venerdì, Gennaio 21, 2022
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Campania: l’onda Omicron, i contagi e la carenza di personale. La tempesta perfetta sulla Sanità: Ordini delle professioni in campo

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E’ una “tempesta perfetta” quella che si sta abbattendo sul servizio sanitario della Campania: da un lato c’è l’ondata della variante Omicron, con gli ospedali pieni e la riconversioni di posti letto in fieri. Tutta la rete dedicata alle cure dei pazienti affetti da Coronavirus è sotto stress e poco conta che il 70 per cento dei ricoveri è appannaggio dei non vaccinati e il 95% in rianimazione. Su questo versante si registra lo stop deciso dalla Regione per tutti i ricoveri medici e chirurgici non urgenti e per le prestazioni ambulatoriali ospedaliere che non rispondono a codici di urgenza facendo salve solo le prestazioni agli oncologici e i pronto soccorso nell’ambito delle reti tempo dipendenti.

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Questa nuova variante del virus, come è noto, che per ora si sovrappone alla Delta ben più temibile, dalla sua ha la elevatissima contagiosità sebbene sia poi meno patogenetica. Un combinato disposto che sia sul versante ospedaliero sia su quello dell’assistenza territoriale mette in ginocchio il sistema sanitario per i numeri che produce e fatalmente conduce a un completo esaurimento della capacità di riposta. I medici di famiglia e i pediatri di base devono infatti badare a decine di pazienti i quali lamentano sintomi influenzali che comportano tamponi, prescrizioni, telefonate, accessi domiciliari, inserimento dei positivi in piattaforma, lo sblocco dopo la quarantena senza contare le vaccinazioni, le visite allo studio. Si salvano solo i distretti per ora tuttavia massimamente impegnati per le vaccinazioni. Anche i centri accreditati sono da questo gennaio sottoposti a limiti di spesa per singola struttura e dunque il budget, a macchia di leopardo, nella specialistica ambulatoriale andrà esaurendosi già a metà di ogni mese per tutti.

Il default dei ricoveri vede la Regione alle prese con le sue contraddizioni quando da un lato rivendica (sul filo di lana e con qualche percentuale che non torna) il risultato di non essere passati in zona gialla mentre intanto blocca la riapertura delle scuole primarie, elementari e medie e tutte le attività di ricovero e ambulatoriali non urgenti negli ospedali. Un grande caos alimentato dalle carenze di personale a cui si aggiunge il 20 % circa del personale sanitario (medici, infermieri e tecnici) assente dalle corsie in quanto contagiati. Su quest’ultimo fronte arriva la puntuale denuncia dell’Ordine dei medici di Napoli e provincia (il presidente Bruno Zuccarelli si è spinto a dire “non costringeteci ad applicare il codice nero”, ossia a scegliere chi curare in base alla gravità. In campo anche l’Ordine delle professioni infermieristiche che per voce di Aniello Languisse vicepresidente Opi Napoli ha puntato anch’esso il dito sulle carenze di personale sanitario in isolamento o in quarantena: “Chi resta in servizio – avverte – è costretto a prestare doppi turni in tuta e mascherina. Un lavoro massacrante, che comporta la rinuncia a ferie e permessi”.

Il Covid ha un effetto domino tutte le rete assistenziale e pone grosse difficoltà sul territorio. Queste sono puntualmente segnalate da Franco Ascolese, vertice dell’Ordine delle professioni sanitarie dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e prevenzione: “Occorre lavorare a spron battuto per colmare i vuoti di organico di Asl e ospedali. La legge di Bilancio offre una buona occasione liberando nuovi fondi per rispondere ai reali fabbisogni. C’è poi lo strumento dello scorrimento delle graduatorie, della stabilizzazione del personale precario. Non possiamo più vedere le aziende sanitarie bandire avvisi pubblici a tempo determinato che aggiungo o precarietà a precarietà senza mai risolvere alla radice il problema. In prospettiva c’è una riforma epocale dei servizi sanitari del territorio con i fondi del Pnrr e la misura 6. Abbiamo sempre offerto la nostra disponibilità a fornire un aiuto nella programmazione ma ci troviamo sempre a inserire e mai a pianificare. Non ci interessa essere eroi ma migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei professionisti nostri associati. C’è bisogno di ricambi e di riposo per gestire con qualità i turni di lavoro”.

LA LEGGE DI BILANCIO
E in effetti Le disposizioni legislative in materia di sanità contenute nella legge di bilancio 2022 del 30 dicembre scorso aprono la strada a 48 mila assunzioni in tutta Italia. La norma stabilisce che gli Enti e le Aziende del Servizio Sanitario Regionale, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di personale, possano assumere a tempo indeterminato il personale del ruolo sanitario e gli operatori socio-sanitari, compresi quelli non più in servizio che hanno avuto un rapporto di lavoro a tempo determinato, che abbiano maturato al 30 giugno 2022 almeno 18 mesi di servizio anche non continuativo, di cui almeno sei mesi nel periodo intercorrente tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022, secondo criteri di priorità definiti in ciascuna Regione.
«È una opportunità straordinaria – sottolinea il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica Lorenzo Mediciper avviare finalmente il percorso utile alle assunzioni nel settore, coprendo almeno in parte gli spaventosi vuoti tuttora esistenti negli organici delle Asl e delle aziende ospedaliere.» In una lettera inviata al governatore della Campania de Luca, la Cisl FP chiede un urgente incontro con le organizzazioni sindacali di categoria per definire i criteri di priorità propedeutici alla attivazione dei percorsi di stabilizzazione del personale, ed al tempo stesso sollecita di pervenire ad una rapida ricognizione di tutto il personale che ha maturato i requisiti richiesti dal comma 268 della legge. «La novità importante – aggiunge Medici – sta nel fatto che la norma, con il comma 269, introduce elementi in materia di spesa del personale, aumentando del 10% il fondo sanitario regionale nei confronti dell’esercizio precedente, e un ulteriore 5% nel caso in cui nella singola regione emergano ulteriori fabbisogni di personale rispetto alle facoltà assunzionali consentite. Come succede da noi in Campania. Per questo – conclude il leader della categoria – diffidiamo l’istituzione locale a fare presto e subito per scongiurare i ritardi che troppo spesso siamo stati costretti a registrare, atteso che tale incremento dal 2022 è subordinato all’adozione da parte delle Regioni entro 180 giorni di una metodologia per la determinazione del fabbisogno degli Enti del Servizio Sanitario».

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