maiale ottenuti da macelli ha permesso di ripristinarne la Circolazione del sangue e funzioni cellulari ore dopo la morte, ma non l’attività elettrica associata alla coscienza.

L’esperimento

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Alla ricerca, i cui primi autori sono Zvonimir Vrselja e Stefano G. Daniele, ha collaborato l’italiana Francesca Talpo, che lavora fra Yale e Università di Pavia,sotto la guida di Nedan Sestan
Il risultato è stato ottenuto attraverso uno strumento chiamato BrainEx, progettato e finanziato nell’ambito della Brain Initiative promossa dagli statunitensi National Institutes of Health (Nih). Il dispositivo si basa su un sistema che, a temperatura ambiente, pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive, stabilizzanti e agenti di contrasto. Immersi nel dispositivo, che in sei ore ha ripristinato l’irrorazione in tutti i vasi sanguigni, i cervelli hanno mostrato sia la riduzione della morte cellulare, sia il ripristino di alcune funzioni cellulari,
compresa la formazione di connessioni tra i neuroni (sinapsi).
“Un modo completamente nuovo di studiare il cervello dopo la morte”
In altre parole lo studio ha dimostrato che il cervello di un grande mammifero, come il maiale (animale molto simile all’uomo) conserva la capacità, finora ritenuta impossibile, di riacquisire la funzione di alcune cellule e la circolazione sanguigna anche a ore di distanza da un arresto circolatorio.

La loro attività elettrica, invece, misurata con l’elettroencefalogramma, dava un’onda cerebrale piatta simile a quella emessa da un cervello in stato di coma, anche se le cellule nervose erano sane e attive. Non è chiaro se tempi di perfusione più lunghi potranno ripristinare completamente l’attività cerebrale: per verificarlo saranno necessari ulteriori esperimenti.
È stato invece dimostrato che mantenere l’irrorazione sanguigna e la vitalità di alcune cellule può aiutare a conservare gli organi più lungo. Nel caso del cervello umano, per esempio, ritarderebbe il processo di degradazione che distrugge le cellule e permetterebbe ricerche oggi impossibili perché le attuali tecniche di conservazione richiedono processi, come il congelamento, che alterano la struttura cellula in modo irreparabile.
Per Sestan, in futuro la stessa tecnologia “potrebbe essere utilizzata per terapie contro i danni provocati dall’ictus”.

La nuova tecnica “potrebbe portare a un modo completamente nuovo di studiare il cervello dopo la morte”, ha rilevato Andrea Beckel-Mitchener, della Brain Initiative. “La nuova tecnologia – ha proseguito riferendosi al dispositivo BrainEx – ci apre nuove opportunità per esaminare cellule complesse, circuiti e funzioni che si perdono quando il tessuto cerebrale è conservato in modo tradizionale. Potrebbe inoltre aiutare a sviluppare nuove tecniche di intervento per recuperare il cervello dopo l’interruzione dell’irrorazione sanguigna, come accade durante un attacco di cuore”. Alla luce di tutte queste considerazioni il progetto BrainEx ha trovato il pieno consenso dei bioeticisti americani: “Come ricercatori in biomedicina abbiamo l’imperativo etico di utilizzare gli strumenti più potenti sviluppati nell’ambito della Brain Initiative per aiutare a rivelare i misteri dei danni cerebrali e delle malattie neurologiche”, ha osservato Christine Grady, del dipartimento di Bioetica del Centro Clinico dei Nih.
Probabilmente, questi studi possono aiutare, in futuro, a capire meglio come conservare gli organi per i trapianti, a studiare nuove terapie per riparare danni da malattie come l’ictus, l’Alzheimer o il Parkinson, a trovare nuovi metodi per combattere i tumori cerebrali e, infine, a ragionare sulla definizione di coscienza e di vivente.

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