domenica, Dicembre 5, 2021
No menu items!

Antibiotico resistenza: un’emergenza sanitaria

I più letti
Antonella Grimaldi
Antonella Grimaldi è laureata in Tecniche di Radiologia Medica dal 2017, e nel 2020 ha conseguito il titolo Magistrale presso l'Università Federico II. Dal 2015 è iscritta all'Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Attualmente, è impiegata presso l'UO di Radiologia dell'Ospedale di Sorrento, e continua ad occuparsi di copywriting e comunicazione, soprattutto in ambito sociale e sanitario.

L’emergenza sanitaria pandemica e il conseguente rallentamento delle pratiche assistenziali, di diagnosi, cura e prevenzione, non ha rallentato quella che l’OMS definisce “una delle dieci più gravi minacce alla salute pubblica”. Da tempo la comunità scientifica è impegnata nella lotta all’antibiotico resistenza, processo di difficile eradicazione, che si sviluppa soprattutto tra le corsie nosocomiali. La scoperta di proprietà battericida di alcune muffe, tra fine ‘800 e primi anni del ‘900, ha permesso alla medicina moderna di compiere passi da gigante.

- Pubblicità -

Nell’era pre-antibiotica, procedure delicate e salva vita, come i trapianti di organi, la chemioterapia, o banalmente procedure chirurgiche, erano semplicemente impensabili, visto il concreto e ricorrente rischio di morte per semplice infezioni. Poi, la svolta, la scoperta della penicillina e lo sviluppo di un intera categoria di farmaci, in grado, da soli, di ridurre drasticamente il rischio di morte per infezione.
Gli antibiotici si classificano tra i principali strumenti della medicina moderna nella cura delle malattie infettive, e costituiscono la categoria di farmaci più utilizzata in Italia. Infatti, nel corso del 2019, sono stati circa 4 cittadini su 10 a ricevere una prescrizione per l’assunzione di questi farmaci.

Lo scopo degli antibiotici è quello di contrastare le malattie causate dai batteri, distruggendo la parete e la membrana cellulare di questi ultimi e inibendo la loro replicazione, con la compromissione dell’apparato proteico che ne gestisce il codice genetico. Questi farmaci possono essere assunti solo dietro prescrizione medica, ed è la posologia, ovvero come questi farmaci debbano essere assunti, ad avere un ruolo fondamentale. È molto importante, infatti, che il consumo degli antibiotici sia adeguato, poiché il loro abuso accelera il processo di antibiotico resistenza.

Che cos’è l’antibiotico-resistenza?
L’antibiotico-resistenza è la capacità di un batterio di resistere ad un determinato antibiotico. Si parla di resistenza intrinseca quando i batteri sono naturalmente resistenti ad essi, mentre si parla di resistenza acquisita, nel caso in cui dei batteri di norma sensibili agli antibiotici diventano resistenti in seguito a modificazioni genetiche.

Il problema dell’antibiotico-resistenza
È proprio la resistenza acquisita a rappresentare un concreto pericolo per la salute pubblica, rendendo l’antibiotico resistenza un problema di difficile risoluzione: tanto più aumenta la resistenza di un batterio al suo farmaco antagonista, tanto più è difficile curare l’infezione che questo determina.
Sempre più spesso, infatti, farmaci non più efficaci contro un determinato batterio, devono essere sostituiti con antibiotici più forti.
È proprio l’utilizzo eccessivo, non controllato e talvolta inutile di questi farmaci, anche in campo zootecnico e in agricoltura, a favorire la diffusione di ceppi di batteri resistenti.
Di anno in anno, senza un’adeguata informazione dei cittadini, la situazione è destinata a peggiorare: si potrebbe arrivare al punto di essere impossibilitati a curare anche banali infezioni, rendendole mortali.

Il rapporto dell’ISS
Come emerge dal rapporto Ar-Iss sulla sorveglianza nazionale dell’antibiotico- resistenza, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), la situazione in Italia nel 2020 deve destare preoccupazione.
Le percentuali di resistenza degli 8 patogeni analizzati (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis e Enterococcus faecium tra i batteri Gram-positivi; Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species tra i batteri Gram-negativi) sono ancora molto alte, nonostante ci sia stata una riduzione di consumo degli antibiotici, dettata dalla pandemia.
Pochi sono i patogeni che hanno avuto un calo nella percentuale di resistenza, tra i gram-negativi è il caso dell’Escherichia Coli con un calo del 26,4% rispetto al 2019; mentre tra i gram-positivi l’Enterococcus faecium è meno resistente alla gentamicina e streptomicina (da 74,1% nel 2017 al 68,3% nel 2020), tuttavia la resistenza all’ampicillina, nel 2020, ha superato il 90%.
È ancora una volta la comunità dei professionisti sanitari a doversi assumere il compito di difendere la salute pubblica, tramite l’informazione per pazienti e cittadini, incrementando sensibilmente strategie che possano impedire la diffusione di ceppi batterici resistenti ai farmaci.

Commenti da Facebook
- Pubblicità -
- Pubblicità -
Ultime notizie

Vaccini ai bambini, si parte a metà dicembre

Vaccinazioni ai bambini da 5 a 11 anni: dopo il via libera dell'Aifa sono fissate per il 13 dicembre...
- Pubblicità -

Articoli correlati

- Pubblicità -